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IL MECCANICO (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

maccanico

Di Andrea Giardina

Bieco nello sguardo, di una diffidenza da aspide, il meccanico delle auto (categoria che comprende tutti, dai gommisti ai carrozzieri) è sempre impegnato in un’altra attività che rende insopportabile la presenza del cliente di turno. Cresciuto nel freddo e virile mondo delle quattro ruote, sporco, catarroso, il meccanico è un uomo duro, ostile, estraneo fin dallo sguardo a tutti quelli che gli ruotano attorno supplicanti. Soprattutto è inesorabile con gli inetti, ovvero coloro che, al tratto, egli riconosce come incapaci anche di trovare la leva per aprire il cofano della loro stessa macchina. A costoro, con impassibile sadismo, impone di fare manovre complicatissime negli spazi angusti dell’officina, dove lui sposta sgommando in retromarcia qualsiasi mezzo, compresi Suv chilometrici. A ben vedere il meccanico è uno specialista del senso di colpa. Ogni volta che gli viene consegnata la vettura, dopo aver bofonchiato frasi incomprensibili e dopo aver effettuato domande di un tecnicismo ispido, il suo smozzicato responso ha invariabilmente a che fare con le inadempienze del cliente. C’è sempre un intervento che avrebbe dovuto essere già stato fatto da mesi ma che è stato trascurato, c’è sempre il riconoscimento dell’errore compiuto dal collega che lo ha preceduto, di cui sottolinea l’approssimazione, facendo intuire la sua disonestà, soprattutto se si tratta di un meccanico minore, non ufficialmente inserito nel giro delle marche di rilievo. In quei momenti di sospensione, in cui, testa sul motore, si è finalmente degnato di dare uno sguardo alla macchina, il meccanico è consapevole di esercitare il Potere. Ti tiene lì, cincischia, satireggia, fa lepide battute grassocce sulle donne rivolgendosi al compagno di lavoro che va e viene con le tenaglie, e poi, sguardo intriso di irrisione, emette la sentenza, con la stessa arrogante protervia dei medici. La sua decisione è in genere quella di tener l’auto in officina almeno per ventiquattrore. Anche in congiunture critiche, mai il meccanico si dice in grado di effettuare un lavoro sic et simpliciter. Ha sempre bisogno di tempo, evidentemente col solo scopo di alzare la parcella.

Il modo di lavorare del meccanico è di due tipi. Nel primo caso si rende invisibile, lasciando apparentemente incustodita l’officina per decine di minuti e facendo friggere chi è in attesa e non ha l’intera giornata a disposizione. Nel secondo caso, invece, il meccanico è circondato da una piccola coorte di sfaccendati, alcuni dei quali pensionati buttati fuori casa dalle mogli, alla cui presenza lavora facendo commenti sulla qualità delle macchine (e ritenendo automaticamente scadente quella del cliente che sta di fronte a lui), sul campionato di calcio (che segue pensando di capirne il senso ma esprimendo punti di vista ancorati al catenaccio e ad una visione da tardi anni Settanta), e, immancabilmente, sui fondoschiena di signorine misconosciute, di cui si professa intenditore capace di passare rapidamente per le vie di fatto. Il tessuto del discorso è punteggiato di lemmi quali pulegge, valvole, carburatori, filtro, centralina, ed intercalato da sonore bestemmie verso qualcuno o qualcosa, ma soprattutto, neanche tanto implicitamente, verso quel “pirla” del cliente, pensato come un “frocio” smidollato soprattutto se portatore di occhiali o con le mani sospettosamente pulite e le unghie nette. L’ambiente dell’officina è in tal senso il correlativo oggettivo della caserma: vi si respira la stessa aria, fatta di machismo omofobico, disprezzo per la lettura e il pensiero, ripulsa per un discorso che contenga anche una sola congiunzione coordinante copulativa, coatta e sistematica disponibilità alla copula con qualunque soggetto femminile vivente nominato in effigie o presente nell’area di due chilometri.

Il momento di massima tensione viene raggiunto quando il meccanico, su un foglio lercio uscito da una stampante ferruginosa, presenta il conto. Si tratta di una cifra immancabilmente più alta rispetto alla disponibilità in contanti del cliente, che viene messo in ulteriore difficoltà dalla cronica impossibilità di utilizzo del bancomat. Nessuno, d’altra parte, osa ribellarsi al meccanico che sa di poter esigere qualunque somma senza che gli venga opposta resistenza. Si ha la sensazione che, non pagando, possa spaccarti il finestrino con il cric.

A suo merito, c’è da dire che il meccanico è un vero appassionato. Il lavoro è la sua vita. Quando va in pensione si smarrisce completamente, la mente gli si indebolisce e, per una nemesi irriverente, spesso si fa arrotare da un’auto in manovra nel parcheggio di un supermercato.

 

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