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IL COMPLOTTISTA (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

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Di Andrea Giardina

Ai suoi occhi tutto ha una spiegazione. Ma, come lui solo sa, non è mai quella ufficiale. Per via di orchestrazioni perfette e prive di smagliature, nulla di ciò che è vero appare alla luce del sole. Senza dubbio, afferma, pochissimi potenti, stretti in diuturni conciliaboli, predispongono ogni dettaglio della nostra quotidianità, decidendo quanti dobbiamo essere, di che cosa dobbiamo morire, quando dobbiamo fornicare, quando dobbiamo avvertire l’impulso di credere in dio o di comprare uno smartphone. Il piano è universale e perfetto, invisibile e funzionante. Il suo unico limite è quello di essere noto al complottista, che, però, per statuto, è privo di credibilità. Di conseguenza l’unico che potrebbe sollevare il velo è impossibilitato a farlo. Come Cassandra, urla la verità senza che nessuno gli dia credito. E questo, secondo il complottista estremo, è l’ennesima genialata dei potenti stessi, che si servono del sarcasmo e della scienza (incredibilmente a braccetto) per mandare a capinculo i suoi disvelamenti, relegando verità sopraffine al livello di deliri ciarlataneschi. 

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Del complottista si danno numerose varianti. Il modello archetipico, pre-digitale, è un uomo quasi anziano dal fare untuosetto, che, dopo una mezza giornata di lavoro routinario, dedica i pomeriggi alle “carte”. Abbarbicato alla scrivania poco illuminata, in stanzini angusti invasi dall’odore di cavolfiore dell’adiacente “cucinotto” e accompagnato dallo stanco ciabattare di una consorte sguaiata, il complottista mette insieme i pezzi. Superate le difficoltà d’approccio, trascorre le ore in un sognante trasporto. Tutto torna! La Nato, Gli Stati Uniti d’America, le plutocrazie post sovietiche rivelano impagabili e terrifici collusioni con l’estinzione dei colombi, la proliferazione degli antibiotici e il nudismo croato. La storia è completamente da riscrivere. Non c’è niente di vero in ciò che generazioni di studenti hanno dovuto faticosamente assimilare. Gli storici, tutti, sono sul libro paga dei potenti. Così il complottista, esplodendo in cavernose risate accompagnate da periodici “Ma, certo!”, scopre finalmente che Hitler è morto di vecchiaia sulla Luna, che Mussolini è stato ucciso dal Vaticano, che l’influenza spagnola è stata prodotta in laboratorio, che Napoleone è stato sostituito da un sosia a Waterloo, che la rivoluzione industriale è stata tenuta nascosta per almeno un secolo, che l’America era già stata scoperta da cinquecento anni, che Lutero era innamorato di Carlo V, che il pane di mistura dato in pasto alle masse contadine era zeppo di oppiacei. Dietro ad ogni evento ce n’è un altro, più torbido, certamente, ma anche più spettacolare. Perché il complotto è affascinante, maliardo, con quella sua capacità di annullare il caso, o meglio, di sostituire al destino l’azione determinata di pochi geni, i grandi burattinai. Il complottista, in fondo, ama gli orditori di trame. Li cerca, li caccia, ne rivela i disegni al mondo, ma non può non ammirarli. E’ da qui che discende quella pudicizia che lo trattiene dallo svelarne i nomi. E’ da qui che proviene il rituale uso dell’impersonale, il verbo alla terza plurale senza soggetto, “fanno”, “organizzano”, “diffondono”. Ma chi? Non si sa! O, se lo si sa, per ora è meglio non dirlo perché “qualcuno” potrebbe altrimenti prendere “certe decisioni”.

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Oggi il complottista può assumere il volto smunto e post-foruncoloso di un giovane uomo o di una giovane donna, che fa della Rete la sua unica fonte di verità. A prima vista sembrerebbe una persona come altre, in possesso di nozioni di base sufficienti, con una capacità affabulatoria discreta. Ma, procedendo nel discorso, ci si accorge che dietro alle sue parole trapela la monolitica certezza che “tutto” sia una madornale mistificazione. Non c’è un giornale che si salvi. Non c’è una fonte di informazione ufficiale che non sia compromessa. Non c’è avvenimento , dalla politica alla cronaca, che non sia cucinato per ingannarci. Se è di natura piuttosto fragile, se teme per la sua salute, il campo d’azione elettivo del neo-complottista è quello che incrocia tecnologia e malattia. La sua convinzione, sostenuta con la sicumera di chi non ammette controprove, è che qualsiasi malattia contemporanea dipenda da scelte prese a tavolino dai potenti. Per il controllo demografico si usano le scie chimiche, per gli interessi delle case farmaceutiche si diffondono virus esiziali. Le vaccinazioni sono il funesto risultato di spaventose azioni criminali ordite dall’Oms. L’aids è nato da una svista nelle mabusiane officine del male. Il cibo è uno strumento di morte.

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Se invece è un allampanato incline all’alcol e con l’occhio di triglia, poco socievole e immaginifico, il giovane complottista si dirige verso i fecondissimi pascoli extraterrestri. Con sguardo luciferino, filo di bava agli angoli della bocca, sproloquia asserendo che tra noi ci sono già altre forme di vita, che vengono però tenute nascoste. I marziani sono nature malvagie, adimensionali ma moralmente compromessi con le sfere basse degli istinti nostrani. Ovvero, pur ricordando dei parallelogrammi incandescenti, sono dei mafiosetti stizziti che, non sedati, potrebbero smantellare il pianeta in un amen. Per una strana corrispondenza inversa, il complottista ufologico, che arriva a credere che pure l’imbronciato vicino di casa possa essere un alieno, non crede che l’uomo sia mai arrivato sulla luna. E’ una montatura degli americani, sostiene con sufficienza.

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Quando sente approssimarsi la fine, il complottista non prova sgomento, né si pone domande ultime cercando mistiche consolazioni. Lo prende invece una rabbia cieca verso il responsabile del suo stato. La natura e il caso non c’entrano. Se sta morendo, è sicuramente colpa di qualcuno.

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