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Tag Archives: Piergiorgio Scilironi

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LA METROPOLI E LA VITA DELLO SPIRITO DI GEORG SIMMEL (Parte II)

 

Simmel

Di Piergiorgio Scilironi

Ritorniamo all’intensificazione della vita nervosa: per sintonizzarsi ai nuovi ritmi di vita – si diceva – l’individuo sviluppa un organo di difesa che gli permette di far fronte agli innumerevoli stimoli esterni. In altri termini, potremmo dire che l’individuo percorre le strade della metropoli distrattamente: si lascia sedurre dagli stimoli, ma riesce anche a farseli velocemente scivolare di dosso. Questa distrazione non coincide affatto con una forma degradata di esperienza, anzi è per Simmel uno strumento attivo ed efficace, una centralina che attiva simultaneamente diversi circuiti mentali e permette di catturare quanti più stimoli possibili.

A rendere possibile una simile distrazione è il potenziamento di un organo che Simmel definisce “intelletto” e che Freud chiama “preconscio”, ovvero una zona neutra, poco dinamica dal punto di vista del senso ma capace di accogliere e disfare incessantemente gli stimoli esterni facendo in modo che questi stessi stimoli non influiscano mai sull’inconscio né sulla propria coscienza. Il preconscio è un organo leggero ed elastico, estensibile a piacere, una sorta di spazio del possibile capace di accogliere e lasciare ogni volta un nuovo stimolo, una nuova sollecitazione. Proprio grazie al preconscio, l’individuo si muove a suo agio tra vetrine, annunci, parole, rumori. Il preconscio rende la metropoli “abitabile” ma, allo stesso tempo, crea un problema tutt’altro che semplice da risolvere: è possibile rendere significativa questa molteplicità di stimoli? Il preconscio è una percezione ampia, ma senza messa a fuoco, capace solo di scivolare sulle cose: E allora che senso ha, questa assenza di senso? (altro…)

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LA METROPOLI E LA VITA DELLO SPIRITO DI GEORG SIMMEL (Parte I)

 

Simmel

Di Piergiorgio Scilironi

La metropoli e la vita dello spirito risale al 1903 ed è immediatamente connesso alla seconda parte del testo Filosofia del Denaro (1900), dedicata all’immagine del denaro e al concetto di stile di vita. Insieme al successivo saggio sulla Moda (1905) costituisce il maggior momento di riflessione che Simmel dedica alla metropoli e ai suoi effetti. I due testi sono estremamente significativi per intendere gli sviluppi del pensiero simmeliano dal 1900 fino al 1911, anno di pubblicazione dei Saggi di cultura filosofica. La metropoli è infatti l’immagine storica a cui vanno costantemente riferite le riflessioni che Simmel dedica all’Estetica e alla Sociologia.

Nietzsche 2

Allo stesso modo, le monografie consacrate a Nietzche e Schopenauer, a Kant e Goethe, andrebbero intese come figure esemplari della contemporaneità, dell’esperienza e del vissuto metropolitano. Simmel costruisce una descrizione esaustiva del tipo metropolitano attraverso una serie di immagini. La prima di queste è “l’intensificazione della vita nervosa” a cui corrisponde una distinzione tra metropoli e comune. Su questa stessa distinzione si strutturano tutte le immagini successive del blasè, della distrazione e del piacere, della parzialità, della libertà e della solitudine. (altro…)

INTRODUZIONE ALLA FENOMENOLOGIA DI HUSSERL (seconda parte)

Husserl

 Di Piergiorgio Scilironi

Tenendo presente quanto ora chiarito a proposito della coscienza e della sua più propria caratteristica, consideriamo con più attenzione la proposta husserliana. Si è detto dell’esigenza di una filosofia che a partire dal piano dell’ evidenza proponga una gnoseologia libera da ogni preconcetto.

Poiché nulla è altrettanto indubitabilmente evidente dell’esperienza sensibile (o intuizione sensibile che dir si voglia), il primo piano da cui partire sarà quello della estetica trascendentale fenomenologica: si tratta cioè, anzitutto, di soddisfare il quesito relativo alla costituzione dell’evidenza esperienziale, della datità percepita a monte di ogni ulteriore concettualizzazione5. Poniamoci dunque ad osservare la dinamica percettiva, esplicitandone anzitutto le caratteristiche generali. (altro…)

INTRODUZIONE ALLA FENOMENOLOGIA DI HUSSERL (prima parte)

Husserl

 Di Piergiorgio Scilironi

La fenomenologia husserliana rappresenta uno dei capisaldi della filosofia del Novecento e agisce come stimolo sullo sviluppo del pensiero di numerosi e autorevoli filosofi e studiosi, spesso – come nel caso di Heidegger, per anni suo assistente, e, più tardi di Merleau-Ponty e Sartre – decisamente più noti al pubblico di quanto lo sia Husserl stesso. Questa sorta di “ingiustizia” storico culturale può avere, del resto, motivazioni oggettive, estranee alla natura del pensiero del filosofo ed inerenti piuttosto a rilievi di tipo storico, pratico e documentaristico. Nato in Boemia nel 1859, di origini ebraiche, Husserl vive i suoi ultimi anni in un clima a lui decisamente sfavorevole: il nazionalsocialismo, infatti, lo priva di quel giusto riconoscimento accademico che gli spetta, estromettendolo progressivamente dalla vita culturale del paese e pone in ombra il suo pensiero, privandolo della possibilità di divulgare opinioni filosofiche apertamente conflittuali rispetto al panorama socio politico a lui coevo. (altro…)

IL GIOVANE HEGEL Parte 2

Hegel 2

Di Piergiorgio Scilironi

Fede e sapere

E’ con l’opera del 1802, Fede e sapere, momento centrale della maturazione hegeliana, e con la dura critica che egli muove all’illuminismo, che Hegel affronta il problema della morte di Dio a partire dalla finitezza e dalla nullificazione della finitezza. Hegel dichiara esplicitamente che «il primo compito della filosofia è conoscere il nulla assoluto», e cioè il nulla della finitezza, nella misura in cui essa si chiude in se stessa senza tuttavia negarsi nell’eterno. (altro…)

IL GIOVANE HEGEL Parte 1

Hegel 2

Di Piergiorgio Scilironi

«Il fatto che l’accidentale in quanto tale, separato dalla propria sfera, il fatto che ciò che è legato ad altro ed è reale solo in connessione ad altro ottenga un’esistenza propria e una libertà separata, tutto ciò costituisce l’immane potenza del negativo: tutto ciò è l’energia del pensiero, dell’io puro. La morte, se così vogliamo chiamare quella irrealtà, è la cosa più terribile, e per tener fermo ciò che è morto è necessaria la massima forza. (altro…)

SPERANZA E UTOPIA NEL PENSIERO DI ERNST BLOCH

Bloch

Di Piergiorgio Scilironi

1. I «sogni a occhi aperti»

Nella filosofia della speranza di Ernst Bloch possiamo riscontrare una enorme dilatazione della nozione di spes, che non ha solo un valore affettivo o psicologico, ma – come egli dice all’inizio di “Il principio speranza”(1954-1959) – è soprattutto un «atto orientativo di specie cognitiva». (altro…)