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100 HAPPY DAYS OF GOVERNO RENZI

l43-matteo-renzi-fonzie-130521165452_bigDi Davide Banis

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I primi cento giorni del governo Renzi sono oramai passati da qualche tempo e nulla sembra essere cambiato in Italia. A parte l’elemosina cesarista di ottanta euro, matteo@governo.it – così meriterebbe di essere ricordato dai posteri – non ha infatti concluso sostanzialmente nulla. In compenso, nel frattempo, ha vinto un’elezione europea con quasi il 41% dei consensi e ha celebrato ogni giorno della sua premiership come se fosse uno di quegli “happy day” che vanno di moda su Facebook.


matteo-renzi-jovanotti-248707Democraticamente non c’è niente da dire. La sua retorica, definitivamente stabilizzata tra Jovanotti e le supercazzole, ha convinto tantissimi italiani con un plebiscito elettorale che non si vedeva dai tempi del sultanato di Berlusconi. Bisogna però chiarire una cosa. Dopo le Europee, è ormai acclarato che la democrazia in Italia non ha nulla a che vedere con la sostanza del processo democratico per come è conosciuto nei paesi più civilizzati.

social-network-politicaDalle nostre parti, infatti, la democrazia non è nient’altro che una spietata competizione leaderistica e di mercato che ha per obiettivo il voto degli elettori. In altre parole: in Italia i nostri voti contano nella misura in cui sono un’investitura ad un leader, ad un uomo forte. La pietra dura della democrazia nei suoi processi decisionali e rappresentativi, per come è raffigurata – che so – da Hans Kelsen, ci è del tutto aliena. Noi votiamo un leader e in questo modo gli affidiamo tutta la gestione della cosa pubblica fino alla prossima elezione. Per altro il voto italiano è oramai stabilmente deciso dalla campagna elettorale; come a dire: non è un voto d’opinione ma soltanto una preferenza mediatica, un televoto, dato al candidato che abbia saputo dimostrarsi forte, retorico e ben imbottito di promesse. In questo senso, Matteo Renzi è il perfetto ircocervo della politica 2.0, abilissimo nel tangere tutto l’elettorato italiano, dai moderati (per cui rappresenta l’araba fenice della democrazia cristiana) ai giovani (per cui è un Obama di noialtri) ai sempiterni gattopardi della finanza e dei poteri forti (torniamo ad usare questa parola per quanto inflazionata dai grillini) per cui è l’ideale aura mediocritas.

In questa prospettiva, anche il Partito Democratico si sta progressivamente trasformando in un Principato Democratico, per usare il bel titolo di un libro di Danilo Zolo del 1992.

1357736407214principeE Renzi all’interno del proprio partito e dell’Italia è un principe sovrano; un principe machiavellico verrebbe da aggiungere, non tanto per la sua origine toscana quanto per il suo estremo e totale cinismo politico nell’avere Due Facce – come il cattivo di Batman – una bella (va beh, a seconda dei gusti…) da sfoggiare all’esterno, su cui torneremo in seguito, ed una nera, fatta solo di cupidigia politica, che tenta di non tirare mai fuori, recependo per l’appunto i dettami di Niccolò Machiavelli, ma che a volte emerge, nella sua sconfinata brama di potere.
Renzi cerca un nuovo nomeE’ emersa quando ha pugnalato alle spalle Enrico Letta, piegando l’Italia alla sua personale strategia politica. Chi gli ha dato infatti il diritto di spodestare un governo che ci era stato spacciato dai media, dalla classe politica, dal capo dello stato come “importante”, “di responsabilità” e via dicendo?

La faccia cattiva di Renzi è emersa anche recentemente quando il Condottiero Nazionale ha tirato dritto sulla riforma del Senato, armonizzando con la sensibilità di un caterpillar il dissenso interno di un partito che sostiene per l’appunto di definirsi “democratico”.
Ma tra i tanti esempi che si potrebbero fare, a mio avviso, la faccia cattiva di Renzi emerge quasi materialmente soprattutto in un video vintage disponibile su Youtube in cui l’allora presidente della Provincia di Firenze, durante un talk show su una televisione locale, zittisce con arroganza un’oncologa che tenta di proporre il tema del cancro e degli inceneritori.

Al di là della querelle scientifica, in cui non posso evidentemente addentrarmi, colpiscono in quel video la prepotenza e la tracotanza di un giovane politico che zittisce senza nessun argomento razionale ma solo con la forza bruta del suo ego, una signora, un medico, in definitiva una professionista, a cui non risparmia nemmeno gli insulti (la definisce “un’aspirante alchimista”). Ma la cosa peggiore è che alle ingiurie si accompagna la retorica buonista sui malati di tumori. In tutto questo, lo ripeto, non propone nemmeno un argomento razionale: si appella soltanto alla forza (la sua) e alla disperazione (dei malati di tumore).

Matteo-Renzi-in-tvLa bella faccia di Matteo Renzi invece la conosciamo tutti sin troppo bene.

E’ quella che sfodera costantemente ogni qual volta si rivolge all’elettorato italiano – è il suo brand, per utilizzare una terminologia che forse gli è più consona.

Peraltro da qualche tempo nei talk show estivi (roba per amanti del bondage estremo) sono comparsi i primi cyborg protocollari, ovverosia quei parlamentari replicanti che si limitano a ripetere le direttive del leader.
Sulla scena mediatica sta insomma trionfando ancora una volta la melassa retorica dolce e rassicurante del linguaggio politicamente corretto che, come scrive David Foster Wallace nel suo bellissimo saggio
Autorità e uso della lingua, è sempre ipocrita e al servizio dell’oppressione autoritaria poiché cambiando i nomi finge di cambiare anche la realtà delle cose. In altre parole, non c’è niente di più conservatore.
ferrari-ponte-vecchioLa bella faccia di Renzi è poi la sua gestione del patrimonio storico-artistico – di cui ha dato prova a Firenze – che si divide tra la svendita dei beni culturali un tanto al chilo (vedi l’affitto di Ponte Vecchio alla Ferrari, ma è solo un esempio: Tomaso Montanari li ha raccolti tutti brillantemente) e la ricerca show di pezzi d’arte come la Battaglia di Anghiari, roba che neanche Indiana Jones.
Non è che non si possano fare soldi con la cultura, anzi. Il problema è che c’è differenza fra l’economia culturale e la speculazione culturale. La valorizzazione, anche monetaria, del patrimonio storico-artistico richiede infatti tempo ed una solida progettazione, non un outlet dell’arte in cui si dà via la roba al miglior offerente.

In ogni caso questi sono discorsi “da professoroni”: con il suo 41%, Matteo Renzi può tornare a far valere quel solidissimo argomento retorico berlusconiano, secondo cui chi vince alle elezioni è democraticamente legittimato a fare quello che vuole. L’essenza della democrazia, dicevamo. E allora il mio consiglio a Renzi è quello di andare fino in fondo in questo suo progetto politico-culturale. Organizziamo i Mondiali di calcio al Colosseo! Rilanciamo il brand Italia con una bella finale Brasile-Giappone (sai quanti turisti?) giocata dentro l’Anfiteatro Flavio riallestito per l’occasione. Bisogna solo avvertire Renzi che il 41% non gli darà il diritto di decidere sull’esito delle partite con il pollice verso.
Purtroppo il calcio non è democratico.

 

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