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CRONACHE DEL BERLUSCONISMO (GIULIO CONTI)

Cronache del Berlusconismo

Di Gianfranco Giudice

Guardare al ventennio berlusconiano, tutt’altro che concluso, con le lenti dell’analisi scientifica oltre le rappresentazioni superficiali ed impressionistiche che circolano per lo più, è il compito che si propone il volume Cronache del berlusconismo, a cura di Giulio Conti (edizioni di Lotta comunista, Milano 2014).

[IL LIBRO VIENE PRESENTATO A COMO VENERDI’ 14 FEBBRAIO ALLE ORE 20.45, PRESSO LA SALA BIBLIOTECA DELL’ISTITUTO DI STORIA CONTEMPORANEA PIER AMATO PERRETTA, IN VIA BRAMBILLA 39]

karl_marx7Si tratta di un lavoro importante, in cui la contingenza politica viene letta con il respiro lungo dell’analisi marxista. Il marxismo cerca il fondamento economico della dinamica storico – politica senza tuttavia cadere in uno sterile determinismo, e per questa ragione riconosce il ruolo delle singole personalità nello svolgimento delle dinamiche politiche, ma senza cadere in quella personalizzazione/spettacolarizzazione estrema che ha trasformato la vicenda politica degli ultimi vent’anni in un puro scontro tra individui privo di qualunque contenuto vero, complice in tutto questo il meccanismo elettorale maggioritario. Marx indica la strada giusta da seguire nel suo celebre enunciato del 18 brumaio, quando scrive che “gli uomini fanno da sé la propria storia”, ma nelle circostanze “determinate dai fatti e dalla tradizione”. Il punto cruciale è dunque sapere collegare la singola personalità politica alle tendenze di fondo che segnano un’epoca, perché sono queste tendenze oggettive a segnare il campo delle scelte possibili. E quali sono le tendenze oggettive che hanno segnato il ventennio berlusconiano?

l43-lega-cappio-tangentopoli-120112171506_bigInnanzitutto: la cesura strategica del 1989, poi il processo europeo e la crisi di internazionalizzazione che ne è seguita, rappresentano il contesto dentro il quale va inserita la vicenda di tangentopoli, con il conseguente crollo della cosiddetta prima repubblica e la scomparsa di tutti i partiti che ne furono protagonisti. Queste sono le circostanze storiche oggettive che hanno reso possibile ad un imprenditore impolitico lombardo di occupare per vent’anni il centro della scena politica, ma sarebbe meglio dire “da vent’anni” dato che ancora oggi Silvio Berlusconi gioca un ruolo da protagonista nel disegnare l’architettura della cosiddetta Terza repubblica. L’analisi marxista da cui muove il volume consente di mettere in relazione il tratto soggettivo del berlusconismo con le tendenze oggettive che ne costituiscono il motore di fondo e di cui il Cavaliere è diventato la principale espressione.

bce-fondoL’interesse del volume sta anche nell’analisi che compie dell’opposizione al berlusconismo (incarnata dalle diverse mutazioni dell’ex PCI), che ha gravemente frainteso la sua natura politica e sociale, riducendo la lettura del fenomeno Berlusconi in termini puramente moralistici e scandalistici, il che ha prodotto una sostanziale impotenza politica spesso mascherata da tatticismo, come dimostra la vicenda del mai risolto conflitto di interessi oppure il cortocircuito tra politica e giustizia.  “Questi vent’anni, che nella ‘loro’ politica” – leggiamo nell’Introduzione – “sono stati occupati dalla faida stucchevole tra berlusconismo ed antiberlusconismo, nella realtà dello scontro imperialistico sono stati anni fondanti per l’imperialismo europeo e per i suoi poteri. Maastricht, l’euro, i nuovi Trattati europei, l’Unione Bancaria sono la risposta del Continente all’irruzione dell’Asia e dell’imperialismo cinese; la ristrutturazione europea è la scelta strategica con cui Berlino e la BCE hanno affrontato la crisi globale; la politica imperialista contro i salari è il tentativo di farne pagare il prezzo al proletariato europeo” (p. XIV). Il contesto fa dunque riferimento a tendenze oggettive di natura strategica internazionale, e in particolare si riferisce al vincolo europeo che Berlusconi non ha mai realmente messo a fuoco, ma che in ultima istanza è stata la ragione ultima della sua sconfitta, quando alla fine del 2011 ha dovuto cedere la guida del governo all’uomo di fiducia dell’Europa Mario Monti con la garanzia del Quirinale. La medesima storia si è poi ripetuta dopo le elezioni del febbraio 2013 con la nascita del governo Letta.

berlusconi_cornaLa vicenda italiana e berlusconiana può dunque essere compresa scientificamente solo alla luce di quello che Gramsci chiama il nesso nazionale- internazionale. “A volere essere pignoli” – leggiamo ancora dall’Introduzione –  “più che di ‘cronache del berlusconismo’, dovremmo parlare di ‘cronache del ciclo politico europeo’ in Italia. L’irruzione del ciclo liberista, con l’irruzione dell’Asia, e l’incedere del processo europeo, con gli scossoni sulla metropoli italiana e le successive cessioni di quote di sovranità, hanno dettato i tempi della politica degli ultimi decenni. Se privato dei nessi europei e internazionali della vicenda italiana, lo scontro tra berlusconismo e antiberlusconismo si riduce a poco più di una disputa tra residui di culture politiche nei modi teatrali e rissosi propri della tradizione politica romana. Una storia nazionale segnata dallo squilibrio politico, con punte acute di crisi, ha imprigionato Roma nell’europeismo passivo, impedendole di incidere nel processo europeo in maniera corrispondente ala propria stazza economica, e ha determinato un dibattito pubblico perso nel’irrilevanza. Non stupisce che, data la dimensione europea e mondiale dei nodi da sciogliere e il carattere provinciale del confronto politico, la storia del ventennio lasci dietro di sé una scia di illusioni e di sconfitti”(p. XLIII).      

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