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Tag Archives: Sandro De Fazi

IL DRAMMA DELL’ULTIMO VIRGILIO di Sandro De Fazi

Virgiliodi LUIGI PASCARELLA

Ho avuto occasione di recarmi alla presentazione del libro Il dramma dell’ultimo Virgilio del prof. Sandro De Fazi, incuriosito dall’argomento e dal docente, commissario esterno d’italiano e latino nella commissione agli esami di maturità della mia classe. (altro…)

Un Leopardi surreale. Il giovane favoloso di Mario Martone

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Di Sandro De Fazi

È innanzi tutto da ricordare che Mario Martone deve il titolo del suo film del 2014 ad Anna Maria Ortese, che scrisse in Pellegrinaggio sulla tomba di Leopardi (ora in Da Moby Dick all’Orsa Bianca, Adelphi, 2011): “Così ho pensato di andare verso la Grotta, in fondo alla quale, in un paese di luce, dorme da cento anni il giovane favoloso”. E ci sono vari luoghi comuni: si comincia con la solita Silvia, l’ermo colle e la siepe e andando avanti alcuni stereotipi persistono. (altro…)

LA BANALITÀ DEL NORMALE: IRRATIONAL MAN DI WOODY ALLEN

irrational-manDi Sandro De Fazi

È possibile il delitto perfetto? I lettori di gialli sanno che nessun mistero è mai rimasto irrisolto grazie alle elucubrazioni dei detectives talmente fantasiose da finire per cogliere la verità. Talvolta la stessa Agatha Christie ha imbastito trame non perfettamente attendibili, per l’inverosimiglianza di certe situazioni o per moventi poco probabili, ma Poirot infallibilmente scopre il colpevole sospettando di tutti. Quel che importa sono i personaggi, sempre ben caratterizzati da parte della scrittrice inglese con l’intelligenza e l’ironia ben note. Anche Woody Allen nel suo deludente ultimo film, Irrationl Man, dà una sua risposta all’inevitabile quesito, smentendo il luogo comune ma a prezzo del castigo che, dopo il delitto, il protagonista sarà destinato a subire. Il che però equivale a confermare la tesi che il delitto perfetto non esiste. (altro…)

L’ULTIMO VISCONTI

Luchino-Visconti

Di Sandro De Fazi

Visibilmente sofferente, Luchino Visconti era circondato da gigli e rose, omaggi augurali dei suoi ammiratori, da libri, da carte, da mimose, tutte espressioni d’affetto.

Sofferente ma forte e combattivo, lo attraversava un’immensa tensione della volontà, esercitava una pazienza grandiosa.

Doveva sottoporsi a una disciplina durissima, per la fisioterapia quotidiana. Il suo corpo decadeva ma lui ostacolava il decorso della malattia in primo luogo col cervello. Voleva riabilitarsi completamente.  (altro…)

NOTE A MARGINE SU ALESSANDRO MANZONI

10565141_10203482534536212_3188428622791020711_nDi Sandro De Fazi

1. Passabilmente in questa sede è dato analizzare I promessi sposi solo individuando alcune linee portanti, perciò mi limiterò a poche riflessioni su determinati aspetti dell’opera, per le quali lo spunto mi è venuto dall’edizione Newton Compton 2014 della Quarantana (introduzione di Arnaldo Colasanti, a cura di Ferruccio Ulivi,  € 3,90), che si aggiunge alle altre in linea con l’iniziativa, ripresa da qualche tempo dalla casa editrice, di diffondere a basso prezzo classici della letteratura internazionale.
La storia filologica del testo è d’altronde complessa, un intrigo a sua volta romanzesco in cui è facile perdersi. Si fa presto a dire che Manzoni ha scritto tre volte lo stesso libro, ma bisogna prima di tutto decidere di quale romanzo stiamo parlando in quanto l’autore fece in definitiva tre romanzi, il primo strutturalmente molto diverso dagli altri due. La prima stesura intitolata (non da Manzoni) Fermo e Lucia ha inizio il 24 aprile 1821 e termina il 17 settembre 1823. Lo scartafaccio non aveva ancora un titolo. L’autore rivide il testo chiamandolo Gli sposi promessi ma lo pubblicò una prima volta col titolo I promessi sposi nel 1825-1827 e, in seguito, al 1840-42 è databile la pubblicazione definitiva de I promessi sposi. Storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni. Le due edizioni poco o nulla hanno però a che fare col primo romanzo, che non è dunque da confondersi con Gli sposi promessi, anche se sarà questo il titolo successivamente (erroneamente) attribuito al Fermo e Lucia, che è la stesura più interessante proprio per i suoi “difetti”. Se conosciamo il Fermo e Lucia lo dobbiamo all’edizione di Giuseppe Lesca del 1915. D’altra parte “la critica a noi più vicina – scrive Giulio Ferroni – ha mostrato di preferire la forma più aperta, sperimentale e polemica del Fermo e Lucia alla più pacata sistemazione stilistica e ideologica dei Promessi Sposi” (Storia della letteratura italiana, vol. III, Dall’Ottocento al Novecento, Einaudi, 1991, p. 161). (altro…)

L'”ALIENAZIONE” NELLA FILOLOGIA CLASSICA

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Di Sandro De Fazi

1. Il lavoro filologico, sia a parte obiecti (i segni oggetto del vaglio) sia a parte subiecti (la sensibilità peculiare del filologo) va decantato da tutto quell’armamentario di inutilizzabile (perché inutile) tecnicismo asfittico, che aveva per esempio fatto parafrasare a Ettore Romagnoli la sentenza antipunica di Catone il Censore: Ceterum censeo philologiam esse delendam. E allontanare Nietzsche dall’ambiente pedante dell’accademia dove fu avversato proprio da Wilamowitz-Moellendorff, in seguito alla pubblicazione de Le origini della tragedia dallo spirito della musica.

Wagner fu nemico tenace di Wilamowitz, il più grande grecista della sua epoca, autore dell’erudita Introduzione alla tragedia greca ma senza che si cogliesse lo spirito dell’antichità nel suo “mostruoso” apparato di note e citazioni. Analoga accusa gli fu mossa da Giuseppe Fraccaroli e ancora da Romagnoli, soprattutto per ragioni di ordine estetico (scarsa sensibilità artistica). Secondo Nietzsche, la filologia doveva possedere requisiti di spessore filosofico e umano. Pascoli a sua volta si schierò contro questa forma di insensibilità, riverberantesi dall’educazione universitaria fin nel mondo della scuola che allora (e per molti decenni successivi) privilegiava lo studio della grammatica con scarsa o inesistente attenzione al pensiero dello scrittore. (altro…)

THOMAS MANN NELL’INTERPRETAZIONE DI LUKACS: IL TEMPO SOGGETTIVO E IL TEMPO OGGETTIVO

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Di Sandro De Fazi

1. Quello del tempo non è un problema da poco nella narrativa contemporanea. La definitiva consapevolezza dei rapporti storici nell’epoca tardo-capitalistica di Thomas Mann è stata resa possibile intanto dal richiamo alla storicità col quale Walter Scott aveva costituito il vero terminus a quo: tutto il romanzo europeo non avrà più avuto i connotati precedenti quantomeno dal punto di vista del decorso storico, ed eravamo ancora entro i limiti di Guerra e pace e in parte degli stessi Buddenbrook. In un secondo momento, il discorso si era fatto problematico da Flaubert in poi, da L’educazione sentimentale in poi e in un modo che tuttora non può non apparire agli scrittori contemporanei, visti i risultati epocali delle letterature europee dell’Otto-Novecento, senz’altro irreversibile e assume una valenza parenetica nell’oggi. (altro…)

SILENZI, AMICIZIE, AMORI. UN ROMANZO DI SANDRO DE FAZI

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Di Andrea Giardina

Che libro è “Ti scrivo brevemente per chiederti scusa dei miei silenzi” di Sandro De Fazi (Edizioni Libreria Croce)? Se diamo retta al sottotitolo potremmo pensarlo come la biografia di Gaetano Dimatteo, uno dei maggiori pittori italiani contemporanei. Un saggio allora? O, forse, come ci suggerisce l’autore, un romanzo? A conti fatti, né l’una né l’altra cosa. Nel solco di una tradizione recente ma già consolidata (che ha in figure come Sebald il punto d’avvio), quello di De Fazi è un pastiche di riflessioni, narrazioni, inserti dialogici, lettere, che si muovono seguendo il flusso della divagazione. (altro…)

LA VITA PRIMA DI TUTTO

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di Sandro De Fazi

1.

Nietzsche fu felice soltanto ai tempi della sua amicizia con i Wagner. Nonostante quello che diventerà il suo antiwagnerismo feroce, anche dopo la morte dell’amico continuò a suonare per sé la musica di Wagner.

Aveva trascorso l’inverno 1876-1877 a Sorrento con la vecchia amica Malwida von Meyesen e Paul Rée, alla ricerca di un clima che migliorasse la sua salute. Nel 1878 smise di insegnare al Pädagogium e l’anno successivo di essere docente di filologia classica, né mancherà in più di un’occasione di ripudiare il suo pur pregevole lavoro precedente.

Wagner era morto a Venezia nel 1883. Sradicato da qualsiasi istituzione, l’inesausto spostarsi da una città all’altra non gli permise più di coltivare rapporti d’amicizia se non per corrispondenza. Tutto questo fu ancora più desolante nel 1888 a Torino, il suo ultimo anno di vita cosciente. (altro…)

BENEDETTO CROCE E LA LETTERATURA LATINA PARTE 2

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Di Sandro De Fazi

Giovenale poeta o non poeta? Una chiave del dilemma è intanto nella sua ipocrisia, nel compiacersi del degrado circostante come a pretendere per sé una promozione sociale per abbrutirsi a sua volta doviziosamente senza, in realtà, poterlo fare. E senza la grazia favolistica, benché modesta, del rassegnato Fedro, veri esempi antipedagogici entrambi, Fedro ambizioso senza strumenti letterari complessi, l’altro a farsi male da sé nella propria delirante e compiaciuta messinscena. (altro…)