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Corea del Nord. La crisi senza fine

kimDi Marco Corno

La crisi nordcoreana sembra diventare ogni giorno più contorta. Donald Trump e Kim Jong-un si scambiano ripetutamente insulti e minacce senza che queste portino alcun risultato perché a scontrarsi sono interessi politici importantissimi che vedono come principali protagonisti la Cina e gli USA.

Nonostante la tensione coreana sia di fatto una questione regionale (che vede coinvolte le potenze del Sud-est asiatico come Corea del Nord, Corea del Sud e Giappone) la diplomazia del presidente degli USA ha trasformato la crisi regionale in una sfida diretta con Pechino perdendo di vista il contesto storico-politico in cui sono nate le due coree. Infatti lo sviluppo di armamenti nucleari nordcoreani è anche una conseguenza della negligenza degli USA durante l’amministrazione Reagan e poi Bush jr (dopo l’11 settembre) quando il regime di Pyongyang venne inserito all’interno della lista degli stati canaglia insieme a paesi come l’Iran, la Libia e l’Iraq. La vulnerabilità unita al rischio di un attacco esterno ha spinto, il padre dell’attuale leader, Kim Jong-il ad accelerare il proprio programma nucleare a scapito del benessere della popolazione sfruttando anche le proprie oscure relazioni con Il Pakistan. L’arsenale nucleare permette alla Corea del Nord di tutelarsi da un possibile attacco dagli USA salvaguardando così la propria sovranità e allo stesso tempo ottenere concessioni politico-economiche ricattando la comunità internazionale.

L’ago della bilancia potrebbe diventare il neo-presidente della Corea del Sud Moon Jae-in con il programma di apertura a Pyongyang per discutere sul disarmo nucleare e sulla possibile unificazione della penisola coreana. Il rischio però è l’entrare in conflitto d’interesse con Washington perché un accordo con la Corea del Nord significherebbe lo smaltimento di tutte le basi americane nel mar del Giappone e nell’Oceano Pacifico (Okinawa e Guam) il che creerebbe non pochi problemi con la terra del sol levante poco favorevole a rinunciare all’ombrello nucleare americano. Certo nell’attuale contesto storico la zona est dell’Asia vive qualcosa di mai visto prima con all’incirca 19 test missilistici in meno 8 mesi, il penultimo è stato il più significato perché Pyongyang ha mostrato di possedere missili balistici intercontinentali in grado di colpire la costa ovest degli Stati uniti (California e Alaska) con testate nucleari. Il test atomico di qualche giorno fa (rispetto a quello dell’anno scorso) è molto significativo perché Kim Jong-un ha dimostrato non solo di possedere bombe H ma anche la capacità di potenziarle facendo entrare la Corea del Nord, a tutti gli effetti, all’interno del club delle potenze nucleari a livello mondiale diventando non solo una potenza regionale in grado di dettare l’equilibrio del sud-est asiatico ma allo stesso tempo una potenza mondiale fondamentale per l’equilibrio dell’ordine internazionale.

Un possibile conflitto armato con la Corea del Nord sarebbe un suicidio per entrambe le parti non solo per gli enormi costi che graverebbero sulla spesa pubblica degli USA ma anche per i milioni di cittadini che morirebbero nello scontro nucleare.

Il mar del Giappone è entrato ufficialmente nella terza crisi nucleare nordcoreana e l’unico modo per uscirne è avviare un lungo processo diplomatico che produca quel clima di fiducia necessario a negoziare la denuclearizzazione di tutta la penisola coreana fino ad istituire un’organizzazione internazionale che favorisca la cooperazione politico-economica tra Seoul, Pyongyang e Tokyo con la supervisione della Cina, della Russia e degli USA.

A loro la scelta.

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