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L'”ALIENAZIONE” NELLA FILOLOGIA CLASSICA

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Di Sandro De Fazi

1. Il lavoro filologico, sia a parte obiecti (i segni oggetto del vaglio) sia a parte subiecti (la sensibilità peculiare del filologo) va decantato da tutto quell’armamentario di inutilizzabile (perché inutile) tecnicismo asfittico, che aveva per esempio fatto parafrasare a Ettore Romagnoli la sentenza antipunica di Catone il Censore: Ceterum censeo philologiam esse delendam. E allontanare Nietzsche dall’ambiente pedante dell’accademia dove fu avversato proprio da Wilamowitz-Moellendorff, in seguito alla pubblicazione de Le origini della tragedia dallo spirito della musica.

Wagner fu nemico tenace di Wilamowitz, il più grande grecista della sua epoca, autore dell’erudita Introduzione alla tragedia greca ma senza che si cogliesse lo spirito dell’antichità nel suo “mostruoso” apparato di note e citazioni. Analoga accusa gli fu mossa da Giuseppe Fraccaroli e ancora da Romagnoli, soprattutto per ragioni di ordine estetico (scarsa sensibilità artistica). Secondo Nietzsche, la filologia doveva possedere requisiti di spessore filosofico e umano. Pascoli a sua volta si schierò contro questa forma di insensibilità, riverberantesi dall’educazione universitaria fin nel mondo della scuola che allora (e per molti decenni successivi) privilegiava lo studio della grammatica con scarsa o inesistente attenzione al pensiero dello scrittore.

Bollack ha parlato da ultimo senz’altro di «alienazione» filologica, da cui viene la necessità per la «scienza filologica» di fare la propria storia alla ricerca di una liberazione interna, essendo minacciata dal «pluralismo dogmatico» esterno. Ha indicato una tecnica implicante la comprensione del contenuto storico dei testi, ma ben lontano dalla tesi fondamentale di Pierre Bourdieu, «che cioè i meccanismi di censura non sono legati soltanto alla posizione sociale dell’interprete e dunque ad un pregiudizio identificabile, ma anche alla sua funzione professionale che determina la pratica e produce, come una matrice, la catena delle reazioni e dei commenti» (Jean Bollack, La Grecia di nessuno. Le parole sotto il mito, a cura di Rossella Saetta Cottone, Palermo, Sellerio, 2007, p. 31).

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2. La filologia antica (alessandrina, pergamena e romana) discende direttamente da Aristotele anche se è impensabile collocarne la nascita vera e propria nell’Atene classica. Più propriamente le sue origini si riscontrano nell’età ellenistica, quando la cultura greca non è più in Grecia ma ad Alessandria d’Egitto, successivamente alla sistemazione enciclopedica di Aristotele. Erroneamente è diffuso un pregiudizio nei confronti dell’ellenismo, sfatato per la prima volta da Droysen, che attribuisce a quell’età una conclusione sintetica e non già di decadenza. È una fase di sviluppo dell’elemento classico-ellenico hegelianamente considerato di quanti siano attivi ad Alessandria ma anche a «Pergamo, Rodi, Antiochia, Efeso, Apamea […] benché lo scienziato, il poeta e il filologo dell’età alessandrina siano piuttosto cortigiani che uomini liberi» ((Gaetano Righi, Breve storia della Filologia Classica, Firenze, Sansoni, 1962, pp. 55-56).

La filologia alessandrina ha i suoi iniziatori in due peripatetici, Prassifane e Demetrio Falereo, allievi di Teofrasto, a sua volta scolaro di Aristotele. Callimaco, poeta doctus, allievo di Prassifane, è il primo storico della letteratura greca e maestro di Eratostene. Demetrio Falereo fu, tra l’altro, colui che ispirò la costruzione della Biblioteca di Alessandria. Grazie a Zenodoto di Efeso, primo bibliotecario in Alessandria e alunno di Filita, fu possibile la prima edizione critica di Omero, Esiodo, Pindaro, Anacreonte.

Zenodoto contrassegnò ciascun libro dell’Iliade con una lettera maiuscola dell’alfabeto greco e dell’Odissea con una minuscola. Gli furono successori Apollonio Rodio, Eratostene, Aristofane di Bisanzio (con lui apparve per la prima volta l’elaborazione di un giudizio critico-estetico sul canone), Aristarco (si schierò contro i χωρίζοντες nella questione omerica attribuendo la paternità dell’Iliade e dell’Odissea a un unico autore), Dionisio Trace (maestro a Rodi). Gli scolii di Aristarco relativi al Codice Venetus A sono particolarmente importanti in quanto furono ripresi dal Wolf nei Prolegomena ad Homerum (1795).

La moderna critica omerica, dopo i primi impulsi dati da Vico, comincia proprio con Friedrich A. Wolf, benché l’insigne studioso fosse in errore nel ritenere che in età omerica non esistesse la scrittura. Però fece scuola il metodo di ricerca innovativo dei Prolegomena, insieme alla sua Storia della letteratura romana (1787).

La scuola di Pergamo, attenta ai “contenuti”, fu meno tecnicamente rigorosa di quella alessandrina, perché «i pergameni – scrive Righi – in quanto stoici interpretavano i poeti guardando al valore educativo implicito in essi e quindi fissavano l’attenzione sul contenuto recondito più che sulle parole staccate dal contesto e dal pensiero. Avvenne così che iniziarono le interpretazioni allegoriche dei poeti. Alla poesia di Omero attribuirono per primi un significato riposto o filosofico» (op. cit., p. 69).

La scuola di Rodi è di fatto congiunta alla filologia romana. Da Apollonio impararono Cesare e Cicerone. Tirannione venne nell’Urbe nel 77 a.C. A Roma giunse il filosofo stoico Posidonio, entrarono in rapporti con lui Cicerone e Pompeo.

Se Varrone distingue la filologia in lectio, emendatio, enarratio e iudicium, lo deve alle suddivisioni di Tirannione in lettura, critica del testo, esegesi e giudizio.

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3. Toni epici sono programmaticamente espressi nella «filosofia classica tedesca» – accolgo la proposta di Costanzo Preve di denominare così l’idealismo tedesco, col risultato di «una diversa periodizzazione che si apre con Lessing e Herder, include il criticismo kantiano e il dibattito ad esso conseguente, nonché ovviamente Fichte, Schelling ed Hegel, terminando con Feuerbach e Marx» (Piotr Zygulski, Costanzo Preve. La passione durevole della filosofia, Pistoia, ed. petite plaisance, edizione 2013 riveduta e corretta, p. 30). Va però precisato che lo stesso Preve ha parlato a tal proposito di «riorientamento gestaltico» e di tecnica teatrale di «straniamento» rifacendosi a Brecht:

«a volte è necessario utilizzare la tecnica teatrale che Bertolt Brecht ha definito dello “straniamento”. Lo straniamento, infatti, funziona ancora meglio nella storia della filosofia che nella tecnica teatrale, anche perché la stessa filosofia di Platone è stata a suo tempo definita il “teatro del logos”, ed un autorevole interprete di Socrate (Olaf Gigon) ha affermato che nell’antica Atene c’erano tre teatri pubblici, il teatro tragico, il teatro comico, ed infine il sokratikòslogos, in cui il dibattito filosofico era teatralizzato pubblicamente nell’agorà, in cui le diverse posizioni filosofiche erano rappresentate da maschere (prosopa).» (Costanzo Preve, Marx lettore di Hegel e … Hegel lettore di Marx. Considerazioni sull’idealismo, il materialismo e la dialettica, in  http://www.petiteplaisance.it/ebooks/1031-1060/1036/el_1036.pdf, p. 4).

 

* * *

 

Nell’ambito della filosofia classica tedesca la filologia per Schelling è lo studio storico dell’arte mediante l’intelligenza della parola antica e moderna, nei suoi risvolti di romanticismo letterario e artistico.

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Il solo demerito del Neoumanesimo tedesco è di non aver considerato, con l’unica eccezione forse di Schlegel, pure nella differenza essenziale tra le due culture – quindi vedendo la romanità in un prosieguo lineare-progressivo di subordinazione invece di riconoscerne appieno l’opera di mediazione, trasformazione e tradizione, – l’importanza del mondo latino. Il problema è che non esiste accordo tra gli studiosi nel periodizzare le fasi del pensiero di Schelling, mentre invece l’ultimo Schelling può benissimo rientrare nella terza fase, quella che cercava l’accordo tra soggettivo e oggettivo, trovato fondamentalmente nell’organo generale della filosofia, che è l’arte. La seconda è costituita naturalmente dalla revisione della filosofia kantiana e fichtiana della natura; la prima stagione è totalmente fichtiana. Mi piace anche ricordare che già adolescente Schelling padroneggiava il greco e l’ebraico, quindi il mito antico e la critica biblica, nonché il criticismo kantiano. Il titolo della dissertazione per diventare magister a Tübingen era stato Antiquissimi de prima malorum humanorum origine philosophematis Genes. III. explicandi tentamen criticum et philosophicum (1792): precocissimo, prodigiosamente precoce in filologia, non solo in filosofia come assistente di Fichte grazie all’interessamento di Goethe, come è noto, per poi prenderne il posto e ereditarne gli allievi dopo i problemi che Fichte ebbe con l’Università per il suo ateismo. A quel punto, a Schelling non restava che smettere di essere un semplice ripetitore di Fichte, sia pure di primissima qualità, e inventarsi la filosofia della natura dove c’è aporia.

L’epistemologia husserliana, priva di tematiche espressamente estetiche, contiene indicazioni metodologiche ampiamente utilizzate dall’estetica fenomenologica fino a Heidegger, benché Husserl lo circoscriva nel mero ambito dell’esistenzialismo. L’indifferenziata identità di oggetto inconscio e soggetto autocosciente – che non è un assunto dogmatico – Freud e Marx, il concreto non direttamente indagato da Husserl, è in linea col cosiddetto “irrazionalismo” romantico per cui il principio assoluto era l’unità indifferenziata intuibile nell’attività artistica (il “sentimento” di Jacobi) o, meglio, nell’amore romantico. Anche nella filologia, come in ogni altro insegnamento, Schelling pose il monito: «“Impara solamente per creare te stesso!” (Lerne nur um selbst zu schaffen!). A tale compito occorre una forte compenetrazione fra tecnica e scienza, fra scienza e coscienza, tra particolare e universale, tra materia e forma» (Righi, op. cit., p. 199).

 

Opere citate

Bollack, Jean, La Grecia di nessuno. Le parole sotto il mito, a cura di Rossella Saetta Cottone, Palermo, Sellerio, 2007.

Preve, Costanzo, Marx lettore di Hegel e … Hegel lettore di Marx. Considerazioni sull’idealismo, il materialismo e la dialettica, in  http://www.petiteplaisance.it/ebooks/1031-1060/1036/el_1036.pdf

Righi, Gaetano, Breve storia della Filologia Classica, Firenze, Sansoni, 1962.

Zygulski, Piotr, Costanzo Preve. La passione durevole della filosofia, Pistoia, editrice petite plaisance, edizione 2013 riveduta e corretta.

 

 

 

 

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