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IL DRAMMA DELL’ULTIMO VIRGILIO di Sandro De Fazi

Virgiliodi LUIGI PASCARELLA

Ho avuto occasione di recarmi alla presentazione del libro Il dramma dell’ultimo Virgilio del prof. Sandro De Fazi, incuriosito dall’argomento e dal docente, commissario esterno d’italiano e latino nella commissione agli esami di maturità della mia classe.

Io ed altri compagni volevamo avere modo di conoscere meglio il professore e siamo andati alla libreria Feltrinelli per sentirlo parlare, spinti anche dall’interesse nei confronti di un argomento che ci aveva incuriositi già a scuola e sul quale potevamo ricevere qualche notizia in più grazie al libro del professore. Inoltre volevamo anche conoscere un po’ di più di lui, poiché lo avevamo solo visto passare tra i banchi sereno e severo il giorno della prova scritta… ma poi ci avrebbe interrogato agli orali!!

Ho conosciuto così uno studioso che, oltre a fare il docente di liceo, collabora con l’Università, ha pubblicato libri e scrive, su giornali e riviste specializzate, di letteratura, di filosofia e sociologia.

Alla presentazione il professore raccontava del suo lavoro su Virgilio, nato da riflessioni fatte nella sua classe, approfondite per la pubblicazione da un ampio corredo di riferimenti filologici, storici e filosofici.

Nel libro, che poi ho letto, l’autore pone, a partire da Virgilio, domande sul rapporto tra autore e opera, e tra lettore e autore, che si incontrano oltre il tempo e la storia.

Ho pensato a Seneca, poi a Machiavelli, alla lettera al Vettori: chi studia e lascia traccia dei suoi studi, entra in un tempo assoluto in cui dialoga col passato e col futuro.

Virgilio ha certamente dialogato con la cultura greca e Omero; tanti, dopo, da Lucano a Stazio, da Dante a Leopardi e a Montale, lo hanno letto, imitato, contaminato, citato.

L’età augustea si sentiva interprete ed erede del mondo greco, il principato moderava le lotte intestine e le tensioni del passato, senza risolverle e avviandosi sempre più verso l’assolutismo arbitrario, dopo la morte di Mecenate. Attraverso Virgilio, De Fazi propone una lettura degli ultimi anni del poeta e del principato, tutta legata al rapporto tra intellettuale e potere; analizza così non solo incompiutezze e incongruenze del testo dell’Eneide, che oggettivamente potevano spingere il poeta a raccomandare agli amici Vario e Tucca di bruciare l’opera, ma anche la crisi di quel rapporto di “amicizia” col principe, sostenuto soprattutto dalla mediazione di Mecenate.

Dal 26 all’8, dalla morte dell’amico Cornelio Gallo alla morte di Mecenate, Virgilio vive un disagio, un dramma come dice il titolo del saggio, così grave e profondo che lo porta a volere che l’Eneide non gli sopravviva. Ciò perché Virgilio è comunque un intellettuale che con il principe si confronta e a lui si riferisce, il suo pubblico è la corte. Dunque può essere solo consonante o dissonante con essa.

Nei capitoli finali, il problema della lettura critica e filologica del testo è discussa attraverso il legame che si crea tra l’autore indagato e lo studioso indagante, con numerosi riferimenti a Wilamowitz, Mommsen, Croce, e ai loro giudizi critici.

La lettura di questo libro è stata per me un’esperienza senza dubbio interessante e anche utile, in particolar modo alla luce della mia scoperta della “critica” come sistema scientifico oltre lo studio della letteratura, e anche per l’aver approfondito la figura di Virgilio da un nuovo punto di vista, comprendendo come sia stato e sia possibile, anche attraverso lo studio, forzare il passato alla luce del presente o piuttosto romanticamente condividere passioni e tensioni lontane.

Inoltre ho trovato molto interessante anche la linea tracciata da De Fazi che, ripercorrendo storia e critica storica, mostra come anche Virgilio sia poeta cortigiano, in quanto, come afferma Bauman e come ci ricorda l’autore nel libro, i primi intellettuali in senso moderno sono Zola e Proust che, firmando il manifesto degli intellettuali a favore di Dreyfus, dimostrano di intervenire nel sociale personalmente e non solo con le opere.

E’ interessante anche il percorso che De Fazi compie mostrandoci come prima anche Dante, Ariosto, Machiavelli, Manzoni e Leopardi non siano stati intellettuali in questo senso perché in qualche modo avevano in mente una élite ideale di riferimento. Nel mondo moderno, invece, il solo fatto di pubblicare ed essere letto da un pubblico è intervento nel sociale poiché, chiosa l’autore, “essi stessi sono il principe”.

Nel libro del prof. De Fazi ho, dunque, trovato molti spunti interessanti che possono spingere anche altri studenti come me a ripercorrere un percorso che va da Virgilio a Dante, da Catullo a Leopardi, e che non rinuncia a sentire l’umanità unica eppure possibilmente consonante di ciascuno di loro con ciascuno di noi.

LUIGI PASCARELLA

Nato a Caserta il 28 luglio 1999, si è diplomato nel 2017 al Liceo Scientifico “A. Diaz” di Caserta con il massimo dei voti e la lode.

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