eidoteca

Home » Economia / Politica / Società » CAPITALISMI. WEBER, SOMBART, EUROPA, GIAPPONE

CAPITALISMI. WEBER, SOMBART, EUROPA, GIAPPONE

industrial_revolution

Di Marco Corno

Il capitalismo è un fenomeno molto complesso che condiziona la nostra vita ogni giorno. Il progresso capitalista, inteso come fenomeno incontrovertibile, ha portato alla nascita del mercato basato sul libero scambio ma allo stesso tempo è stato una delle “gocce che ha fatto traboccare il vaso” gettando il mondo nella prima e nella seconda guerra mondiale, e ha attraversato atroci crisi economiche come quelle di questi ultimi anni. Ma che cosa è il capitalismo nel suo complesso?

I primi a dare una definizione di capitalismo sono stati Max Weber e Werner Sombart. Weber sosteneva che il capitalismo è nato da quella concezione calvinista dell’economia tipica del cristianesimo protestante, pertanto individuava come “terra madre” del capitalismo i paesi del Nord Europa. Nell’etica protestante si crede che a chi ha successo in questa vita spetti gloria nell’aldilà, pertanto tutti sono in competizione tra di loro per raggiungere il successo più elevato (Weber specifica però che nell’etica del protestantesimo il denaro non è il fine ma un mezzo per creare ricchezza e aumentare la produttività). Se Weber si è concentrato sull’aspetto religioso, Sombart ha focalizzato i propri studi su quali individui all’interno della società sono stati gli “ideatori” del capitalismo, iniziando la riflessione dal feudalesimo medievale. Nel sistema feudale venivano considerati “nobili” soltanto i lavori manuali mentre venivano classificati impuri tutti quei lavori che avevano a che fare con il denaro, non a caso coloro che lavoravano con il denaro venivano discriminati come gli ebrei ed altre comunità etniche. Queste persone erano costrette a vivere nelle città, fuori dal sistema feudale oppure alla corte dei monarchi per gestire il patrimonio reale. Sombart sosteneva quindi che gli ideatori del capitalismo sono proprio gli ebrei, che per sopravvivere hanno sempre dovuto attaccarsi al denaro. Il capitalismo si diffonde dopo la crisi del sistema feudale e l’avvento della rivoluzione francese del 1789, la quale porta al potere una nuova classe sociale, la borghesia. Ma l’evento che mutò definitivamente la società e l’avvento del capitale è la rivoluzione industriale che vide nascere la classe sociale del proletariato. In questa fase si colloca il pensiero di Karl Marx, teorico del conflitto di classe tra borghesia e proletariato, con tutte le sue ramificazioni fino ad arrivare alla radicalizzazione in Russia con la nascita del bolscevismo che portò al totalitarismo comunista. Da notare come “l’anticapitalismo per eccellenza” abbia preso piede in tutti quei paesi in cui esisteva ancora un’economia di tipo feudale, dove la società era più predisposta alla sua nascita non solo per l’influenza delle religione ortodossa ma perché essa era fortemente strutturata con l’assenza di una vera e propria iurisdictio dell’individuo come soggetto individuale in quanto tutti e tutto dipendeva dal Signore. Infatti nella struttura feudale non esisteva il concetto di proprietà privata perché i beni così come determinati diritti erano concessi dal padrone a tempo determinato e potevano tornare nelle sue mani in qualsiasi momento. E‘ chiaro quindi che una società cosi fortemente strutturata non poteva che dare “piede libero” al comunismo dove tutto doveva essere subordinato ad un unico soggetto con pieni diritti, cioè lo Stato. Questo spiega il proliferare dei comunismi in Russia, Cina, Cambogia e Corea del Nord, dove l’economia agricola era finalizzata non ad un export commerciale di stampo liberale ma alla sola sopravvivenza della comunità (economia di sussistenza). E’ chiaro dunque che in questi stati il capitalismo prese piede come comunità dove non esisteva il capitale inteso come arricchimento personale ma un capitale collettivo che doveva garantire il benessere della collettività, il cui monopolista era appunto lo Stato. Molto diversa era la situazione in altri paesi dell’Europa come la Germania o l’Inghilterra, dove si affermò una cultura capitalista di stampo calvinista. In Germania un totalitarismo comunista sarebbe stato difficile da concepire, in una nazione influenzata dalla rivoluzione industriale dove si puntava a dominare l’intera Europa con la cosiddetta WeltPolitik (la politica mondiale) prodotto della corrente culturale del romanticismo tedesco di fine ‘800 ideatrice del termine nazionalismo. Inoltre la cultura calvinista fu il principale motore della creazione di un mercato libero basato sull’export industriale. Il capitale in Germania assunse quindi la connotazione di un mezzo di investimento necessario per la creazione di una nazione forte in grado di scrivere la storia dell’umanità, di cui uno dei principali fondamenti è la proprietà privata considerata uno dei diritti naturali di ogni soggetto giuridico. Il nazismo in Germania riassume, seppur nel suo lato più negativo, proprio la mentalità del popolo tedesco. Hitler infatti puntava all’espansione della Germania nel mondo perseguendo una politica nazionalista che avrebbe dovuto veder trionfare il Terzo Reich su tutti quei popoli considerati impuri come i russi in cui vigeva il bolscevismo, considerato un sistema politico oppressore dei popoli quindi nemico del nazionalismo e del capitalismo. L’industria in questa ottica veniva vista come un mezzo per perseguire tale obiettivo, la società industriale doveva essere una società bellica volta al cosiddetto “spazio vitale ” tanto desiderato dai tedeschi, in sostanza una società guerra fondiaria dove il capitale finanziario doveva fornire le armi e il capitale sociale i soldati. Durante la dittatura nazista il capitalismo divenne anche uno strumento ideologico, dove la ricchezza personale non doveva essere volta tanto alla ricchezza economica materiale ma alla guerra, fondamentale per perseguire il dominio mondiale considerato l’unica vera ricchezza del razza ariana. Il capitalismo segnò anche il confronto tra l’evoluzione darwiniana (Germania) e rivoluzione marxista (Russia). L’evoluzionismo darwiniano parlava di sviluppo inteso come una continua evoluzione da una situazione precedente, che premiava i migliori e uccideva i deboli, mentre la rivoluzione sosteneva la rottura completa del passato per creare un nuovo inizio dove la classe operaia sarebbe stata l’unica legittima detentrice del potere, il cui unico vero Dio era lo Stato con la negazione di una qualsiasi altra credenza religiosa. Il confronto divenne anche, sociologicamente parlando, individualista, dove l’homo economicus tedesco superiore a tutto si confrontava con l’homo novus sovietico, un uomo nuovo mai visto prima libero da qualsiasi sottomissione religiosa e capitalista.

Nel Giappone il capitalismo assunse una posizione subordinata alla figura dell’Imperatore, considerato l’unico vero soggetto politico-religioso in quanto rappresentante della dea più importante del politeismo shintoista, la dea Amateratsu, il cui figlio è proprio l’imperatore giapponese sacro e inviolabile. In questo sistema si constata un ruolo di sfondo del capitalismo sottomesso alla religione, dove il perseguimento della ricchezza individuale veniva considerato importante ma non vitale per evitare la cupidigia del denaro, che avrebbe potuto corrompere l’animo del popolo nipponico distogliendolo dallo scopo della sua esistenza, ovvero riunire sotto il controllo dello Shintoismo tutti i popoli del Pacifico. Il capitalismo non assunse, in questa civiltà, un carattere “tout court” padrone dell’ideologia nipponica ma una connotazione di semplice mezzo per la realizzazione del progetto imperiale del sol levante in un’ottica di non sopraffazione, cioè il capitale veniva utilizzato nei limiti stabiliti dai criteri teocratici per evitare il danneggiamento della religione shintoista, unico vero principio del popolo nipponico il cui mancato controllo, con principi morali efficienti, avrebbe potuto portare all’autodistruzione. Durante il totalitarismo imperiale degli anni 30 e 40 del secolo scorso al capitalismo venne associato il sinonimo “guerra”, cioè il capitale doveva essere investito negli armamenti bellici. In questo campo, analogicamente parlando, si trovano delle similitudini con la Germania nazista, forse uno dei tanti motivi per cui la nazione tedesca divenne alleata della nazione nipponica per la spartizione del mondo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: