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DIEGO FUSARO: INTERVISTA SU FILOSOFIA E FUTURO

fusaro

Intervista a cura di  Andrea Pollastri

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  1. Gentilissimo Diego Fusaro, a seguito dell’attuale crisi del sistema capitalistico moderno, hai coniato i termini di “nichilismo della fretta”, “desertificazione dell’avvenire” e l’immagine della “fuga temporis”. Temi che ritroviamo nel tuo libro “Essere senza tempo”. Potresti illustrare quale significato hanno questi concetti e da che tipo di riflessione hanno avuto origine?

A partire dalla data epocale del 1989, il futuro come orizzonte progettuale sembra essersi tragicamente estinto: non viviamo più in nome del futuro, ma in nome del presente stesso, che tende a farsi intrusivo, totale, onnipresente, eterno. La freccia del tempo storico pare essersi bloccata lungo il suo tragitto: la storia stessa, con il suo incessante fluire, sembra essersi improvvisamente congelata (e quello dell’“end of history” pare essere il ritornello ossessivo che viene urbi et orbi ripetuto). Questa eternizzazione del presente si accompagna a una raggelante desertificazione dell’avvenire. E non di meno continuiamo ad affrettarci: le nostre vite sono prosciugate dai ritmi elettrizzanti della produzione e del consumo. È questa l’assurdità del nostro tempo, il suo più grande paradosso. (altro…)

IL GIOVANE HEGEL Parte 2

Hegel 2

Di Piergiorgio Scilironi

Fede e sapere

E’ con l’opera del 1802, Fede e sapere, momento centrale della maturazione hegeliana, e con la dura critica che egli muove all’illuminismo, che Hegel affronta il problema della morte di Dio a partire dalla finitezza e dalla nullificazione della finitezza. Hegel dichiara esplicitamente che «il primo compito della filosofia è conoscere il nulla assoluto», e cioè il nulla della finitezza, nella misura in cui essa si chiude in se stessa senza tuttavia negarsi nell’eterno. (altro…)

IL GIOVANE HEGEL Parte 1

Hegel 2

Di Piergiorgio Scilironi

«Il fatto che l’accidentale in quanto tale, separato dalla propria sfera, il fatto che ciò che è legato ad altro ed è reale solo in connessione ad altro ottenga un’esistenza propria e una libertà separata, tutto ciò costituisce l’immane potenza del negativo: tutto ciò è l’energia del pensiero, dell’io puro. La morte, se così vogliamo chiamare quella irrealtà, è la cosa più terribile, e per tener fermo ciò che è morto è necessaria la massima forza. (altro…)