eidoteca

Home » Filosofia » BUONI E CATTIVI. COOPERAZIONE E COMPETIZIONE TRA NATURA E CULTURA

BUONI E CATTIVI. COOPERAZIONE E COMPETIZIONE TRA NATURA E CULTURA

competitionDi Rossella Manuele

Sin dagli albori l’uomo si è sempre interrogato sull’origine della propria natura, sulla finalità della propria esistenza e sui metodi e fini che tale ricerca comportava. Pensatori come Socrate e Krishnamurti hanno sottolineato perentoriamente l’importanza di una conoscenza diretta e viva del mondo, il che non è possibile senza rendersi conto di come funziona la propria mente, di come essa conosce e riconosce le cose, libera da pregiudizi e condizionamenti culturali.

Erano gli anni sessanta del secolo scorso quando filosofi come Hilary Putnam e Jerry Fodor sostenevano la corrente filosofica del Funzionalismo. L’idea di base di questa teoria della mente è che i nostri stati mentali (desideri, convinzioni, etc) siano costituiti solamente dal loro ruolo, cioè dalla loro funzione, la loro reazione causale, rispetto ad altri stati mentali, percezioni e comportamento. Dal momento che gli stati mentali possono essere definiti in base al loro ruolo funzionale, essi sono molteplicemente realizzabili; in altre parole possono manifestarsi in vari sistemi anche artificiali se il sistema computa le funzioni adatte. Secondo questa promettente teoria il nostro cervello è come un hardware e la mente è un software. Se così fosse il nostro cervello sarebbe al pari di un computer tecnologicamente avanzato e i suoi processi mentali strategie per la sopravvivenza, in pratica la tesi Darwiniana estesa alla sfera psichica. Ma che cos’è e come funziona il nostro cervello? È soltanto un sofisticato congegno e nulla più? A queste e a tante altre domande oggi tentano di dare una risposta le scienze del cervello, le cosiddette Neuroscienze, ma proviamo a capire la loro nascita e diffusione. Le Neuroscienze studiano il sistema nervoso con lo scopo di avvicinarsi alla comprensione dei meccanismi che regolano il controllo delle reazioni nervose e del comportamento del cervello; sono un ambito scientifico interdisciplinare che si estende dall’anatomia alla biologia molecolare, dalla biochimica alla genetica, sino all’immunologia del sistema nervoso centrale, di quello periferico e di quello autonomo. Le neuroscienze si servono di tecnologie di neuro immagine in grado di misurare il metabolismo cerebrale, al fine di analizzare e studiare la relazione tra l’attività di determinate aree cerebrali e specifiche funzioni cerebrali. I metodi utilizzati più comunemente includono la Tomografia ad emissione di positroni (PET), la Risonanza Magnetica Funzionale (FMRI) e L’elettroencefalogramma (EEG), questi metodi misurano i cambiamenti nel flusso ematico locale, legato all’aumento di attività cellulare e quindi neuronale. La crescente comprensione del funzionamento del sistema nervoso centrale e delle funzioni mentali ha prodotto una capacità di intervenire sul cervello operando sia sui disturbi neurologici sia su quelli psicologici comportamentali. Quindi si è concretizzata la possibilità di intervenire sul cervello con relativa modificazione di comportamenti e abitudini. Questi progressi scientifici hanno delle implicazioni di carattere etico, legale e sociale. Di qui l’esigenza di una nuova disciplina, la Neuroetica; Questa materia si propone di mettere a fuoco i problemi emergenti dalle applicazioni delle neuroscienze. Potenziamento cognitivo con farmaci e training specializzati, arti bionici, lettura della mente, impianti retinici per aiutare i piloti a vedere la notte, possibilità di modificare le dotazioni naturali dell’essere umano e di cancellare i ricordi traumatici, sono solo alcuni dei temi principali caratterizzanti la nuova disciplina. È il 2002 quando il neologismo compare per la prima volta in un articolo pubblicato sul New york times dal giornalista e politologo recentemente scomparso William Safire. Si tenne in questa stessa data a San Francisco (USA) il primo congresso mondiale di esperti intitolato : “Neuroethics -Mapping The field.” In tale contesto William Safire definì la Neuroetica quella parte della Bioetica che si interessa di stabilire ciò che è lecito o meno, ciò che si può fare rispetto alla terapia e al miglioramento delle funzioni celebrali, così come si interessa di valutare le diverse forme di interventi e manipolazioni spesso preoccupanti compiuti sul cervello umano. La neuroetica presentandosi come meta disciplina può essere considerata l’erede della psicologia morale in quanto studia la morale con le nuove tecnologie di studio neuro scientifico. La specificità di alcune delle sue questioni ( il cervello umano, coscienza, libero arbitrio) apre a soluzioni differenti rispetto alle etiche considerate “convenzionali”, impostando un dialogo reciprocamente informato fra le scienze del cervello e tradizione umanistica (Filosofia,Etica,Antropologia). La filosofa e neuroscienziata Adina Roskies (University California – San Diego) ha proposto per una maggiore chiarezza una partizione che pone da una parte l’etica delle neuroscienze che riguardano la riflessione sulle applicazioni controverse delle neuroscienze stesse e dall’altra le neuroscienze dell’etica che hanno al loro centro la riflessione metaetica ovvero quella che si concentra sul ragionamento morale a partire dalle sue basi materiali. Temi controversi che riescono a mettere in dubbio concetti come libero arbitrio e responsabilità morale radicati nella nostra cultura, la dott.ssa Adina roskies dichiara che : “Man mano che procederemo nella comprensione di comportamenti complessi, la concezione del cervello come macchina deterministica andrà a minare la nozione stessa di libero arbitrio e di responsabilità morale”. Se decidono i nostri neuroni non esiste il libero arbitrio e quindi non siamo responsabili delle nostre scelte. Il libero arbitrio diventa quindi condizione necessaria della responsabilità morale senza l’uno non c’e neanche l’altra e quindi il collasso di tale presupposto comporterebbe la messa in discussione perfino del nostro sistema giudiziario. La nostre antiche credenze sembrano vacillare e gli interrogativi circa quello che noi siamo o ciò che potremmo essere aprono numerosi dibattiti non solo in campo medico ma anche etico e sociologico. Si parla di possibilità di intervenire sul cervello umano modificandone abitudini e comportamenti,tutto ciò da un lato e profondamente affascinante ma dall’altro rischia di minare la già fragile unità del nostro “Io”. Ma che cos’è questo io? Il filosofo scozzese Dave Hume parlava di Io come di un fascio di sensazioni dissociate nella coscienza. Lo scienziato e informatico Marvin Lee Minsky, considerato uno dei padri dell’intelligenza artificiale, nel suo libro “ La società della Mente” riduce l’Io a una molteplicità di agenzie in competizione o in collaborazione, una <<società della mente>> appunto, dove nessuno è al comando sebbene abbiamo l’impressione di un unitario che agisce e perdura nel tempo, e la stessa volontà non sarebbe che un’utile illusione. Un’illusione che forse ci dona ancora oggi una parvenza di libertà. Oggi si parla tanto di potenziamento mentale attraverso farmaci stimolanti e attrezzature altamente tecnologiche che mirano ad innalzare risposte emotive e cognitive intervenendo e modificando, se richiesto, il comportamento umano. Ma le domande a questo punto sorgono spontanee; è giusto modificare il comportamento umano intervenendo sui neuroni? A quali rischi si potrebbe incorrere? E tutto ciò avrà delle conseguenze? A questa e a tante altre domande oggi si cerca di dare una risposta, questi temi coinvolgono sempre più spesso l’opinione pubblica grazie anche ai numerosi servizi che televisione e giornali riservano a tali tematiche, per non parlare delle numerose pubblicazioni scientifiche e non in merito. È eclatante come in America un farmaco come il Ritalin, usato generalmente per curare i pazienti con deficit di attenzione, venga usato abitualmente dagli studenti americani per migliorare la loro prestazione universitaria. Purtroppo il suo utilizzo ha diversi effetti collaterali che includono anoressia, psicosi tossica, allucinazioni e palpitazioni cardiache. L’uso del farmaco Ritalin è over-prescritto e abusato anche nella nostra società. I medici prescrivono il Ritalin ai bambini al fine di colmare la loro iperattività a scuola e a casa ma il rovescio della medaglia è che può anche stimolare negli infanti lo sviluppo di una condizione permanente chiamata Sindrome di Tourette, sulla base del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ( Carlisle 2000 ). Gli effetti del Ritalin sono così gravi che tra gli anni 1990 e il 2000 si calcola abbia causato circa 186 morti, questi dati sono stati segnalati dal programma Medwatch della federal Drug Administration (smith, 2002). Numerose persone sono state ricoverate in ospedale perché presentavano strane reazioni collaterali connesse all’uso del farmaco. Questi dati mostrano come il Ritalin abbia effetti devastanti sul nostro organismo soprattutto su quello ancora fragile dei bambini che sono in fase di crescita. Oggi si parla tanto, non solo in campo strettamente medico ma anche e soprattutto sociologico del cosiddetto “Ormone della Socialità” o che dir si voglia dell’amore; L’Ossitocina. Tale sostanza è prodotta naturalmente dal nostro corpo, è un piccolo ormone peptidico in grado di agire su numerosi tipi cellulari presenti sia nel sistema nervoso che in molti altri organi e tessuti. L’ossitocina è soprattutto nota per la sua azione durante il parto e l’allattamento: durante il parto favorisce la contrazione delle cellule muscolari uterine e svolge un ruolo cruciale nella formazione di quello speciale legame tra madre e figlio, durante l’allattamento invece ha un’ azione sulle cellule muscolari che favoriscono l’eiezione del latte. L’ossitocina è oggi al centro dell’indagine per quanto riguarda i comportamenti affiliativi, di attaccamento, interpretazione delle espressioni facciali, altruismo, fiducia, empatia. La Dott.ssa Bice Chini , dell’istituto di neuroscienze di Milano (Consiglio Nazionale delle Ricerche –CNR), si occupa di ossitocina da anni con pubblicazioni su riviste di carattere internazionale. Secondo la Dott.ssa Chini :” L’ossitocina aiuta la <<lettura>> del significato emotivo delle espressioni dei visi ( paura, rabbia, felicità , tristezza , etc ) ed è quindi coinvolta in questa capacità così peculiare che abbiamo di interpretare lo stato mentale degli altri individui e “ capire ” le emozioni”. Inoltre ai soggetti a cui è stata somministrata tale sostanza si è visto aumentare la generosità, l’empatia , e la fiducia incondizionata negli altri, è a tutti gli effetti un ormone << pro-sociale >>. Dati attuali mostrano che viene anche utilizzata per scopi sessuali, in quanto stimola l’attaccamento e il legame tra due persone, migliorando la qualità dell’orgasmo e dell’empatia tra i due partners . Esistono oggi in commercio degli Spray all’ossitocina che, grazie all’inalazione di tale ormone, riescono a indurre nel soggetto testato maggiore fiducia nei confronti del prossimo, spingendolo a comportamenti altruistici e oltremodo generosi. Un gruppo di ricercatori Inglesi, sostiene che grazie a questo spray all’ossitocina , anche uno sconosciuto potrà sembrarci attraente e irresistibile. Uno studio pubblicato sulla rivista Hormones And Behavior dimostra che su un campione di 96 uomini e donne  alcuni trattati con l`ossitocina, altri con un placebo – ai quali sono state mostrate una serie di fotografie: i soggetti che avevano sniffato la pozione magica attribuivano punteggi più alti sia in materia di aspetto fisico che di affidabilità ai perfetti sconosciuti visti soltanto in foto. Nessuna differenza tra le due metà del cielo: uomini e donne hanno ceduto in ugual modo al potere di seduzione innescato dall`ossitocina, indipendentemente anche dallo stato d`animo con cui si sono sottoposti all`esperimento. La paura, il freno dell`attrazione La ragione di tale mistero risiede probabilmente nel meccanismo che l`ossitocina scatena nel cervello umano: l`ormone dell`amore – responsabile delle sensazioni positive legate ad eventi quali il rapporto sessuale, la nascita di un figlio, l`allattamento, l`orgasmo – fa diminuire l`attività cerebrale in una regione, l`amigdala, nella quale hanno origine i sentimenti di paura e sfiducia. Un altro interessante esperimento è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Bonn e pubblicato sulla rivista “ The Journal of Neuroscience “. Secondo gli scienziati tedeschi l’ossitocina esercita un “effetto fedeltà” negli esseri umani, purché siano di sesso maschile ed abbiano una relazione sentimentale a lungo termine. Cosa spinge gli studiosi tedeschi a simili conclusioni? La risposta sta nell’esperimento realizzato dal dottor René Hürlemann, coordinatore della ricerca, e dai suoi collaboratori. Sono stati coinvolti 57 volontari di sesso maschile, eterosessuali, suddivisi in due gruppi. Agli uomini del primo gruppo è stato fatto inalare uno spray nasale contenente ossitocina, per quelli del secondo gruppo, invece, lo spray inalato era un placebo.
Nella fase successiva, gli uomini sono stati messi di fronte ad una potenziale tentazione: una ricercatrice particolarmente avvenente si allontanava e si avvicinava al soggetto per provocare nello stesso varie reazioni, da valutare poi in una fase successiva.
L’esperimento ha evidenziato come, tra gli uomini che avevano inalato lo spray all’ossitocina, quelli impegnati in un rapporto di coppia provassero un certo disagio quando la ricercatrice risultava molto prossima, disagio che invece non si manifestava né nei single né in coloro che avevano inalato lo spray placebo. I ricercatori sottolineano che questo ormone era già stato ritenuto determinante nel favorire la fiducia nelle relazioni familiari e nel ridurre i conflitti tra le coppie. Uno studio realizzato alcuni mesi fa aveva scoperto che le coppie i cui livelli di ossitocina erano abbastanza elevati nelle prime fasi della loro relazione avevano relazioni più durature rispetto alle coppie che facevano registrare bassi livelli di questo ormone. In ogni caso, gli scienziati sostengono che sono necessari ulteriori approfondimenti per determinare in che modo l’ossitocina agisca sul cervello e influenzi il modo di agire degli uomini. Sono dei dati promettenti che lasciano dubbi e speranze, chissà se in futuro basterà avere uno spray in borsetta per garantirci la fedeltà del nostro partner e farci dormire sonni tranquilli. Ai posteri larga sentenza, fino ad allora dovremmo accontentarci dei vecchi metodi e incrociare le dita. Non dimentichiamo peraltro che questo ormone dell’amore, aumentando la fiducia che riponiamo nel prossimo può farci incorrere in rischi, anche piuttosto gravi per la nostra incolumità. Uno dei possibile effetti collaterali di questo ormone è che , aumentando nei soggetti la fiducia incondizionata nel prossimo, li spinge a non riconoscere facce nemiche e quindi i soggetti interessati non distinguono le intenzioni di chi hanno di fronte, ciò li potrebbe portare a consegnare tutti i loro risparmi nelle mani di uno perfetto sconosciuto. Come mostrano questi risultati l’ossitocina non ha soltanto effetti positivi ma nelle mani sbagliate potrebbe sortire effetti disastrosi, quindi è bene non prendere questo ormone alla leggere e in caso farne uso sotto stretto controllo medico . Nel Regno Unito si parla tanto e ci si interroga su come e se utilizzare le cosiddette smart drug e le relative tecnologie emergenti per potenziare la resa sul lavoro. Strumenti capaci di aiutare la società ad aumentare la produttività da una parte, ma che dall’altra aprono questioni etiche da non sottovalutare che hanno delle implicazioni politiche importanti che interessano governi, lavoratori, datori di lavoro e sindacati. Un esperto di etica dell’Università di Newcasle, Jackies Leach Scully , dichiara che : “ L’assunzione di tali farmaci permette di lavorare più a lungo ma dobbiamo assicuraci che le persone non siano costrette a lavorare in condizioni disumane, con carichi eccessivi, solo perché i farmaci lo permettono. Abbiamo lavorato tanto per ottenere dei diritti sul lavoro , e l’ultima cosa che vorrei è perderli per un motivo simile “. Inoltre va sottolineato che questi farmaci hanno un costo , e non tutti potrebbero essere in grado di permetterseli , andando così ad accentuare la disparità tra ricchi e poveri. Questi farmaci e i “rimedi” tecnologici nascono in realtà dall’esigenza di curare persone con problemi fisici o mentali, come l’Alzheimer o la schizofrenia, ma sono sempre più utilizzati anche da persone sane che vogliono migliorare le proprie performance quotidiane. «Il Modafinil, ad esempio, un farmaco generico prescritto per i disturbi del sonno come la narcolessia, viene spesso utilizzato da accademici e uomini d’affari che sono costretti a viaggiare per lavoro», la Dott.ssa Barbara Sahakian aggiunge che : ”questo farmaco aiuta a essere al top quando devono sostenere un discorso importante, nonostante la stanchezza. Per cui prendono farmaci per dormire durante i voli e il Modafinil per svegliarsi quando arrivano». Il modafinil (il cui nome commerciale è Provigil, acquistabile in farmacia presentando la ricetta medica), è un farmaco stimolante, ma non correlato alle anfetamine che sono gli stimolanti più noti. A differenza di queste ultime tuttavia il modafinil non modifica le caratteristiche del sonno anche per un uso prolungato e non induce euforia e tendenza all’abuso, anche se non è privo di effetti indesiderati, i più frequenti dei quali sono mal di testa, insonnia, ansia, nervosismo, eccitazione, fino all’aggressività. In Italia il modafinil è stato autorizzato non solo per diminuire la sonnolenza diurna associata alla narcolessia, ma anche quella conseguente alla sindrome delle apnee notturne. In altri paesi come gli Stati Uniti e l’Inghilterra il farmaco è autorizzato addirittura in chi ha problemi di sonnolenza legata a turni di lavoro. L’impennata nelle vendite del farmaco a cui si è assistito, non è stata tuttavia solo una conseguenza di questo ampliamento delle indicazioni, già di per sé discutibile. E’ accaduto invece che il modafinil è diventato quasi un fenomeno di costume. Poiché riduce il senso di fatica e il desiderio di dormire, il suo impiego ha preso piede fra coloro che, per motivi diversi, vogliono diminuire le ore di sonno, e devono combattere la stanchezza. Si sono quindi avvicinati al consumo del modafinil studenti, manager o irriducibili delle ore piccole e del divertimento che vogliono a tutti i costi combattere gli effetti dovuti ad un numero insufficiente di ore di sonno e rimanere svegli ed efficienti il più a lungo possibile. Il farmaco quindi è uscito dall’ambito strettamente medico per trasformarsi in una specie di “doping”, utilizzato per contrastare una delle necessità primarie dell’organismo, il sonno. L’idea di un farmaco che possa aiutare a liberarsi dalla “schiavitù del sonno” senza sentirsi stanchi è sicuramente affascinante, ma la realtà è diversa. Il modafinil è un farmaco che agisce come eccitante sul sistema nervoso centrale: oltre agli effetti indesiderati già menzionati, l’aspetto che desta più preoccupazione è che non si conoscono ancora le conseguenze a lungo termine dell’uso del farmaco, né le conseguenze sull’organismo quando per lungo tempo lo si priva delle ore necessarie di riposo, mettendo a tacere gli abituali campanelli d’allarme, come stanchezza e spossatezza. Per contrastare questa tendenza occorre diffondere il più possibile una corretta informazione finalizzata a sensibilizzare i cittadini sui possibili rischi legati all’abuso del farmaco. Se ci fermassimo un attimo a riflettere forse capiremmo che siamo ancora esseri umani e non macchine per produrre; Rischiamo di essere coinvolti e risucchiati in un grande BLUFF, in cui noi esseri umani diventiamo gli invincibili protagonisti di un grottesco film di fantascienza, ma protagonisti detronizzati in quanto non siamo più noi i veri attori del nostro film ma semplicemente degli Umani Mutanti.

Rossella Manuele

Riferimenti Bibliografici

  • Neuroetica- a cura di A. Lavazza e G. Sartori ( Il Mulini-2011 )

  • Sentire L’altro. Conoscere e praticare L’empatia a cura di L. Boella ( Cortina Raffaello 2006)

  • Neuroetica La morale prima della morale – a cura di L. Boella (Cortina Raffaello 2008 )

  • Neuroetica. Le basi neurologiche del senso morale a cura di Neil Levy (Apogeo- 2009 )

  • I Limiti del pensiero. Discussioni. A cura di Krishnamurti-D. Bohm ( Armando Editore 2009 )

  • Ragione, Verità e Storia. Hilary Putnam ( Il Saggiatore 1985 )

  • La mente modulare. Jerry Fodor ( Il Mulino-1999 )

  • Il libero Arbitrio. Mario De Caro (Laterza 2009 )

  • Scienza Cognitiva. Un’introduzione Filosofia. Massimo Marraffa ( Cleup 2002)

  • La Coscienza. A cura di Michele di Francesco ( Laterza 2005 )

  • Fotografare il Cervello. A cura di P. Rocca e F. Bogetto ( Saggi scienze 2010 )

  • L’io della Mente. D. Dennet ( Adelphi 1992 )

  • Dove nascono le idee. D. Dennet ( Renzo Editore 2006 )

  • Mente, linguaggio, società. La filosofia nel mondo reale, J. Searle ( Cortina 2000 )

  • Trattato sulla Natura umana. D. Hume ( edizione laterza, roma -bari 1992)

  • La Società della Mente. Marvin Minsky ( Adelphi 1989 )

  • Libertà e Neurobiologia. Riflessioni sul libero arbitrio,il linguaggio e il potere. J. Searle ( Mondadori 2005 )

  • Siamo davvero liberi ? De Caro, Lavazza e Sartori ( codice edizioni 2010 )

  • La Differenza umana . Riduzionismo e antiumanesimo. L. Grion ( La scuola 2009 )

  • Elementi di psicologia giuridica e di diritto psicologico. G. Gulotta ( Giuffrè 2002 )

  • Neuroscienze per la psicologia clinica. E. Mundo ( Cortina 2009 )

  • Libertà, Necessità e Determinismo. M. Mori ( Il Mulino 2001 )

  • Naturalismo Cognitivo. A. Nannini (quodlibet 2007 )

  • Neuroscientific Challenges to Free will and Responsibility. A. Roskies ( Trend in cognitive sciences 2006 )

  • Neuroimaging and Inferetial Distance. A. Roskies ( Neuroethic 2008 )

  • Disability Bioethics. J. Leach Scully (Rowman & Littlefield Pub Incorporated, 2008)

  • Decision Making & the Ethics of “Smart Drug.” B. Sahakian ( 24 Hour Trading Ltd. Retrieved 5 June 2013).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: