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QUANDO IL LETTORE FA LA DIFFERENZA

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di Tamara Uraghi

Di frequente si sente parlare di letteratura in senso astratto. In realtà essa è un’istituzione legata al mondo del mercato e, dunque, sottoposta alla dura legge della domanda e dell’offerta.

Un esempio di come la realtà editoriale sia molto più pragmatica di quanto si possa pensare è stato offerto dalla Fiera della Piccola Editoria tenutasi a Carimate il 14 Aprile. Manifestazioni di questo tipo svolgono prima di tutto una funzione di rappresentanza, così come esposto dall’organizzatrice dell’evento, la bibliotecaria comunale Marialuisa Lucis: «Si tratta di una vetrina, nella quale editori e autori espongono, facendosi conoscere, entrando a contatto con i lettori e anche tra loro. In questo modo ci proponiamo di combattere i diktat imposti dai giganti dell’editoria».

Non è un segreto che questo mondo sia “monopolizzato” da poche (pochissime) case editrici e che tutti gli altri editori vivano la costante difficoltà di farsi valere in un mercato che lascia così poco spazio alla concorrenza. Anzi, non sembra nemmeno legittimo parlare di “concorrenza” quando non si gode delle medesime opportunità distributive e della stessa copertura mediatica.

La sfida della piccola editoria non è allora quella di entrare in concorrenza con le case editrici maggiori, ma di cercare un’esistenza parallela, proponendosi come difficile, ma valida e possibile alternativa. Da un lato, allora, troviamo case editrici che pubblicano i loro autori dietro pagamento di un contributo, dall’altra invece vi sono soggetti editoriali che fanno della massima qualità (ottenuta attraverso una spietata selezione) il loro punto di forza. Due risvolti di una medesima realtà. La piccola editoria a pagamento è quella che maggiormente attira critiche: alcuni vi scorgono l’opportunità concessa ad aspiranti scrittori di realizzare il proprio sogno a costi contenuti, altri sostengono come tali iniziative mandino sul mercato prodotti di scarsa qualità, che compromettono, allo stesso tempo, la credibilità degli altri editori minori. «Poter vedere il mio racconto in un libro vero, toccare con mano la copertina, sfogliare le pagine e sentirne il profumo è fantastico – spiega emozionata Eleonora Molteni, una giovane autrice presente all’evento – Ma ammetto che la soddisfazione più grande sarebbe quella di essere promossa da una casa editrice che non chiede contributi».
Due case editrici presenti alla manifestazione di Carimate chiariscono l’aspetto relativo al dato economico, all’effettiva possibilità di guadagno dell’editoria indipendente. «Il nostro lavoro? Esiste solo per passione! E solo la passione spinge a realizzare prodotti con qualità e tipologie non replicabili dallo standard offerto dal monopolio. Certo è difficilissimo contenere i costi e riuscire contemporaneamente a trarne un misero e per molti non accettabile ricavo» risponde Luigi Alberto Bruzzone di Le Brumaie Editore (Torino).

Anche Laura Pacelli dell’Editrice Epsylon (Roma) condivide la sua esperienza «È molto difficile lavorare nell’editoria, perché senza contributi pubblici né privati, assume un ruolo chiave la distribuzione: noi mandiamo avanti la casa editrice da 4 anni con un investimento iniziale di circa 20.000 euro, una cifra irrisoria anche solo per un editore di media caratura. Siamo riusciti a trovare un distributore con fatica, perché senza un nome non ti distribuiscono, ma il paradosso è che se non distribuisci il nome non te lo fai. Ci vuole molta cocciutaggine e occorre credere davvero nella sfida che intraprendi».


Da queste parole emerge l’esistenza di un oceano di editori (e scrittori) per un’isola di lettori.


Sono tantissime le persone con talento e idee ingegnose, ma troppo spesso la figura del lettore coincide con quella dell’aspirante scrittore… un circolo vizioso che si chiude con poco profitto
. Anche le fiere non godono di un grande ritorno economico, vengono più considerate come un crash test per capire quali libri destano interesse e quali no.
A contrastare però le difficoltà economiche, si riscontra l’ottima qualità delle opere (alcune delle quali hanno conquistato ambiti premi letterari), la genuinità dei prodotti, la passione nel proprio lavoro, la volontà di adempiere alla reale e antica funzione degli editori: quella di mediare tra lettore e scrittore.

Le Brumaie di Torino, ad esempio, propongono tutto made in Italy: libri realizzati artigianalmente, con carte di alta qualità, scritti e illustrati da autori italiani.

Poi c’è chi cerca di puntare sul rapporto con i lettori: «Facciamo di tutto per accontentare chi si rivolge a noi: quando ci ordinano i libri mandiamo anche una sola copia e ci facciamo carico delle spese di spedizione» risponde la romana Epsylon.
Avvicinandosi ai vari stand questi editori parlano con il lettore. Raccontano di ogni libro e del suo autore, perché lo conoscono realmente: «Lui è un autore del Canton Ticino, questo è il suo primo romanzo», «Quello? Lo ha scritto una ragazza di 19 anni, ha uno stile eccezionale, ci è subito piaciuto!».

Chi può salvare allora la piccola editoria? Il lettore, un lettore consapevole che sappia orientarsi tra il mondo dei colossi e delle effimere mode editoriali e quello della piccola officina della letteratura.

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