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Tag Archives: Andrea Giardina

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Primo Levi, di fronte e di profilo

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Di Andrea Giardina

Abitudini consolidate ci spingono a confinare Primo Levi negli spazi – plumbei e terribilmente esatti – di “Se questo è un uomo“. Proprio la straordinarietà di quel libro sembra però ancora impedirci di vedere in Levi uno scrittore altrettanto straordinario, capace di percorrere generi letterari diversissimi, sfuggendo ad ogni possibile classificazione e ai grandi sistemi ideologici degli anni Sessanta e Settanta. Ben venga dunque un libro come “Primo Levi di fronte e di profilo“ (Guanda, 2015), realizzato da Marco Belpoliti, che di Levi era già stato curatore delle opere per Einaudi, e che allo scrittore torinese ha dedicato numerosi altri lavori e corsi universitari. (altro…)

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NEGLI IMMEDIATI DINTORNI. GUIDA LETTERARIA TRA LOMBARDIA E CANTON TICINO

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Di Andrea Pollastri

[articolo già pubblicato sul quotidiano La Provincia di Como in data 03/06/2015, con il titolo “Scrittore e lettore. Compagni di viaggio sullo stesso vagone”]

Dalla valle esce un treno che porta più storie che vagoni…”. Inizia in questo modo il racconto di Erminio Ferrari, uno dei ventitré scrittori che compongono “Negli immediati dintorni. Guida letteraria tra Lombardia e Canton Ticino”. (Casagrande, pag. 182, euro 15,00). Ventitré scrittori e, di conseguenza, ventitré storie. Ricordi personali, descrizioni di luoghi più o meno conosciuti, o racconti che ricorrono alla pura e semplice tradizione letteraria della “regione” disegnata dal percorso della rete ferroviaria TILO, che collega il Canton Ticino e la Lombardia.

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IL PADRE TIFOSO (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

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Di Andrea Giardina

Chiuso nella tetragona convinzione di avere in casa un campione, vive nella scorante condizione di chi non può mai confessare apertamente quanto gli sta più a cuore, facendo esercizi di umiltà improbabili, salvo poi sbracare con indecenza quando le cose si mettono male. A quel punto, di fronte ad un “mister” che si ostina a non vedere le qualità del ragazzo e non lo fa giocare, o a tu per tu con la belluinità degli altri genitori (a lui completamente speculari, ma di cui sottolinea l’indecente incapacità di capire il football), sbotta in manifestazioni di ira convulsa, o dà la stura a sarcasmi velenosi, o, ancora, agisce per vendicarsi con puntualità criminale ipotizzando l’annientamento fisico del “suo nemico”. Del resto, il padre tifoso vive solo nella prospettiva della carriera del figlio, a cui, dall’età di quattro anni e mezzo, ha imposto la pratica ossessivo-compulsiva dello “sport”. La sua settimana è modulata sugli impegni del bambino. Non manca mai un allenamento, che segue con attenzione o per individuare i limiti dei tecnici (da lui tutti sottostimati e considerati la causa di ogni difetto del figlio) o per ammirare le prodezze del “suo” fuoriclasse, arrivando alle lacrime se azzecca due dribbling consecutivi. D’altra parte, le partite televisive diventano solo un mezzo per insegnare al bambino come si fa “a stare in campo”. Nonostante il “pulcino” abbia il disperato desiderio di giocare con il Lego, il genitore tifoso, con suadente ferocia, lo inchioda al divano e lo obbliga a seguire non il match nel suo complesso, ma i “movimenti” del giocatore che occupa il suo ruolo. Il bambino finge di capire per assecondare il padre, di cui a tratti arriva ad avere addirittura paura. L’uomo, dalla sua, non riesce a trattenere la commozione. Sa che quell’oretta e mezza di lezione teorica non potrà non produrre effetti positivi, e poi, notando le incertezze dei presunti assi della serie A, si autoconvince che sì, tra otto, al massimo dieci anni, sarà lui, il sonnacchioso moccioso che tiene stretto tra le braccia, a sgambettare sui prati d’Europa. “Quando farai gol all’Inter, è vero che esulterai rivolgendoti a me?”, gli chiede allora scherzosamente ma con l’occhio umido. (altro…)

I MORTI CHE RITORNANO (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

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Di Andrea Giardina

Polverosi, smagriti, afflosciati come marionette nei doppiopetto antracite da cui sono stati rivestiti per le esequie, l’occhio torbidamente acquoso, la parlata ciancicata, il passo reso strambo da scarpe sovradimensionate (il piede si è ridotto almeno di dieci numeri), i morti che ritornano, che possono seriamente ritornare, sono solo quelli di età contemporanea (i morti dell’età preindustriale sono macchiette da commedia dell’arte, di quelli antichi rimangono sporadici riccioli di fumo nei Campi Flegrei).  (altro…)

IL COMPLOTTISTA (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

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Di Andrea Giardina

Ai suoi occhi tutto ha una spiegazione. Ma, come lui solo sa, non è mai quella ufficiale. Per via di orchestrazioni perfette e prive di smagliature, nulla di ciò che è vero appare alla luce del sole. Senza dubbio, afferma, pochissimi potenti, stretti in diuturni conciliaboli, predispongono ogni dettaglio della nostra quotidianità, decidendo quanti dobbiamo essere, di che cosa dobbiamo morire, quando dobbiamo fornicare, quando dobbiamo avvertire l’impulso di credere in dio o di comprare uno smartphone. Il piano è universale e perfetto, invisibile e funzionante. Il suo unico limite è quello di essere noto al complottista, che, però, per statuto, è privo di credibilità. Di conseguenza l’unico che potrebbe sollevare il velo è impossibilitato a farlo. Come Cassandra, urla la verità senza che nessuno gli dia credito. E questo, secondo il complottista estremo, è l’ennesima genialata dei potenti stessi, che si servono del sarcasmo e della scienza (incredibilmente a braccetto) per mandare a capinculo i suoi disvelamenti, relegando verità sopraffine al livello di deliri ciarlataneschi.  (altro…)

L’ALTRO (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

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Di Andrea Giardina

Sfuggente, filiforme, protervo, accigliato, l’altro è l’argomento di discussione di tutti i contemporanei. Sempre assente, è un uomo perlopiù di mezza età (o una donna belloccia e biondastra) costantemente messo sotto accusa da piccoli e compiaciuti gruppi di “compagni di specie”, riuniti in combriccole galeotte negli spazi ristretti di un vagone ferroviario o di un lattiginoso pub di provincia dopo la mezzanotte.  (altro…)

GIUSEPPE PONTIGGIA. UN CONTEMPORANEO DEL FUTURO

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Di Andrea Giardina

[Articolo pubblicato anche sul quotidiano La Provincia di Como, in data 25/09/2014]

Forse oggi non ne abbiamo ancora l’esatta percezione, ma Giuseppe Pontiggia è stato uno dei più importanti scrittori italiani della seconda metà del Novecento. La sua è la “categoria” di chi ritiene la letteratura uno strumento (amatissimo) per parlare del mondo, conoscerlo, viverlo e accettarlo in tutte le sue contraddizioni. Con ironia impareggiabile, Pontiggia è stato uno degli ultimi veri moralisti del XX secolo. Un acuto osservatore delle vite altrui che ha raccontato con lo sguardo di un amabile compagno di viaggio. A ognuno dei suoi libri, in nome di un profondo senso etico, si è dedicato con passione e scrupolo. Si sa della sua cura della parola, della sua necessità di riscrivere, della sua capacità di ridiscutere continuamente i risultati del proprio lavoro. Ed è evidente che Pontiggia, a più di dieci anni dalla scomparsa, è un classico, ovvero, come lui stesso ci ha suggerito, è un “contemporaneo del futuro”, un riferimento permanente, una guida (altro…)

L’ESAME DI MATURITA’. UNA FARSA ALL’ITALIANA

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Dopo anni di stanca e mediocremente disgustata osservazione, mi sono quasi convinto che lo scopo della “Maturità” sia l’italianissimo “lasciare tutto com’è”. L’esame (di stato), se riuscito, deve essere la conferma speculare della situazione di partenza, che è poi quella definita dal Consiglio di Classe negli ultimi collosi giorni di lezione. Nonostante un apparato da “dies irae”, teatralmente intimidatorio (la “blindatura” delle scuole ne è lo stigma più evidente), nonostante le trepidanti paure delle famigliole istigate dagli strombazzamenti dell’informazione giornalistica, tutto è organizzato per evitare qualsiasi scostamento da quel saldissimo punto di equilibrio. (altro…)

LA FIDANZATA (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

La fidanzata

 

Di Andrea Giardina

Nonostante le contraffazioni – signore atticciate, bambine, nonnette birichine – la vera fidanzata ha sempre dai venti ai ventinove anni ed ha in curriculum almeno tre “ex”. Si tratta di una “signorina” che ha smesso i panni trascurati e omologanti dell’età scolastica e, come per magia, è diventata magra e attraente, indossando abitini neri e scarpe traslucide. Ben pettinata, sobriamente truccata, frusciante, frizzante, con alito profumato e unghie perfette, la fidanzata scivola attraverso una settimana brillante, divisa tra il lavoro che le dà tono anche quando lo detesta, il fitness in pausa pranzo o nel tardo pomeriggio, l’happy hour con i colleghi piacioni, il modernissimo weekend col partner dalla mascella volitiva, ruotante attorno alla triade shopping (anche ore per l’acquisto di una canottiera), cenetta (deludente, ipocalorica, con piluccamenti) e trionfale copula di classe. (altro…)

E’ NATALE, OVVERO E’ COME SE LO FOSSE

 

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Di Andrea Giardina

Si entra nella terra della citazione (e non dell’eccitazione), quando si “respira” l’aria di natale. Il testo di riferimento è il “bianco natale” nordico attraverso la combinata rilettura Dickens-Disney-Coca Cola-Folklore teutonico. Scintillii, sfolgoranti giochi di luce, renne che sfrecciano nel “coelum stellatum”, babbinatale ovunque, e poi mercatini con gingilli lanosi e lampade di sinistra e salumi e formaggi nostrani (sempre per alternativi) ; e neve, artificialissima, spruzzata qua e là, surrogata dal polistirolo, richiamata per analogia dalle piste ghiacciate per pattinatori che sostituiscono le piazze lastricate. Insomma sono giorni in cui quasi tutti dobbiamo giocare al “come se”: si finisce con l’ammettere che le voci pastose dei crooners intonanti “White Christmas”, i fiocchi e le scatole coloratissimi, i lacerti d’abete con palle rosse facciano atmosfera di attesa, di febbrile gioia, di biscottino, di famigliola (o, ahimè, famiglione) ricompattata e immemore, felicemente chiassosa attorno all’albero, mentre fuori regnano le nuvole basse e le lingue insidiose della glaciazione. (altro…)