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La liberazione e lo scandalo

donna-disperataDi Noemi Martarello

Tiziana è morta. Una donna ha deciso di togliersi la vita per la troppa vergogna di essere viva, dopo che certe immagini di lei, del suo corpo erano state diffuse sul web. E la madre piangente sulla sua bara a dire che Tiziana era stata plagiata dal fidanzato, che era stata costretta a quei video hard. Lo diceva come a cercare una scusa, un’attenuante per quella figlia che aveva deciso di morire. Come si fosse macchiata di una colpa.

Forse era vero che era stata plagiata, forse no e semplicemente Tiziana voleva quel video. E questo è il punto: quel video erotico, è diventato una colpa perché la protagonista era lei, una donna. Sarebbe successo lo stesso con un uomo? Probabilmente no. Probabilmente sarebbe stato considerato una manifestazione di machismo. Una goliardia “maschia” con un fondo di autocompiacimento. Ecco allora che si capisce come non serva a nulla parlare dell’Occidente liberale, l’Occidente delle pari opportunità e delle tante battaglie vinte del femminismo. Ecco che non serve, perché non vi può essere vera liberazione per la donna che non passi attraverso una sua doppia liberazione sessuale. Da una parte nel suo senso passivo, dalla riduzione a mero oggetto per le fantasie maschili e dall’altra nel suo senso attivo, cioè nella volontà di avere una vita erotica conforme ai propri desideri. Perché in fondo una donna che decida di vivere la sua dimensione sessuale in modo libero, senza legarla necessariamente alla dimensione affettiva, oppure sì ma decidendo comunque di viverla in maniera disinibita, libera, una donna così dà ancora scandalo. Le si dà della puttana, nel migliore dei casi; nel peggiore, viene sbeffeggiata da un capo all’altro del web. Cioè approssimativamente a livello globale.
E poi possiamo stare a raccontarci quello che vogliamo, possiamo stare a discutere della liceità di certi video, di un certo essere sprovvedute ma il punto è che il vero scandalo è gridare allo scandalo. Il vero scandalo è puntare il dito contro una donna che stava semplicemente vivendo la sua vita sessuale come probabilmente le piaceva, senza che dovesse chiedere scusa a nessuno. Senza che dovesse arrivare ad uccidersi, vergognandosi di sé stessa, come forse non avrebbe fatto mai se fosse stata un uomo.


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