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Il viaggio è nella testa. Arte e neuroscienze

neuroscienze-arteDi Rossella Manuele

L’Arte! L’Arte! – Ecco l’Amante fedele, sempre giovine, immortale; ecco la Fonte della gioia pura, vietata alle moltitudini, concessa agli eletti; ecco il prezioso Alimento che fa l’uomo simile a un dio.”(Gabriele D’Annunzio, Il Piacere, 1889)

Da sempre l’Arte , in tutte le sue forme, accompagna e dà colore alla nostra vita, procurandoci piacere e arricchendola nei suoi svariati aspetti. Gabriele D‘Annunzio nel suo celebre romanzo “ Il Piacere” la definì a ragione l’Amante Suprema. Tutte le forme artistiche, suscitano qualcosa in noi, modificando spesso la qualità del nostro stato emotivo e addirittura il nostro rapporto col mondo e con noi stessi.

Tutti noi abbiamo, per esempio, canzoni preferite che riescono a farci viaggiare col pensiero e a emozionarci ogni volta che le sentiamo. La ricerca scientifica oggi ci da la conferma che la danza,come la musica, riesce a influire sul nostro umore e in alcuni casi funge da vera e propria cura ai più comuni stati depressivi. Questo spiega la ragione per cui, inspiegabilmente e all’improvviso a volte capita di sentirsi sollevati e rilassati dopo aver ascoltato un brano musicale; Ebbene non c’e nulla di misterioso in questo avvenimento, ma il merito esclusivo di questi repentini sbalzi di umore non va cercato necessariamente molto lontano o su vecchi libri di astrologia, ma basta volgere lo sguardo al nostro organo più sorprendente e delicato, ossia il nostro cervello! Che indotto dall’attività musicale, rilascia costantemente endorfine (gruppo di sostanze prodotte dal nostro corpo classificabili come Neurotrasmettitori, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio) responsabili dell’immediata sensazione di benessere ed euforia che proviamo ma anche della visualizzazione di immagini positive e di rilassamento. Oltre a ciò molti studiosi affermano che la musica, soprattutto quella classica, favorirebbe l’apprendimento; sto parlando del famoso e controverso fenomeno denominato “ Effetto Mozart”; Tra i suoi maggiori estimatori troviamo lo psicologo sperimentale John A. Sloboda che studia ed esamina i processi cognitivi alla base della comprensione e dell’apprezzamento di un brano musicale . Lo studioso, a seguito di fruttuose ricerche empiriche e osservazioni dal vivo, analizza ciò che gli individui riescono a compiere con la musica e non quello che sostengono di fare. In tal modo viene studiato il comportamento dei musicisti nella vita reale e non il comportamento che si verifica in situazioni artificiose di laboratorio. Inoltre dati provenienti dalla ricerca neuroscientifica oggi ci mostrano che ascoltare musica fa aumentare il livello di Dopamina nel cervello che essendo uno dei maggiori neurotrasmettitori nel nostro corpo svolge una serie di ruoli importanti tra cui sollevare il tono dell’umore e influenzare positivamente le nostre prestazioni cognitive. Attualmente la Danza è usata anche come strumento di supporto terapeutico a percorsi psicologici che aiutano a migliorare non solo il tono muscolare ma soprattutto lo stato dell’umore. Molti psicologi, per esempio, usano la Tangoterapia come tecnica terapeutica nei rapporti di coppia per migliorare il legame fisico ed emotivo fra i partners e rafforzarne l’intesa sessuale. Oggi grazie al Neuroimaging, tecniche di visualizzazione celebrale, la medicina ha raggiunto traguardi inaspettati e ha reso possibile la comprensione di complesse dinamiche celebrali. Tecniche come la Risonanza Magnetica Funzionale, per esempio, ci mostra proprio sul vivo come si comporta e muta il nostro cervello. Infatti è oramai possibile e per nulla complicato, osservare in Real Time i cambiamenti, le predisposizioni ma anche le potenzialità che ogni singola persona possiede. Attraverso i metodi di Risonanza Magnetica Funzionale si è studiato,tra le altre cose, la correlazione tra la capacità a imparare a usare i videogames e regioni del cervello ben specifiche che ben allenate migliorerebbero determinate abilità cognitive come la prontezza di riflessi e la capacità d’attenzione per esempio. Argomento questo molto discusso in neuroscienza in base anche agli ultimi risultati che vedono i videogames come degli ottimi alleati per favorire e aumentare abilità cognitive, come nello specifico l’apprendimento. Questi dati, hanno un’importanza rilevante perché non solo introducono i videogames nel sistema educativo ma sfatano definitivamente i vecchi tabù che sostenevano che non si può imparare divertendosi! Invece gli studi dimostrano che le migliori esperienze di apprendimento si basano sulla motivazione e i videogames sono degli ottimi strumenti per favorirla! E’ altresì possibile e alquanto sorprendente, sempre grazie alle tecniche di Neuroimaging , visualizzare come si illumina il cervello di una persona quando è innamorata! Tutto ciò oltre ad avere dell’incredibile apre il sipario a una ricerca e a un dibattito che cambierà alla lunga non solo le nostre abitudini e stili di vita ma anche e soprattutto il nostro rapporto col mondo e con noi stessi. Questi promettenti metodi, presenti solo da circa venti anni in Italia, consentono di osservare il cervello in funzione e a fornire quindi risposte e soluzioni sempre più mirate, precise e cosa più importante immediate. Proprio grazie a queste tecniche, adoperate sempre più dai Neuroscienziati, possiamo finalmente svelare la ragione per cui ,come accennato sopra, la musica abbia un’ importanza così significativa nella vita delle persone,accompagnandone le vicende,le storie d’amore , i momenti più tristi ma anche quelli più memorabili. Gli studi dimostrano che l’attrattiva che suscita in noi il semplice ascolto di un brano musicale non è il frutto di una mera suggestione o del famoso effetto Placebo ma è un fenomeno reale che oggi può essere finalmente osservato! La sua spiegazione risiede,infatti, all’interno di processi fisiologici che regolano l’attività celebrale. Il Neuroscienziato Robert Zatorre, responsabile della ricerca al laboratorio the Neuro e il suo gruppo di ricercatori della McGill University di Montreal hanno condotto uno studio in cui rivelano che anche nei momenti che precedono l’ascolto (il momento dell’attesa o dell’anticipazione di un’attività), il cervello produce dopamina; Infatti la scarica dopaminergica avviene anche nelle fasi di attesa e di anticipazione del piacere musicale , proprio come avviene nei meccanismi di dipendenza (Droga, cibo, sesso). Zatorre e il suo gruppo di neuroscienziati hanno misurato la quantità di dopamina prodotta in relazione all’ascolto di musica e hanno osservato quali fossero le particolari sensazioni procurate: cambiamenti nel battito cardiaco, nella respirazione, nella temperatura corporea.  Inoltre combinando insieme due tecniche di Neuroimaging, come la Pet ( tomografia a emissione di positroni) e la Risonanza magnetica funzionale, si può osservare che il rilascio di dopamina è maggiore per il genere musicale che si predilige rispetto ad una qualunque altra musica; dunque i livelli di uscita del neurotrasmettitore sono correlati con il grado di eccitazione emotiva e con le valutazioni di piacevolezza. Questo suggerisce chiaramente che, aldilà della cultura e del sesso, la musica è qualcosa di unico che produce in tutti gli individui visibili cambiamenti sia corporei che emotivi.  La scoperta è stata pubblicata su Nature Neuroscience e spiega minuziosamente come la piacevole sensazione provocata  dall’ascolto di musica è collegata al rilascio di dopamina da parte dei neuroni. Robert Zatorre, dichiara: “A nostra conoscenza, questa è la prima dimostrazione che una ricompensa astratta come la musica possa provocare la produzione di dopamina. Ricompense astratte sono in gran parte cognitive in natura, e questo studio apre la strada al prossimo lavoro: esaminare i premi non tangibili che gli esseri umani considerano gratificanti per varie ragioni complesse.” Questi dati aprono le porte a un nuovo modo di concepire, vivere e sentire la musica e l’arte tout court ! darle finalmente l’importanza che si merita e che gli antichi gli attribuivano . La musica è essenzialmente parte di noi, del nostro ritmo interno ed è coinvolta,oramai senza alcun dubbio, nelle sensazioni di piacere e paura; Non può più essere definita solo come semplice piacere dei sensi o puro diletto artistico ; non è soltanto “auditory cheesecake”, ossia un semplice dolcetto per le orecchie, come la definiva in passato il neuroscienziato Steven Pinker  ma è soprattutto Cura, Terapia dei sensi, Ricompensa fisica e mentale , Stimolo sia emotivo che intellettuale. L’arte la sola..Unicaamante suprema ,per citare le celebri parole Dannunziane , ha sempre accompagnato e dato colorato alla nostra vita nei suoi molteplici aspetti e oggi finalmente, grazie ai fiorenti e diffusi studi di neuroscienza, le si incomincia a dare l’importanza che merita e che le spetta di diritto. Il noto Filosofo irlandese Edmund Burke ,che già aveva osservato gli effetti sorprendenti dell’arte sui nostri sensi, scrisse : “Dobbiamo concludere che la bellezza è, per la maggior parte, una qualche qualità nei corpi, che agisce meccanicamente sulla mente umana con l’intervento dei sensi” .

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