eidoteca

Home » Posts tagged 'Freud'

Tag Archives: Freud

COME CURA LA PSICOANALISI LACANIANA

lacan

[Per gentile concessione di: hæcceit@s web. Rivista online di filosofia, cultura e società/ISSN 2282-5762]

Di Roberto Pozzetti

La psicoanalisi sorge come metodo di cura di una serie di disturbi psichici e, in particolar modo, dell’isteria a partire dall’incontro di Breuer e Freud con le loro pazienti. Le estensioni di tale metodo e della teorizzazione che ne è derivata alla lettura di fatti sociali, culturali e politici non ne modifica questo statuto essenziale e non ne fa una visione del mondo, una Weltanschauung. Lo sosteneva lo stesso Freud: “La psicoanalisi, a mio parere, è incapace di crearsi una sua particolare Weltanschauung1.

Molte volte è l’orientamento analitico lacaniano a instillare questo dubbio tanto che molti si chiedono se i lacaniani pratichino effettivamente la psicoanalisi e non compiano soltanto delle mere astrazioni, analoghe a quelle dei filosofi.

Lacan fu, al contrario, un clinico rigoroso il quale si dedicò ogni giorno alla pratica della psicoanalisi, dal 1944 presso Rue De Lille, 5. Mantenne un legame con la clinica psichiatrica per tutta la sua vita svolgendo conferenze e incontri di formazione in centri ospedalieri di Parigi e di altre città francesi2 (altro…)

IL TEMPO NELLA CURA DEI RICORDI TRAUMATICI

Di Primavera Fisogni

Abstract

Metodica psicologica impiegata con successo nella cura dei disturbi post traumatici da stress (Ptsd), l’Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) rielabora con modalità adattiva contenuti presenti nella memoria in modo disadattivo. Validata da un gran numero di studi empirici, a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, la metodica non è debitamente supportata da studi teorici che ne esplorino i fondamenti antropologici: in particolare, va chiarito se l’azione rigenerativa del ricordo, a cui segue un beneficio per il paziente, sia da addurre soltanto alle ricadute neurovegetative e agli effetti biochimici provocati dalle reti neurali, eccitate dal movimento oculare o dai tamburellamenti praticati sul paziente. Oppure, se gli esiti benefici siano da inquadrare in una cornice antropologica più complessiva. In questo articolo si intende portare alla luce la specifica temporalità della memoria a cui si volge, retrospettivamente e intenzionalmente, la persona. Muovendo dalla teoria dell’attenzione elaborata da E. Husserl, in cui si dà una decisiva interazione di tempo e senso, viene ipotizzata un’affinità con il procedere dell’Emdr. In pratica, l’attività interpretativa riapre il vissuto del ricordo, non soltanto la mera rappresentazione di esso, riportando alla luce componenti non-conscie, entro specifici frammenti temporali. A differenza dell’inconscio, a cui S. Freud assegna un carattere a-temporale, l’Emdr evidenzia una continuità dell’esperienza cronologica, che richiama l’intuizione fenomenologica indagata da M. Scheler nel saggio “Pentimento e rinascita”. Il risultato esorta al dialogo tra Emdr e filosofia della persona: la metodica ne trarrebbe robustezza teorica, mentre la fenomenologia beneficerebbe, nel suo processo di riduzione, dei suggestivi riscontri empirici. (altro…)

LA METROPOLI E LA VITA DELLO SPIRITO DI GEORG SIMMEL (Parte II)

 

Simmel

Di Piergiorgio Scilironi

Ritorniamo all’intensificazione della vita nervosa: per sintonizzarsi ai nuovi ritmi di vita – si diceva – l’individuo sviluppa un organo di difesa che gli permette di far fronte agli innumerevoli stimoli esterni. In altri termini, potremmo dire che l’individuo percorre le strade della metropoli distrattamente: si lascia sedurre dagli stimoli, ma riesce anche a farseli velocemente scivolare di dosso. Questa distrazione non coincide affatto con una forma degradata di esperienza, anzi è per Simmel uno strumento attivo ed efficace, una centralina che attiva simultaneamente diversi circuiti mentali e permette di catturare quanti più stimoli possibili.

A rendere possibile una simile distrazione è il potenziamento di un organo che Simmel definisce “intelletto” e che Freud chiama “preconscio”, ovvero una zona neutra, poco dinamica dal punto di vista del senso ma capace di accogliere e disfare incessantemente gli stimoli esterni facendo in modo che questi stessi stimoli non influiscano mai sull’inconscio né sulla propria coscienza. Il preconscio è un organo leggero ed elastico, estensibile a piacere, una sorta di spazio del possibile capace di accogliere e lasciare ogni volta un nuovo stimolo, una nuova sollecitazione. Proprio grazie al preconscio, l’individuo si muove a suo agio tra vetrine, annunci, parole, rumori. Il preconscio rende la metropoli “abitabile” ma, allo stesso tempo, crea un problema tutt’altro che semplice da risolvere: è possibile rendere significativa questa molteplicità di stimoli? Il preconscio è una percezione ampia, ma senza messa a fuoco, capace solo di scivolare sulle cose: E allora che senso ha, questa assenza di senso? (altro…)