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VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI ? L’infanzia percepita tra il mondo di ieri e di oggi

LA_VOLPE_E_L_UVA.[1]

Di Tamara Uraghi

Discutevo con un amico riguardo a una ragazza. Una bella ragazza. Lui, d’un tratto, esclama con fare superbo: “Non è poi un granché”, al che io, canzonandolo, rispondo: “Certo, la volpe che dice acerba all’uva!”. Lui, perplesso, sentenzia: “Non ho capito il proverbio”.Incredulità.

Scherzi? La favola della volpe e dell’uva?”

VolpeUvaJPGCosì gliela racconto e lui rimane a bocca aperta: non conosceva questa storia. 

rana-scorpioneTornata a casa non ho resistito all’impulso di andare a cercare e sfogliare con rinnovata curiosità quel vecchio tomo pieno zeppo di favole di Esopo, Fedro, La Fontaine e Tolstoj. Ammirando le grandi pagine illustrate, mi torna in mente ogni storia. Da bambina ero invogliata a leggere per via delle illustrazioni di tutti quegli animali, ma alla fine di ogni racconto rimanevo sempre leggermente disorientata: La Rana e lo Scorpione, Il Lupo e l’Agnellino, Il Cigno a Due Teste, il Leone Medico… In quasi ogni storia era il buono a rimetterci: una morale molto aspra da mandar giù per una bambina.

La mia mente ha allora ripercorso un altro ricordo infantile costellato dai grandi cartoni animati Disney e da amori felicemente coronati, cattivi sconfitti, esiti, dunque, fortemente gratuiti e stereotipati.

cenerentola-single-principe-sfigatoUna riflessione balza immediatamente all’occhio: i bambini di un tempo erano allora così diversi da quelli di oggi?

In effetti sì.

L’infanzia non è sempre stata riconosciuta dal mondo adulto, basti pensare ai bambini raccontati da Dickens: piccoli lavoratori coi doveri dei grandi e soffocati da soprusi di un mondo che non riconosce loro alcun diritto oppure limitati da un padre padrone il cui unico interesse è portare avanti il suo mestiere nelle generazioni. Poi è arrivata la pedagogia e il riconoscimento giuridico dei diritti dell’infanzia e al bambino è stato riconosciuto un ruolo diverso, autonomo, con propri tempi e spazi ben definiti.

dickens3Ma non siamo forse caduti nel tranello opposto? Non siamo passati dal non riconoscere le esigenze dei bimbi all’accentuare lo scarto tra mondo infantile e adulto, come se i bambini non fossero in grado di comprendere tematiche serie o accettare dure realtà?

Da quello che posso dedurre dalla mia infanzia targata Disney, dove il bene trionfa quasi ineluttabilmente sul male, i bambini vengono trattati come soggetti fragili, da proteggere e allontanare il più a lungo possibile dalle realtà del mondo. Ecco il perché di cartoni animati dai colori sgargianti, ma piuttosto sterili, ecco perché fanciulle indifese vengono sposate da ricchi principi senza motivo.

Le storie della Disney trasmettono messaggi e sono molto educative perché insegnano tanti valori positivi come l’onestà, l’amicizia, la famiglia, l’altruismo, ma il cliché della ricompensa finale al “giusto” e del lieto fine è sempre dietro l’angolo.

E’ fondamentale avere buoni modelli da seguire durante la crescita, ma perché accantonare le vecchie fiabe? E’ noto che gli autori sopra citati sono importanti scrittori che si rivolgono a grandi e piccoli senza distinzioni, ma già a loro tempo trovarono il modo di sfuggire all’ipocrisia di un mondo felice e meritocratico attraverso fiabe fortemente allusive.

E’ vero che alla fine delle loro storie andavo a letto con un pensiero, ma è stato proprio quel pensiero a scatenare riflessioni e considerazioni personali: “Perché lo Scorpione ha punto la Rana? E’ stato molto scorretto…Perché ha preferito morire?”. Non ho mai trovato una spiegazione che mi soddisfacesse appieno, e non la trovo tutt’ora ad essere sincera, perché in fondo ho sempre tifato per il lieto fine. Pensavo che la Rana e lo Scorpione attraversassero il fiume e poi, chissà, che diventassero amici. Avrebbero potuto incontrarsi ogni tanto sulla riva e scambiare due parole e magari conoscere le rispettive famiglie e raccontarsi di quei due mondi diversi quali l’acqua e la terra… Invece no. Crescendo ho constatato davvero che non sempre tutto va per il verso giusto. Ho capito che se un leone altruista si offre di soccorrere un cavallo ferito non verrà ringraziato. Ho scoperto che la sincerità dell’agnellino non può nulla contro la prepotenza del lupo. Ma, nonostante tutto questo, ho anche imparato che la cattiveria della testa sinistra del cigno è controproducente per tutti.

Il fatto strano è che, riprendendo tra le mani questo libro, il suo sapore non è cambiato completamente. E’ amaro per l’infanzia che porto dentro, ma saziante per quella verità che svela e che si riconosce in ogni pagina.

iStock_000016975940XSmall1Forse, in fondo, alternare ai programmi Disney una favola di Esopo potrebbe far capire ai grandi di domani che non è sempre il buono a vincere, ma che forse, nella vita al di là dello schermo, anche un po’ di furbizia e astuzia non guastano. Anche se io, personalmente, continuo a tifare per il Buono.

Nelle fiabe come nella vita.

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3 commenti

  1. ilaria ha detto:

    Sono del parere che, come in ogni cosa della vita, in ogni esperienza, in ogni singola persona che incontriamo percorrendo il cammino della nostra esistenza, ci sia del buono e del cattivo. Nella vita ho imparato che anche dalle situazioni più negative si può imparare a trovare qualcosa di positivo. Le favole della Disney sono sempre state per me, come per la stragrande maggioranza di tutti i 20enni che conosco, una sorta di diversivo dalla realtà, un momento ludico e di svago mentale, di magia pura, oserei dire di benessere: se, mentre la mamma stirava i panni e sbraitava alle mie spalle perché il papà non le dava una mano con le faccende domestiche, imprecando in ogni modo e con ogni espressione verbale a me al tempo ancora ignota, di fronte a me avevo uno schermo televisivo, dove una moltitudine di colori sgargianti, di personaggi fantastici e di allegre canzoni mi facevano evadere da quel mondo così pieno di angosce e di problemi, era come una sorta di teletrasporto in un mondo in cui la negatività non esisteva, nonostante dietro di me ci fosse sempre e comunque qualcosa a ricordarmi dove mi trovavo in realtà. Il mio corpo era sulla Terra, la mia mente era in un’altra dimensione totalmente incantata. Evadere non è del tutto sbagliato, man mano si cresce la realtà ci viene catapultata addosso e già fin da piccoli si riesce a capire che il vero principe azzurro è una figura mitologica che nella realtà non esiste. La perfezione fa parte di un altro mondo, non di certo di quello in cui viviamo noi. Crescere con queste favole fa bene, perché il cervello si mette in funzione fin da piccoli: io, personalmente, quando guardavo, esempio stupido, Cenerentola, sapevo che i topini buoni nella mia realtà sarebbero esistiti, li ho trovati, conosciuti e ho la fortuna di averli sempre al mio fianco (ovviamente sotto forma umana, chiariamoci), ma sapevo anche che al posto di Cenerella io non avrei permesso alla matrigna di lasciarmi lì, in mezzo alla fuliggine, a pulire pavimenti, cucine e stalle. Perché lo sapevo? Perché alla fine ero consapevole che la fata Turchina non sarebbe mai corsa in mio soccorso con una bacchetta magica e una zucca, ma che solo con le mie forze e con la mia testa avrei potuto cambiare la mia vita e ribellarmi. Le storie di Esopo, di Fedro o Tolstoj sono sicuramente più “istruttive”, forse più difficili da comprendere per un bambino: la morale c’è sempre, in ogni cartone e in ogni favola, ma il crescere e la loro importanza pedagogica stanno proprio nello sperimentarla sulla propria pelle, anche dopo averla compresa nel modo più erroneo. L’unica vera storia che ci farà comprendere la morale è la favola della vita, quella che viviamo ogni singolo giorno sulla nostra pelle.
    Articolo molto bello, complimenti all’autore.

  2. Tamara Uraghi ha detto:

    Ciao Ilaria, grazie per il tuo commento, mi ha fatto davvero piacere!
    Sono d’accordo con te, anche io in prima persona vanto una raccolta di cartoni Disney da fare invidia ad un Blockbuster ed ero capace (e forse lo sarei ancora) di guardarmene due di fila. Mi ripeto, queste storie hanno un alto valore educativo: insegnano a comportarsi bene, a credere nei valori e a scindere il giusto dallo sbagliato e, al di là di questo, sono splendide evasioni che ognuno di noi merita.
    Sono arrivata a scrivere questo articolo perché mi sono stupita del fatto che molti nostri coetanei non conoscono le “fiabe morali” di cui ho parlato, così è scaturita una riflessione personale, forse un po’ cinica della realtà che ci circonda. Ammetto che sono pensieri dettati da una certa sfiducia che caratterizza questo periodo, ma mi risultano più concrete le favole di Esopo, mentre non vedo il tanto sperato lieto fine di coloro che si impegnano per ottenere ciò che vogliono, che con la lealtà vengono ricompensati e vivono felici e contenti. Nel mio caso felici e soddisfatti. Esopo e gli altri autori hanno per me il ruolo di un vecchio saggio che agita l’indice e sospira “Te lo avevo detto”.
    Non posso fare a meno di ammettere che il furbo e l’astuto hanno spesso e volentieri la meglio nella vita, ma io non mi ritengo né l’uno né l’altro, sono semplicemente un’Alice nel Paese delle Meraviglie che vive giorno per giorno avventure strane e assurde, a volte piacevoli e altre meno.

  3. Ilaria Zanchetta ha detto:

    Brava, hai citato proprio il cartone animato meno “infantile” che che ci sia. Se ci fai caso Alice nel paese delle meraviglie è proprio uno dei capisaldi della Disney più difficile da comprendere; ammetto che io stessa, alla veneranda (si fa per dire ma l’argomento mi permette di poter utilizzare questo termine) età di 25 anni, di non aver ancora compreso del tutto alcune delle sfaccettature dei personaggi, già di per sé complicati e costruiti in modo completamente diverso rispetto ai cartoni tradizionali che fanno parte della scuderia del signor Disney. Pensa solo ai dialoghi: sono estremamente articolati, vengono utilizzati termini e frasi che un bambino non può capire del tutto, proprio per la loro complessità. Dopo averlo riguardato da grande molte cose mi sono più chiare. Riascoltando le parole dei due gemelli, dei fiori, dello stregatto e del brucaliffo, mi sono resa conto che il loro modo di esprimersi era quasi nobile, poetico, oserei dire aulico e come può un bambino capire tutti quei paroloni altisonanti? Ecco perché dico che i cartoni servono come svago quando si è piccoli e non tanto come insegnamento puro, proprio perché a volte non si ha la capacità di poter comprendere pienamente ciò che viene comunicato. Sono sempre più convinta che la morale in ogni storia esiste, ma siamo noi che gli attribuiamo un significato particolare, collegando anche le storie che vediamo o leggiamo al nostro vissuto personale, rivedendoci in alcune situazioni che le favole che leggiamo ci raccontano. La vita ti fa sempre imparare la lezione, bella o brutta che sia, e sarebbe fantastico se favole e cartoni ci dessero le giuste indicazioni da seguire, un po’ come una sorta di navigatore satellitare moderno ma, purtroppo, come tutte le cose troppo belle, è impossibile. Vivere, sbagliare, riprovarci, ricercare la felicità, magari senza trovarla ma sfiorandola e avvicinandosi sempre di più a ciò che ci fa star bene o che almeno ci soddisfa: queste sono le vere storie che ci insegnano a vivere, che ci permettono di crearci la nostra morale personale. Hai ragione, nella vita non sono sempre i buoni a vincere, soprattutto al giorno d’oggi, ma non significa che anche loro non possano essere felici, forse devono faticare di più, devono metterci un impegno maggiore per guadagnarsi col proprio sudore le vittorie che il destino ha riservato loro, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo tanto ambito con le proprie forze e avendo agito nel modo che secondo noi era il più corretto?

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