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Tag Archives: Costanzo Preve

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L'”ALIENAZIONE” NELLA FILOLOGIA CLASSICA

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Di Sandro De Fazi

1. Il lavoro filologico, sia a parte obiecti (i segni oggetto del vaglio) sia a parte subiecti (la sensibilità peculiare del filologo) va decantato da tutto quell’armamentario di inutilizzabile (perché inutile) tecnicismo asfittico, che aveva per esempio fatto parafrasare a Ettore Romagnoli la sentenza antipunica di Catone il Censore: Ceterum censeo philologiam esse delendam. E allontanare Nietzsche dall’ambiente pedante dell’accademia dove fu avversato proprio da Wilamowitz-Moellendorff, in seguito alla pubblicazione de Le origini della tragedia dallo spirito della musica.

Wagner fu nemico tenace di Wilamowitz, il più grande grecista della sua epoca, autore dell’erudita Introduzione alla tragedia greca ma senza che si cogliesse lo spirito dell’antichità nel suo “mostruoso” apparato di note e citazioni. Analoga accusa gli fu mossa da Giuseppe Fraccaroli e ancora da Romagnoli, soprattutto per ragioni di ordine estetico (scarsa sensibilità artistica). Secondo Nietzsche, la filologia doveva possedere requisiti di spessore filosofico e umano. Pascoli a sua volta si schierò contro questa forma di insensibilità, riverberantesi dall’educazione universitaria fin nel mondo della scuola che allora (e per molti decenni successivi) privilegiava lo studio della grammatica con scarsa o inesistente attenzione al pensiero dello scrittore. (altro…)

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DIEGO FUSARO: INTERVISTA SU FILOSOFIA E FUTURO

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Intervista a cura di  Andrea Pollastri

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  1. Gentilissimo Diego Fusaro, a seguito dell’attuale crisi del sistema capitalistico moderno, hai coniato i termini di “nichilismo della fretta”, “desertificazione dell’avvenire” e l’immagine della “fuga temporis”. Temi che ritroviamo nel tuo libro “Essere senza tempo”. Potresti illustrare quale significato hanno questi concetti e da che tipo di riflessione hanno avuto origine?

A partire dalla data epocale del 1989, il futuro come orizzonte progettuale sembra essersi tragicamente estinto: non viviamo più in nome del futuro, ma in nome del presente stesso, che tende a farsi intrusivo, totale, onnipresente, eterno. La freccia del tempo storico pare essersi bloccata lungo il suo tragitto: la storia stessa, con il suo incessante fluire, sembra essersi improvvisamente congelata (e quello dell’“end of history” pare essere il ritornello ossessivo che viene urbi et orbi ripetuto). Questa eternizzazione del presente si accompagna a una raggelante desertificazione dell’avvenire. E non di meno continuiamo ad affrettarci: le nostre vite sono prosciugate dai ritmi elettrizzanti della produzione e del consumo. È questa l’assurdità del nostro tempo, il suo più grande paradosso. (altro…)

LA SITUAZIONE SIRIANA: INTERVISTA AL FILOSOFO DIEGO FUSARO

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Intervista a cura di Andrea Pollastri

  1. Gentile Diego Fusaro, per quanto riguarda l’attuale situazione in Siria, tu sei stato uno dei pochi che, coraggiosamente, hai parlato di un’ “opera di demonizzazione”. In che senso?

 L’ho detto e l’ho anche scritto in tempi non sospetti, nel mio lavoro Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo (2012). Armi chimiche, armi di distruzione di massa, violazione dei diritti umani: queste accuse – nello scenario post-1989 – sono immancabilmente la copertura mediatica che prepara ideologicamente l’opinione pubblica alla necessità del bombardamento, sempre in nome dei diritti umani e della democrazia (la solita foglia di fico per occultare la natura imperialistica delle aggressioni statunitensi). L’apparato dell’industria culturale si è già mobilitato, complici il clero giornalistico e il main stream mediatico: e l’ha fatto diffamando in ogni maniera lo Stato siriano, in modo da porre in essere, a livello di opinione pubblica, le condizioni per il necessario bombardamento umanitario. Non è certo un caso che Assad sia stato presentato come il nuovo Hitler, in modo da legittimare il “modello Hiroshima”, cioè il bombardamento come “male necessario”. (altro…)