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Tag Archives: Nietzsche

“ANDARE A PIEDI. FILOSOFIA DEL CAMMINARE”. Un libro di Frédéric Gros

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Di Sara Caon

“La libertà nel camminare è la libertà di non essere nessuno ed è anche la libertà di chi rinuncia”. Questo l’incipit del volume “Andare a piedi. Filosofia del camminare” (di Frédéric Gros, Garzanti 2013), da leggere tutto d’un fiato e rileggere, e rileggere ancora.

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PERCHE’ FILOSOFIA: L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI UN PENSIERO VIVO

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di Noemi Martarello

L’aria rinfresca, la luce si indora, l’estate finisce e riaprono i battenti di scuole e università, le segreterie si riempiono della giovane confusione di ragazzi che portano i moduli compilati con le loro iscrizioni. Ma questo non nella segreteria della facoltà di Filosofia, che registra da anni un drammatico calo.
In una realtà sempre più tecnicizzata, e nello scenario di crisi economica in cui ci si trova a vivere da sei anni a questa parte, iscriversi ad una facoltà umanistica sembra quasi anacronistico. Si punta su Economia, Ingegneria, Medicina e Biotecnologie. Facoltà matematico-scientifiche, che si suppone garantiranno un lavoro, un appiglio nel mare magnum della, ormai disperata, ricerca di un posto di lavoro.
“Perché filosofia?”, dunque? Una risposta univoca, ovviamente, non c’è. Anzitutto perché la filosofia non “si fa”. Non si insegna, né si impara. La si vive. O almeno, così dovrebbe essere. È però vero che troppo spesso la filosofia viene ridotta a materia, anzitutto durante il percorso di studi superiori: si sistemano in ordine cronologico gli autori maggiori, si spiegano i capisaldi del loro pensiero e via, si passa oltre. Qualcosa di simile, purtroppo, avviene anche all’interno degli atenei: si insegna la storia della filosofia, in maniera approfondita, sviscerando il pensiero di un determinato autore, e poco di più. (altro…)

L’AZZURRO DELL’ANIMA. HEIDEGGER E LA POESIA DI TRAKL (un libro di Francesco Gagliardi)

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Molti sono i poeti a cui Martin Heidegger è debitore: Hölderlin, Rilke, ma soprattutto Georg Trakl. Punto di riferimento per il filosofo tedesco, Trakl, austriaco, morì giovanissimo (27 anni) nell’ospedale di Cracovia, nei primi mesi della Grande Guerra, a causa di una dose eccessiva di cocaina. Intensi e drammatici, sulla medesima linea d’onda, i temi caratteristici che accompagnano e sono il frutto del percorso dei due pensatori, uno filosofo, l’altro poeta, e che Francesco Gagliardi (nel libro “L’azzurro dell’anima. Heidegger e la poesia di Trakl“, Morlacchi Editore) delinea a partire dalle poesie di Georg in continuo, quasi serrato, dialogo con le parole di Martin. (altro…)

LA METROPOLI E LA VITA DELLO SPIRITO DI GEORG SIMMEL (Parte I)

 

Simmel

Di Piergiorgio Scilironi

La metropoli e la vita dello spirito risale al 1903 ed è immediatamente connesso alla seconda parte del testo Filosofia del Denaro (1900), dedicata all’immagine del denaro e al concetto di stile di vita. Insieme al successivo saggio sulla Moda (1905) costituisce il maggior momento di riflessione che Simmel dedica alla metropoli e ai suoi effetti. I due testi sono estremamente significativi per intendere gli sviluppi del pensiero simmeliano dal 1900 fino al 1911, anno di pubblicazione dei Saggi di cultura filosofica. La metropoli è infatti l’immagine storica a cui vanno costantemente riferite le riflessioni che Simmel dedica all’Estetica e alla Sociologia.

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Allo stesso modo, le monografie consacrate a Nietzche e Schopenauer, a Kant e Goethe, andrebbero intese come figure esemplari della contemporaneità, dell’esperienza e del vissuto metropolitano. Simmel costruisce una descrizione esaustiva del tipo metropolitano attraverso una serie di immagini. La prima di queste è “l’intensificazione della vita nervosa” a cui corrisponde una distinzione tra metropoli e comune. Su questa stessa distinzione si strutturano tutte le immagini successive del blasè, della distrazione e del piacere, della parzialità, della libertà e della solitudine. (altro…)

LA VITA PRIMA DI TUTTO

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di Sandro De Fazi

1.

Nietzsche fu felice soltanto ai tempi della sua amicizia con i Wagner. Nonostante quello che diventerà il suo antiwagnerismo feroce, anche dopo la morte dell’amico continuò a suonare per sé la musica di Wagner.

Aveva trascorso l’inverno 1876-1877 a Sorrento con la vecchia amica Malwida von Meyesen e Paul Rée, alla ricerca di un clima che migliorasse la sua salute. Nel 1878 smise di insegnare al Pädagogium e l’anno successivo di essere docente di filologia classica, né mancherà in più di un’occasione di ripudiare il suo pur pregevole lavoro precedente.

Wagner era morto a Venezia nel 1883. Sradicato da qualsiasi istituzione, l’inesausto spostarsi da una città all’altra non gli permise più di coltivare rapporti d’amicizia se non per corrispondenza. Tutto questo fu ancora più desolante nel 1888 a Torino, il suo ultimo anno di vita cosciente. (altro…)