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Tag Archives: Feodor Dostoevskij

LA BANALITÀ DEL NORMALE: IRRATIONAL MAN DI WOODY ALLEN

irrational-manDi Sandro De Fazi

È possibile il delitto perfetto? I lettori di gialli sanno che nessun mistero è mai rimasto irrisolto grazie alle elucubrazioni dei detectives talmente fantasiose da finire per cogliere la verità. Talvolta la stessa Agatha Christie ha imbastito trame non perfettamente attendibili, per l’inverosimiglianza di certe situazioni o per moventi poco probabili, ma Poirot infallibilmente scopre il colpevole sospettando di tutti. Quel che importa sono i personaggi, sempre ben caratterizzati da parte della scrittrice inglese con l’intelligenza e l’ironia ben note. Anche Woody Allen nel suo deludente ultimo film, Irrationl Man, dà una sua risposta all’inevitabile quesito, smentendo il luogo comune ma a prezzo del castigo che, dopo il delitto, il protagonista sarà destinato a subire. Il che però equivale a confermare la tesi che il delitto perfetto non esiste. (altro…)

IL TEMPO NELLA CURA DEI RICORDI TRAUMATICI

Di Primavera Fisogni

Abstract

Metodica psicologica impiegata con successo nella cura dei disturbi post traumatici da stress (Ptsd), l’Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) rielabora con modalità adattiva contenuti presenti nella memoria in modo disadattivo. Validata da un gran numero di studi empirici, a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, la metodica non è debitamente supportata da studi teorici che ne esplorino i fondamenti antropologici: in particolare, va chiarito se l’azione rigenerativa del ricordo, a cui segue un beneficio per il paziente, sia da addurre soltanto alle ricadute neurovegetative e agli effetti biochimici provocati dalle reti neurali, eccitate dal movimento oculare o dai tamburellamenti praticati sul paziente. Oppure, se gli esiti benefici siano da inquadrare in una cornice antropologica più complessiva. In questo articolo si intende portare alla luce la specifica temporalità della memoria a cui si volge, retrospettivamente e intenzionalmente, la persona. Muovendo dalla teoria dell’attenzione elaborata da E. Husserl, in cui si dà una decisiva interazione di tempo e senso, viene ipotizzata un’affinità con il procedere dell’Emdr. In pratica, l’attività interpretativa riapre il vissuto del ricordo, non soltanto la mera rappresentazione di esso, riportando alla luce componenti non-conscie, entro specifici frammenti temporali. A differenza dell’inconscio, a cui S. Freud assegna un carattere a-temporale, l’Emdr evidenzia una continuità dell’esperienza cronologica, che richiama l’intuizione fenomenologica indagata da M. Scheler nel saggio “Pentimento e rinascita”. Il risultato esorta al dialogo tra Emdr e filosofia della persona: la metodica ne trarrebbe robustezza teorica, mentre la fenomenologia beneficerebbe, nel suo processo di riduzione, dei suggestivi riscontri empirici. (altro…)