eidoteca

IL CARO ESTINTO

pantofoleDi Andrea Giardina

Asessuato, piccolo borghese, abitudinario, congelato in un biancore atemporale, il caro estinto diventa, mentre ancora giace sul letto, una fluttuante e tiepida presenza nei pensieri dei vivi. Da vivo era un ometto gentile, modesto e pettinato, dalla sintassi zoppicante e per natura democristiano, padre di famiglia mai troppo vecchio al momento del decesso. Oppure una donna col capello spelacchiato e ramato, piuttosto ispida nel tratto, devota a santi minori e con scarse esperienze di viaggio.Di lui alcuni ricordano il mite sorriso che lo conduceva, nel sereno primo pomeriggio del mezzo autunno, ad accarezzare la nuca dei nipoti. O le ciabatte in pelle lievemente odorose, o gli occhiali progressivi con scaglie di sebo incrostate alle lenti o, ancora, certi sgradevoli errori d’accento. Di lei invece si rammemorano le ciambelle secche e imperfette infornate per far contenti i bambini nonostante un acutissimo dolore al costato. Contiguo all’evanescenza dei trapassati, Il caro estinto maschio nella vita terrena era solito dedicarsi senza mai assentarsi ad un lavoro di concetto, trascorrendo le ore libere col Monopoli e guardando programmi televisivi per tutti, vissuti senza nessuna coscienza critica ed esprimendo un rattenuto disappunto solo in prossimità delle scollature procaci di “certe signorine”. Estraneo alla carne, vestito con regolarità disarmante, ha sempre dormito sonni pudichi con le mani nette ben posizionate all’esterno di lenzuola immacolate. Nessun sentore intenso lo ha mai circondato, né in lui è mai stata riconoscibile una seppur mediocre predisposizione all’alcol o al tabacco. La sua stessa guida dell’auto è stata buona e contrassegnata da un totale e deferente rispetto per il codice della strada.

Alla più sbarazzina doccia ha sempre anteposto un bagno caldo in una vaschetta non dissimile da una tinozza. Si è fatto la barba tutti i giorni. Ha sempre indossato un costume da bagno ascellare capace di mimetizzare con pudicizia l’apparato riproduttivo. Il caro estinto femmina simmetricamente ha nutrito una costante ripulsa per la carne, interrotta solo in apparenza quando ha concepito completamente vestita tre figli maschi nelle uniche tre copule della sua esistenza. Di lei si ricordano frasi scipite sulla vita come sofferenza da accettare senza fiatare, oppure legnose invettive contro i giovani e le loro malsane abitudini, o certi sedani resistenti a tutto indebitamente affondati in una minestrina spaccaossa, o la dentiera dimenticata sul lavandino del bagno, giusto di fianco al sapone. Nient’altro. La sua intera esistenza è di fatto consistita nel rassettare compulsivamente un appartamentino di 65 metri quadri, arredato col gusto di un nonno degli anni Sessanta.

Qualcosa – un errore impercettibile ma marchiano, una congenita abitudine a non infastidire che gli ha fatto sottovalutare sintomi esiziali, una distrazione tra le fratte della boscaglia, talora un ingiustificato desiderio d’abbandono o una voce proveniente dalla televisione spenta – lo ha fatto scivolare verso una morte contemporaneamente logica e prematura. La sua dipartita determina nei sopravvissuti un dolore sordo e di superficie, quasi illacrimato. E’ come se familiari e conoscenti avessero sempre intravisto quel Momento, consapevoli di avere a che fare con un lemure tiepido e poco a suo agio tra le sudaticce performances dei compagni di specie. Così, anche in presenza di eventi fortuiti, tutto è subito pronto per onorarne la dipartita. La frase vibrante in cui viene definito “cara salma”, la foto tessera “dove sembrava tanto contento” da destinare al necrologio sul quotidiano locale, l’abito buono con il quale consegnarlo alle mani sapienti e spicce delle pompe funebri e all’eternità.

Nessun dubbio sul suo destino. Per definizione cristiano, il caro estinto, dopo una vita trascorsa nella lunga trafila di sonnacchiose messe domenicali, non può che far ritorno alla “casa del padre”. Per cui, appena sigillato nel feretro alla presenza di pochi curiosi che chiacchierano sommessi, tutti lo immaginano già trasferito in una silenziosa permanenza tra gli orti ubertosi dell’Eden, dove senza soluzione di continuità, insieme a beati minori e a santi espulsi dal calendario, si smarrirà nella contemplazione dei petali di fiori oltremondani, eseguendo caròle sottili con i compagni di cielo. Da lì, con elvetica regolarità, invierà ai discendenti i numeri dell’Enalotto e della colonna Totip, servendosi di sogni tanto ovvi da svaporare prima dell’alba. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: