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ERCOLE (dalla Rubrica DE SIDERIBUS. Astronomia e scienza secondo l’uomo)

ercole

Di Giorgio Mentasti

Nella mitologia occidentale, il mito attorno a cui è stato immaginato il maggior numero di costellazioni è sicuramente quello di Ercole. Pur non avendo stelle di alta magnitudine luminosa, è la quinta costellazione per estensione nella volta celeste ed è caratterizzata dal cosiddetto asterismo della Chiave di Volta, costituito da quattro stelle, che racchiudono un’area simile alla sezione della chiave di volta di un arco. 

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Le popolazioni occidentali hanno da sempre identificato in questo asterismo il busto di un uomo in ginocchio: Ras Algethi, la stella principale, in arabo significa “testa dell’inginocchiato”. Bisogna inoltre ricordare che le popolazioni antiche avevano la possibilità di osservare cieli più bui e di vedere un maggior numero di stelle rispetto a quello di cui disponiamo oggi, a causa dell’inquinamento luminoso delle grandi città: le stelle minori della costellazione, se osservate con attenzione su una carta astronomica, sembrano formare una figura umana. In questa figura i Greci vedevano l’immagine dell’eroe del loro mito, Eracle, già citato nei poemi omerici e il cui mito viene trattato estesamente per primo dal poeta Esiodo, nel “Catalogo delle donne”.

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Eracle sarebbe nato dall’unione di Zeus con la mortale Alcmena, moglie legittima di Anfitrione, sovrano dei Beoti, avvenuta in assenza del marito e durata trentasei ore. Il re degli dei doveva generare un mortale che, secondo una profezia, avrebbe sconfitto i giganti nella Gigantomachia, ponendo fine alla lotta fra giganti e dèi dell’Olimpo. Questo dato probabilmente ha avuto influenza sulla tradizione cristiana, che vede Cristo nato da una donna mortale, per vincere il male nell’ultimo giorno; a sostegno della tesi si possono citare le fonti che vogliono, secondo il mito greco, che il re Anfitrione, una volta saputo dall’indovino Tiresia che Zeus era giaciuto con Alcmena, si fosse astenuto dall’avere rapporti sessuali con la sposa fino alla nascita del figlio, dato che trova forti consonanze con la castità di San Giuseppe, marito di Maria, madre terrena di Cristo. Dopo nove mesi dal concepimento, nacque Eracle, il quale diede subito prova di grande prestanza fisica, quando strangolò due serpenti mandati da Era, moglie gelosa di Zeus, per ucciderlo.

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Come spesso accade nei miti, nati anche per spiegare i fenomeni fisici, anche quello di Ercole vuole essere strumento di comprensione di un elemento altrimenti inspiegabile con le conoscenze di tremila anni fa. In particolare, secondo una versione meno conosciuta del mito, si crede che Eracle fosse stato trovato in un prato della dea Era, la quale, non avendolo riconosciuto e vedendo che piangeva per la fame, lo avvicinò al suo seno, per allattarlo. Tuttavia, quando il bambino accostò le labbra, strinse così forte il capezzolo che la dea si ritirò di scatto, lasciando cadere un po’ del suo latte. Queste gocce di latte avrebbero formato la Via Lattea, quella che, tremila anni dopo, si è scoperto essere la nostra galassia, di cui fa parte anche il nostro Sole e attorno al cui centro la nostra stella compie una rivoluzione completa in 200 milioni di anni. Per ironia della sorte, questo moto del sole ha come centro apparente, dal nostro punto di vista, un punto situato proprio nella costellazione di Ercole, detto “apice” del sistema solare.

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Il mito di Eracle è tuttavia conosciuto dai più per le cosiddette dodici fatiche, che l’eroe dovette compiere come pena per aver ucciso, a causa di un attacco di follia, la moglie Megara e i figli. Le fatiche, narrate da moltissimi scrittori greci e romani, fra i quali Ovidio, Seneca, Igino e altri, coinvolgono numerosi altri personaggi mitologici, rappresentati nel cielo attraverso costellazioni prossime a quella di Ercole. Per esempio, le costellazioni del Cigno e dell’Aquila raffigurerebbero gli uccelli di Stinfalo, che l’eroe dovette uccidere nella sesta fatica, colpendoli con la sua freccia, di cui esiste l’omonima costellazione, posta fra i due uccelli. L’Idra sarebbe l’Idra di Lerna, mostro a nove teste, che il figlio di Zeus dovette uccidere nella seconda fatica, nella quale fu ostacolato da un Cancro. Nella dodicesima e ultima fatica, narrata estesamente da Strabone e Senofonte, l’eroe dovette catturare Cerbero, il cane a tre teste posto a guardia dell’Ade. L’astronomo e cartografo Johannes Hevelius immaginò anche la costellazione di Cerbero, la quale oggi è accorpata a quella di Ercole. Cornelio Nepote inoltre crede che Eracle, di ritorno dalla decima fatica, durante la quale eresse le famose Colonne d’Ercole sullo stretto di Gibilterra, sia passato per le Alpi Graie, così chiamate in onore alla sua patria, e arrivò a Roma, incontrando il re dei Latini. Compiute tutte le fatiche, Eracle sposò la fanciulla Deinaira, che venne insidiata dal centauro Nesso. Quando Eracle lo scoprì, uccise il centauro, che, in punto di morte, consigliò a Deinaira di intingere la tunica di Eracle nel suo sangue, così da renderlo un marito fedele. Siccome l’eroe era spesso dedito ad avventure amorose, la fanciulla seguì il consiglio ingannevole del centauro e fece indossare all’eroe la tunica. Ma, non appena Eracle lo fece, l’indumento prese fiamme e lo dilaniò: non riuscendo a sostenere il dolore, l’eroe costruì una pira funebre e vi si gettò fra le fiamme, morendo. Venne così assurto in cielo da Zeus e, secondo Igino, qui sposò Ebe, la dea della giovinezza, vivendo da immortale.

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Il mito di Eracle, Ercole nel mondo romano, ha anche forti parallelismi con quello del personaggio eroico della tradizione mesopotamica, Gilgamesh, il quale, come l’eroe greco, uccise un leone e ne indossò la pelle, entrò nel giardino delle Esperidi, discese agli inferi e lottò contro il male per gli dei. Gilgamesh inoltre sconfisse in una lotta un drago, a cui è dedicata l’omonima costellazione, nei pressi di quella di Ercole: per questi motivi si pensa che entrambi i personaggi abbiano un origine comune nella divinità fenicia Melqart, citata come probabile origine del mito di Eracle addirittura dallo storico Erodoto. Tuttavia la mitologia egizia sviluppa parallelamente un altro personaggio, molto simile a queste figure, ma che si rifà alla tradizione locale: la grandissima attenzione, posta sul personaggio dell’eroe figlio di una divinità, fa supporre che Eracle, come Melqart e Gilgamesh, in realtà sia frutto di una sovrapposizione di gesta incredibili, compiute da uomini valorosi esistiti fra realtà e leggenda, esasperate ed arricchite da secoli di tradizione orale pre-omerica ed interpretate da ciascuna cultura, in relazione alla propria tradizione locale. Quando alziamo gli occhi, cercando di scorgere le deboli stelle della costellazione di Ercole, dobbiamo pensare che dietro a quelle stelle è stata immaginata una figura molteplice, affascinante, alla quale da sempre gli uomini hanno prestato attenzione, esempio di forza, tanto difficile da imitare, quanto difficile da scorgere, anche per gli astronomi più esperti.

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