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GOYA. VISIONI DI CARNE E SANGUE?

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Di Serena Bisogno

In questi giorni il cartellone di alcune sale cinematografiche italiane propone la proiezione del film “Goya. Visioni di carne e sangue”, dedicato a colui che, a buon ragione, si può ritenere uno dei più grandi pittori spagnoli: Francisco José de Goya y Lucientes (1746–1828).

Il documentario, distribuito dalla Nexo Digital, è realizzato con immagini ad alta risoluzione e presenta un’accurata ricostruzione storica della vita e dell’attività dell’artista.

Benché interessante e ben costruito, il film pare però tradire le attese di quanti, attratti dal suggestivo sottotitolo ‘visioni di carne e sangue’, si aspetterebbero un film incentrato sulle più celebri opere di Goya, in cui soggetti e colori effettivamente rimandano a tali visioni (si pensi alla Maya Desnuda, a Saturno che divora i figli o alle Fucilazioni del 3 maggio 1808).

E invece nel film il tempo dedicato a questi capolavori dalla voce narrante è davvero ridotto, forse perché il regista David Bickerstaff ha voluto approfondire proprio quella parte di attività di Goya meno nota ai più, ma non per questo meno degna d’interesse. Lo spazio occupato dai ben noti capolavori del pittore spagnolo è in tal modo assimilabile a quello di un puntino di colore in una tela del pittore impressionista George Seurat, che nulla da solo ci potrebbe dire della forma del soggetto rappresentato, del quale tuttavia fa pienamente parte. Ed è forse proprio il ‘quadro’ d’insieme della complessa attività artistica del pittore spagnolo a costituire il principale merito di questo lavoro cinematografico.

Degno di rilievo è poi lo sforzo compiuto dal regista nell’alternare l’analisi dei quadri di Goya ad interviste a professionisti del settore, quali curatori della mostra, restauratori e pittori contemporanei, che svelano materiali, tecniche e capacità espressive delle varie opere esaminate.

Il film, peraltro, pone l’accento sull’incessante ricerca da parte dell’artista di tecniche e modi figurativi capaci di dare all’osservatore un’idea dell’anima e del carattere dei personaggi ritratti. Il confronto tra le numerose opere esposte all’acclamata mostra ‘Goya. The portraits’, allestita alla National Gallery di Londra e dedicata alla ritrattistica di Goya, pone in luce la profonda conoscenza da parte di Goya dei soggetti da lui dipinti, quasi sempre anteposta al momento finale della restituzione su tela e, come egli stesso dichiara apertamente nelle lettere, paragonabile a quella che un barbiere ha dei suoi clienti.

In definitiva, quello dei ritratti è forse un artista più vicino alla lezione neoclassica che alle nuove idee romantiche, un Goya che rappresenta uomini e soprattutto donne che esibiscono volti fieri e atteggiamenti superbi, quasi antitetici a quelli che caratterizzeranno l’atterrito protagonista delle Fucilazioni del 3 maggio.

Francisco-Goya-Ritratto-della-duchessa-de-Alba-in-nero-1797

41 Goya-il 3 maggio 1808 fucilazione della montana del principe Pio

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1 commento

  1. Alessandra Mostacci ha detto:

    Ho avuto la stessa impressione. Il documentario e’ molto ben strutturato, si alternano interviste ai curatori della mostra con le analisi delle opere. Non mancano descrizioni dei personaggi dell’epoca, brevi cenni storici nonché notizie sulla vita privata e professionale dell’artista. Quello che invece lascia molto a desiderare e’ la scelta del titolo “Visioni di carne e di sangue”, identico anche nella versione originale in inglese, che fa presupporre opere più “carnali” dei ritratti, che rappresentano la maggior parte delle opere presentate. La delusione che ne deriva e’ inevitabile. Peccato!

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