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ERDOGAN, PUTIN, BREXIT. LA NUOVA CORTINA DI FERRO

erdogan_227695776Di Marco Corno

Il colpo di stato dello scorso luglio in Turchia, ha cambiato nettamente il corso della storia della nazione mostrando tutta la forza del primo ministro Erdogan che, sfruttando il coup d’Etat a suo favore, ha accelerato il processo di islamizzazione del paese stroncando tutti gli oppositori laici. La laicità della Turchia è sempre stato il carattere distintivo del paese fin dalle sue origini, quando il generale Mustaf Kemal, nel 1922, prese il potere rovesciando il sultanato e proclamando l’esercito turco garante del laicismo di Stato. Il compito dei militari è proteggere la nazione da qualsiasi deriva autoritaria ma il presidente turco ha saputo, a partire dal 2002 quando è salito al potere, indebolirlo con politiche interne repressive sempre più forti, specialmente negli ultimi anni, nei confronti dei generali dell’esercito, dividendoli in una parte laica e in una parte islamica.

La situazione è degenerata definitivamente dopo l’abbattimento del jet russo, dopo la strana riconciliazione con Mosca e l’attentato all’aeroporto di Ataturk. A questo punto la parte laica dell’esercito è entrata in azione con il presunto appoggio degli USA attraverso Gulin, acerrimo nemico del “califfo turco”, per depositate il governo di Ankara e indire nuove elezioni. Il presidente turco ha saputo ribaltare le sorti del golpe (forte dell’appoggio di una fazione dell’esercito, dei servizi segreti e di buona parte del popolo turco) bloccando l’attacco ed eliminando tutti gli avversari interni spingendosi anche a professori e dirigenti universitari per un totale di 81 mila persone arrestate.

Con le epurazioni, Erdogan ha completamente distrutto l’opposizione raggiungendo l’obiettivo di stabilizzare e unificare il paese sotto il suo controllo per puntare a conseguire importanti risultati a livello internazionale con la Russia, il Medio Oriente, il Caucaso e il Nord Europa in particolare Inghilterra e paesi Baltici.

Ankara porta avanti una politica di stabilità dei paesi circostanti in primis con Israele, avvenuta il 26 maggio 2016 dopo la crisi bilaterale del 2010 durante la quale sono stati uccisi dei turchi a bordo di una flotta diretta a Gaza. La riappacificazione con Tel Aviv, permetterebbe ad Istanbul di aprire la propria sfera di influenza in Egitto. L’appoggio di Netanyauh è fondamentale anche per prendere una posizione trasparente sui veri rapporti tra la classe politica turca e i wahabiti dell’Arabia Saudita, in materia di finanziamento dell’IS e dei gruppi ribelli in Siria. Inoltre, Ankara, otterrebbe un ulteriore vantaggio nello scacchiere Medio Orientale accrescendo la propria posizione nei confronti dell’Iran di Rouhani. Erdogan insomma punterebbe ad ampliare la propria “compagnia di seguaci” sfruttando la crisi occidentale nelle relazioni internazionali come tra Roma ed il Cairo dopo la morte di Giulio Regeni.

Il riallacciamento dei rapporti con la Russia simboleggia una svolta. Putin vede in Erdogan un nemico-amico con cui allearsi per combattere l’isolamento del Cremlino, costituito dal blocco del Baltico-Mar Nero, il cui indebolimento è iniziato dopo l’annessione della Crimea al Cremlino. La riappacificazione tra Ankara e Mosca dopo l’abbattimento del caccia russo ha portato un reciproco vantaggio: 1. La Russia ha creato un nuovo canale geopolitico per rafforzare la sua posizione in Medio Oriente nella guerra in Siria aggirando la barriera di isolamento dell’est Europa. 2. La Turchia con i russi, come alleati, spera di avere “un posto al sole” in un eventuale spartizione della Siria a tempo debito. Fatto ancora più importante è che lo zar di Russia può approfittare del controllo turco sul fenomeno migratorio per piegare l’Europa ad alcune sue richieste come l’annullamento delle sanzioni economiche. Erdogan, dopo il deterioramento dei rapporti con Washington, ha compreso che la stabilità del suo paese non può essere più minacciata e che la Russia, anche se forse con un po’ di rimorso, costituisce l’alleato migliore per rafforzare il controllo sul Kurdistan turco (desideroso di separarsi dal paese turco) dato che la potenza zarista, con la sua mediazione, potrebbe dare vita ad un compromesso che tenga i curdi annessi ad Istanbul riconoscendo, però, al popolo curdo alcune indipendenze in materia economica, giuridica e politica.

Altro elemento di convergenza è il Caucaso, dopo lo scoppio della guerra civile nel Nagorno-Karabak, tra Armenia e Arzebaijan, Putin temeva che le rivolte si sarebbero potute estendere anche all’Ossezia del sud in Georgia, fino a penetrare in Russia nelle regioni della Cecenia e del Daghestan, senza contare che la crisi armeno-azera, avrebbe potuto portare ad un conflitto armato in cui la Russia avrebbe sostenuto l’Armenia mentre la Turchia l’Arzebaijan. Grazie anche all’intervento di papa Bergoglio si è evitato il peggio ed entrambi i leader politici sono riusciti a riportare stabilità nei paesi caucasici per concentrarsi esclusivamente sul Medio Oriente.

Il Cremlino è consapevole del suo tallone d’Achille rappresentato dal Caucaso come punto di inizio per l’implosione della Russia su sé stessa. Importante è quindi creare stabilità, come di fatto è accaduto nella vicenda del Nagorno-Karabak, e impedire l’infiltrazione del terrorismo islamico in queste zone dove molti Imam e terroristi ceceni, tra cui Omar il ceceno, hanno dichiarato fedeltà allo Stato Islamico. Pertanto le Repubbliche Caucasiche sono state “le cerniere” che hanno unito queste due grandi potenze imperiali.

La grande stabilità generatasi fino ad ora potrebbe portare la Russia e la Turchia a girare lo sguardo verso l’Europa del nord. Il giorno successivo alla BREXIT, Putin ha dichiarato che i rapporti con Londra sarebbero cambiati drasticamente. Lo zar di Russia intenderebbe ampliarsi a Nord del continente avvicinandosi all’Inghilterra. Mosca sfruttando le proprie armi istituzionali (cosciente della convergenza degli interessi) proporrebbe a Londra di entrare a far parte della SCO (organizzazione per la cooperazione di Shangai) e del gruppo dei BRICS allontanandola dal Patto Atlantico. Utilizzando queste armi giuridiche, l’interesse del Cremlino potrebbe essere quello di stringere relazioni internazionali con i paesi del mar Baltico tramite quindi un accordo politico con gli inglesi che porrebbero le tre repubbliche baltiche sotto il protettorato di Londra in cambio di una collaborazione stretta con Mosca in materia di energia. Con il protettorato Estonia, Lettonia e Lituania si sentirebbero sicure da qualsiasi minaccia esterna e sarebbero pronte ad aprire nuovi accordi commerciali con la Russia in materia di Gas. Con la collaborazione di quest’ultimi, Putin costruirebbe un nuovo gasdotto garantendo il suo export in Europa aggirando il problema Ucraina. Tali avvenimenti avvantaggerebbero Mosca ma anche Ankara in quanto il riavvicinamento del Regno Unito creerebbe i presupposti per l’ampliamento degli affari economici dei rispettivi paesi. Erdogan reputa fondamentale un’alleanza con il Regno Unito non solo per l’espansione del gasdotto Turkish Stream, bloccato dopo la crisi russo-turca, ma per premere ulteriormente sull’Europa nella questione immigrazione. Gli interessi del “sultano” pertanto si intreccerebbero con quelli dello “zar di Russia” che porterebbero le nazioni ancora più fuori dall’isolamento accerchiando l’EU, con la presenza di Londra al Nord. Ma l’alleanza porterebbe Ankara e Mosca ad avvicinarsi anche al Commonwealth britannico aumentando non solo il loro export commerciale ma anche la presenza russo-turca in una zona completamente nuova, come il Pacifico, compromettendo le alleanze dell’Occidente.

La Turchia vedrebbe in Putin un alleato fondamentale per portare gli interessi della nazione al di fuori del Mediterraneo e Putin vedrebbe in Erdogan un’arma per rafforzare la propria posizione nel Medio Oriente e nel Nord Africa.

Nonostante questa reciproca interdipendenza di interesse, i “due imperatori” non si fidano ancora l’uno dell’altro. Putin con la Siria vuole capire fino a che punto può essere affidabile Erdogan ed Erdogan capire quanto può essere leale Putin nella vicenda curda. Il progetto di istituire una nuova organizzazione internazionale non è lontana ma la vicenda siriana ed ucraina sarà determinante, quello che è sicuro è che una nuova cortina di ferro sta per scendere sull’Europa ma questa volta sarà la democrazia occidentale ad essere intrappolata, in una presa a tenaglia, da Londra fino ad al Cairo con baricentro Mosca ed Ankara.

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