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PAROLARIO 2013: INTERVISTA AL FILOSOFO ANDREA BOTTANI

AndreaBottani

Intervista a cura di Andrea Pollastri

Gentile professor Bottani, nell’introduzione al suo intervento per l’edizione di Parolario 2013, troviamo questo interessante quesito:

Immaginiamo che la vita mentale di un ciabattino venga interamente trasferita nella testa di un re e che tutti i ricordi, le esperienze e le aspettative del re diventino la vita mentale del ciabattino”.

Secondo John Locke si tratterebbe di un caso in cui due persone hanno cambiato il loro corpo.

  1. E’ sufficiente la continuità psicologica per assicurare la nostra persistenza nel tempo? 
  2. Le persone sono puri flussi di coscienza?

Andrea Bottani: Credo che le domande 1) e 2) possano essere trattate insieme. Fu Locke a sostenere per primo che la nostra persistenza nel tempo non sia la persistenza di una sostanza (materiale come il corpo o immateriale come l’anima) ma piuttosto la continuità della nostra coscienza. Sebbene non sia del tutto chiaro che cosa Locke intendesse per continuità della coscienza, questa aveva per lui essenzialmente a che fare con la nostra memoria: la mia identità arriva a ritroso fin dove arriva la mia memoria, cioè la mia capacità di ricordare esperienze passate. Questo punto di vista presta il fianco a una serie di obiezioni distruttive, e questo spiega perché nessuno più lo difenda nei termini in cui Locke lo faceva. Ma la sostanza dell’approccio di Locke al problema della nostra persistenza nel tempo sopravvive oggi nel paradigma della identità diacronica delle persone come continuità psicologica. La continuità psicologica comprende una ampia gamma di relazioni psicologiche (non solo la memoria, ma anche il nesso fra desideri e intenzioni e fra intenzioni e decisioni, la stabilità delle credenze, dei desideri, dei tratti caratteriali, della personalità ecc). E sarebbe proprio la mia continuità psicologica con il bambino che ero a fare di me e del bambino la stessa persona, cioè a far sì che il bambino di ieri sopravviva ora in me. Questo approccio è oggi difeso in varie versioni da un certo numero di autori. La principale difficoltà cui presta il fianco è il cosiddetto problema dell’animale pensante. Se la continuità diacronica delle persone è psicologica e non organica, allora le persone non sono animali, perché la continuità diacronica degli animali è organica e non psicologica. Quindi, se io sono una persona, non sono un animale umano. Il problema è che noi attribuiamo correntemente stati mentali, e in particolare credenze, anche agli animali evoluti, e non solo alle persone (per esempio diciamo che un cane scodinzola perché crede che il padrone gli stia per portare da mangiare). Così, quando io credo di essere una persona, sembrano esserci due cose che hanno questa credenza: una persona (che ha ragione a crederlo, perché è una persona) e un animale umano (che ha torto a crederlo, perché è un animale e non una persona). E un problema epistemico apparentemente insolubile è: come faccio io a sapere di essere proprio la persona e non l’animale? La possibilità di sostenere l’approccio psicologico è legata al destino di diversi tentativi di rispondere all’obiezione dell’animale pensante.

Locke

  1. Quali sono, secondo lei, i più interessanti esperimenti mentali escogitati dai filosofi per chiarire la natura delle persone umane?

Andrea Bottani: Le condizioni di legittimità degli esperimenti mentali in filosofia sono largamente discusse, ma il problema della identità personale è probabilmente l’ambito di riflessione filosofica in cui il metodo degli esperimenti mentali ha conosciuto la maggiore importanza e ha maggiormente indirizzato e mosso la discussione (ecco le ragioni del riferimento alla immaginazione nel titolo del mio intervento di domani). Nella letteratura sulla identità personale, molti degli esperimenti mentali più famosi interrogano le nostre intuizioni in situazioni in cui la nostra continuità fisica prende una direzione e la nostra continuità psicologica un’altra (siamo psicologicamente continui con qualcuno con cui non siamo fisicamente continui, o viceversa). Di questo tipo sono sia il celebre esperimento mentale di Locke sul principe e il ciabattino, che lei giustamente ricorda sopra, sia il non meno celebre esperimento mentale del teletrasporto escogitato e discusso da Derek Parfit nel suo libro “Ragioni e persone”. Altri esperimenti mentali concernono casi in cui a “biforcarsi” simmetricamente è sia la nostra continuità fisica che psicologica, come il caso del trapianto di due emisferi cerebrali di una persona in corpi diversi analizzato ancora da Parfit in “Ragioni e persone”. Altri ancora considerano casi in cui lo stesso soggetto è fisicamente continuo in modi non simmetrici con due diversi soggetti (uno ha il suo corpo ma non il suo cervello, l’altro il suo cervello ma non il suo corpo), un esperimento mentale usato per mostrare che la continuità fisica dell’organo cerebrale (e non dell’intero organismo) è ciò che realmente conta per la nostra persistenza nel tempo. Altri esperimenti ancora evocano situazioni in cui “diventiamo” interamente artificiali (poiché sembra che un microchip di silicio possa svolgere la stessa funzione di un neurone, si potrebbe pensare che un cervello i cui neuroni siano stati interamente sostituiti in questo modo sia “diventato artificiale” da naturale che era, senza diminuzione delle sue funzioni originarie).

Parfit

Il meccanismo attraverso il quale l’esperimento mentale lavora è sostanzialmente sempre lo stesso. Un concetto complesso, le cui componenti stanno benissimo insieme in situazioni ordinarie, viene “fatto lavorare” in situazioni controfattuali, o almeno non abituali, in cui quelle stesse componenti entrano in tensione, e le nostre intuizioni vengono interrogate per stabilire quali delle componenti in gioco debbano essere mantenute e quali abbandonate, o almeno come debbano essere poste in una gerarchia. Sebbene sia difficile negare che alcuni degli esperimenti mentali discussi a proposito di identità personale siano inammissibili, l’esame di situazioni e casi meramente possibili trova una giustificazione nel fatto che una teoria della persona non può limitarsi a dire COME le persone siano de facto ma CHE COSA esse siano necessariamente, in ogni situazione logicamente possibile, cioè quale sia la loro natura metafisica o, in una parola, la loro essenza.

Andrea Bottani è professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Bergamo, dove insegna anche Ontologia e teorie del linguaggio, e professore invitato di Logica e Ontologia presso l’Università Vita-Salute S. Raffaele di Milano, dove insegna dal 2003.

È direttore del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bergamo, e membro del comitato di indirizzo per l’università della Regione Lombardia. È stato Presidente della SIFA (Società Italiana di Filosofia Analitica) e membro del Consiglio Direttivo della SILFS (Società Italiana di Logica e Filosofia delle Scienze). È membro del Collegio Docenti del Dottorato in Filosofia dell’Università di Torino.

Tra il 1995 e il 1999 ha insegnato presso le università di Urbino, Fribourg (CH) e Neuchatel (CH). Dal 1998 al 2005 è stato professore associato di Filosofia della scienza presso l’Università di Bergamo, dove ha anche insegnato a lungo Filosofia del linguaggio, e dove in passato ha diretto il Dipartimento di Lettere, arti e multimedialità e precedentemente il Dipartimento di Scienze della formazione e della comunicazione.

Le sue principali aree di ricerca sono la metafisica, la filosofia del linguaggio e la filosofia della logica. Negli ultimi anni si è interessato in particolare di metafisica delle proprietà, teorie della persistenza e del cambiamento, metafisica del tempo, identità personale e di alcuni temi di ontologia sociale (con particolare riguardo all’ambito della proprietà intellettuale).

Fra le sue pubblicazioni si segnalano i libri Verità e coerenza e Il riferimento imperscrutabile, una dozzina di volumi in qualità di curatore e una cinquantina di articoli su rivista e contributi in volume collettaneo.

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2 commenti

  1. thesmanpost ha detto:

    L’ha ribloggato su The Sman Poste ha commentato:
    argomento da approfondire

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