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PRIMUM LIBERTAS

libertàDi Noemi Martarello

Ci avevano promesso la libertà. La grande libertà secondo il modello occidentale. Di pensiero, parola, culto, stampa, economica, sessuale…ogni libertà che si potesse immaginare cadeva al centro esatto di quel grande pozzo senza fondo in cui ci facevano gettare i nostri sogni.

I cortei in rivolta pacifica e quelle bandiere che sventolano. Mentre marci insieme agli altri, sotto le stesse insegne – due o tre, la libertà tutela il pluralismo e raccoglie. Così ci dicevano. Collettivismo. Mutuo soccorso. Evviva il capo-clan, lui sì che dice le cose come stanno. Lui sì che fa sentire la voce, lui sì che ha il coraggio di dirle. Vive la révolution! Fiumi di gente in marcia. Stesso grido, un solo passo. Ci promettevano Voltaire, la mia libertà finisce dove inizia la tua, tutti possono dire la loro. E intanto noi a metterci la museruola – mentre gridavamo agli altri di toglierla. Cani bastardi e imbastarditi. Chi lo fosse di più, se noi o loro, ancora non lo so. Ci promettevano la libertà e sventolavano la parola come fosse un fazzoletto al vento. Il vento. Il loro vento che ci spingeva in una terra promessa – sempre tutti allo stesso grido, e con lo stesso passo. (Senza sgarrare. O forse che non sei più dei nostri, che non militi più in difesa della libertà?) E il vento che ho sentito sulla pelle. Quello caldo ma che brucia un po’ gli occhi nel sole dorato delle sei di sera, correndo su una strada sterrata di campagna. Un passo dopo l’altro, e lo stacco da terra. Piccolo volo nell’immobile, non dura più che un istante. A destra i campi, a sinistra ancora il verde. Davanti la collina, e il bosco. La libertà era quella. La libertà dei padri che poggiavano i piedi nudi sulla terra nuda. Libertà era l’azzurro che stavo respirando, era la giovinezza che scorre nel corpo. Libertà era sentire, il semplice immediato sentire: la vita dentro, il cielo sopra. Perché non ci avevano promesso l’estate? Perché non ci avevano promesso la sensazione di sentire il sangue pompare nelle vene? Tutta questa potenza incontrollata: la vita pulsante, il mare che risuona nella conchiglia quando l’accosti all’orecchio. Tirare a indovinare la forma delle nuvole. La bellezza. La libertà era la bellezza. La libertà era dovunque. Perciò ci volevano distogliere. Perciò avevano deciso di prometterci dell’altro. Di farci pensare ai grandi ideali più che all’aria azzurra della sera e a quel chioccolìo meraviglioso di acqua corrente tra i sassi. Sarebbe stato troppo da sopportare, per loro. Non potevano sostenere davvero l’idea di una libertà ovunque e per tutti.

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