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DIALOGO D’UN ENTUSIASTA E D’UNO SCETTICO CHE LO PRENDE IN GIRO

scettico

Di Giuseppe Emilcare

Questo dialogo ha costituito l’apertura della terza conferenza dei Volti del linguaggio – ciclo d’incontri organizzati dall’associazione Cantù Oggi – intitolata Il sogno tradito del web. Per la verità il testo, recitato da due ragazzi del Liceo scientifico De Amicis nel quale s’è svolta la serata, differisce in maniera lieve da quello che qui si presenta, e forse poiché quest’ultimo è concepito per una rapida lettura silenziosa invece che per una lettura orale e la sua declamazione in pubblico. Lo si consideri perciò una sorta di bozza, di canovaccio ecco, d’una versione definitiva e migliore ma esistita solo nell’azione recitativa. Ma davvero il dialoguzzo è così poca cosa che non merita quasi nessuna premessa. Buona lettura.

Dialogo d’un entusiasta e d’uno scettico che lo prende in giro.

X e Y entrano in sala e si fermano all’ingresso.

X: guarda, siamo arrivati giusto in tempo! Quanta gente! Troveremo posto?

Y: là davanti vedi? Ce ne sono due. Speriamo siano liberi.

S’avviano verso i posti appena individuati.

X: (quasi tra sé) sperando di non essere confusi con questi pessimisti degli organizzatori che parlano di tradimento del sogno del web! Ma suvvia, che apocalittici! Ma d’altra parte tu sei uno di loro, vero?

Y: (ironico ma suadente) no no, ti confesso che ho abiurato definitivamente la mia fede apocalittica.

X: (si ferma un attimo non ancora convinto) davvero? (ora si ferma anche X voltandosi a guardarlo) Ma se prima, mentre correvamo per arrivare qui in tempo, parlavi di Internet come tecnologia che appiattisce gli individui su di un’unica dimensione? Parlavi di (scandendo) omologazione! E persino di villaggio globale pieno di bestioni allucinati e imbambolati!

Y: sì, è vero ma scherzavo naturalmente! Strano tu non abbia colto l’ironia scettica delle mie parole.

Riprendono a camminare.

In realtà i nuovi confini sono Internet e il cyberspazio e la parola d’ordine è diventare digitali. Perché queste tecnologie sono il futuro! Pensa, grazie a loro avremo finalmente una società armoniosa e felice. La chiave della felicità è essere digitali, senza alcun dubbio. Noi siamo fatti della stessa sostanza della Rete. Perché ignorare la più profonda natura nostra? Siamo fatti di bit e pure la felicità è somma di bit. E’ matematica!

Arrivano ai posti. Y chiede se son liberi e inizia a spogliarsi del cappotto.

X: (entusiasta) ma allora sei diventato dei nostri! (l’entusiasmo si tinge di dubbio) Anche se sembri esagerato, hai proprio ragione in tutto. Internet è il futuro perché permette tutto e tutto fa. Consente il dialogo tra individui, l’interazione, lo scambio; ogni curiosità si può approfondire senza limiti e ogni conoscenza è là, in Rete, libera e di tutti. E’ come una gigantesca biblioteca tutta collegata da rinvii. Ci pensi? Una biblioteca così non s’è mai vista.

Mentre Y parla, sempre in toni esagerati ed eccessivi, anche X si spoglia del cappotto.

Y: sì, ma in questa nuova era il termine biblioteca sa di vecchio, è pattume. Le nuove cose hanno bisogno di nuovi nomi. Meglio network. Sostituiamo network a questo marciume umido della biblioteca. Perché in biblioteca tutto è slegato mentre nell’epoca nuova ogni cosa è connessa all’altra. Tutte le cose, piccole, grandi, utili, inutili saranno legate in vaste reti di networks a più livelli. Perché solo nelle grandi Reti c’è vita, c’è intelligenza, c’è evoluzione.

X sta ancora in piedi dubbioso e scettico. Y si siede.

X: e quindi non userai più quella metafora che hai trovato in Borges? Quella di Funes el memorioso? Tu dicevi che Funes è come Internet. Ricorda tutto, non dimentica niente e in conseguenza di ciò è un totale idiota! E questa metafora me l’hai ripetuta poco prima di entrare in questa sala, ricordi? Invece ora dici che Internet è un’intelligenza suprema! (nel frattempo si siede quasi desolato) Non capisco se sei sincero o se ti diverti a prendermi in giro.

Y si alza come per giurare e solennizzare le sue affermazioni.

Y: ti giuro che mi sono convertito alla religione di Internet. E son qui solo perché sono curioso e non perché penso che il sogno della Rete sia stato tradito. Anzi è proprio il contrario. Quel sogno è realtà.

X convinto dall’amico si rialza in piedi e il suo tono è magniloquente come se recitasse il credo.

X: e perciò credi, come io credo, in Internet risolutore di tutte le contraddizioni dell’uomo e rivelatore della loro apparenza e inconsistenza? Credi in questo luogo virtuale del Web liberatore delle forze nascoste dell’uomo e donatore della libertà? Annullatore delle disuguaglianze tutte? Statali, sociali, familiari? Credi nell’uguaglianza del cyberspazio pronta ad entrare nel mondo nostro, sopprimendo gli egoismi e regalandoci la giustizia?

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