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ISIS. LA PROSSIMA VITTIMA?

12249829_10153800651594828_6312202838290826990_n-750x499Di Marco Corno

Gli attentati dell’ISIS di questi ultimi mesi, specialmente in Tunisia a Sousse, hanno mostrato quale è il possibile piano di conquista del Califfato. La “politica” di Baghdadi è tanto semplice quanto astuta, perché mira a destabilizzare i Paesi con attentati, colpendoli dall’interno. Risulta subito evidente che la Tunisia è il prossimo bersaglio da invadere sfruttando il possibile caos creatosi. 

Ma la minaccia espansionistica dello Stato Islamico non si fermerebbe alla Tunisia: il vero obiettivo è utilizzare la Tunisia come “porta di accesso” all’Algeria, vero punto strategico dell’estremismo sunnita. Analizzando attentamente, si comprende l’interesse dell’ISIS nei confronti di questo Stato in particolare dal punto di vista geopolitico ed economico. Sotto l’aspetto geopolitico perchè l’Algeria è una nazione che si estende dal Mar Mediterraneo fino al Mali (centroafrica), dunque vicino al Niger e alla Nigeria, due Paesi dove sono presenti, rispettivamente, le organizzazioni terroristiche di al-Shabaab in Niger e di Boko Haram in Nigeria (alleate dell’ISIS), che potrebbero attaccare l’Algeria dal sud mentre l’ISIS dall’est per annetterla più velocemente. La conquista dell’Algeria sarebbe una disfatta totale per l’Occidente perché a quel punto i terroristi invaderebbero il Marocco per poi arrivare in Spagna, considerata uno dei territori destinati ad essere annessi al nuovo Califfo. La possibile conquista dell’Algeria ad opera di Baghdadi non è fantasia, in questo momento l’ISIS può concretamente attaccarla senza neanche grandi difficoltà dato che può contare su un buon livello di mezzi corazzati da sfondamento che non sono inferiori certamente a quelli algerini.

In aggiunta deve essere analizzata anche la situazione dal punto di vista economico-sociale della nazione. Non molto tempo fa si sono scoperti grandi giacimenti di gas scisto e il governo di Algeri ha approvato un piano di trivellazione ed estrazione dei pozzi, subito ci sono state delle rivolte guidate da associazioni che criticano fortemente tali progetti perché avrebbero conseguenze devastanti sull’ambiente.

Le sommosse in un periodo cosi delicato, geopoliticamente parlando, sono pericolosissime per la nazione. L’ISIS intende attaccare questo paese anche per l’aspetto economico: il possedimento delle risorse energetiche algerine permetterebbero al Califfato di potenziare il proprio arsenale bellico nonché dominare una quota consistente del commercio energetico dell’Africa che farebbe affluire nuove entrate nelle casse dello Stato Islamico.

E’ necessario giocare in anticipo e cercare di fermare Abu Bakr in Libia prima che sia troppo tardi, quindi Algeri non deve assolutamente cadere nelle mani dell’ISIS. Gli USA e l’Europa devono trovare subito un’intesa con i governi di Tunisia e Algeria per cercare di bloccare l’avanzata del Califfo. Un ruolo fondamentale lo potrebbe assumere la Francia, che si deve fare promotrice di politiche di cooperazione con il Nord Africa. I vantaggi per Parigi sarebbero molteplici: prima di tutto la Francia riacquisterebbe un ruolo di primo grado all’interno dell’Europa stringendo rapporti più saldi con le proprie ex colonie, aumentando la propria importanza in materia di energia, geopolitica e cooperazione nord africana, rispetto ad altre nazioni europee, presentando un possibile progetto di istituzione di un unione nord africana.

Da principio bisogna però combattere l’ISIS e lo si potrebbe fare attraverso la creazione di basi militari euro-americane temporanee in Algeria e Tunisia, con l’accordo dei governi locali come prima fase. Nella seconda fase si avanzerebbe con le truppe occidentali dall’Algeria da ovest e si attaccherebbe immediatamente il nord libico per liberare Tripoli, a questo punto l’Egitto (alleato occidentale) attaccherebbe da est per circondare il Califfato che verrebbe schiacciato tra due fronti (morsa a tenaglia). Queste operazioni dovrebbero essere supportate anche da attacchi aerei. Se le azioni andassero a buon fine la minaccia ISIS verrebbe allontanata dall’Occidente, e in aggiunta si potrebbe istituire un governo libico in grado di riassestare la situazione economico-politica in Libia, che potrebbe entrare in forte collaborazione con gli altri governi del Nord Africa ed europei per creare una sorta di unione nordafricana al fine di stabilizzare la parte nord di questo continente.

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1 commento

  1. Celestino Colombo ha detto:

    Non comprendo, non vedo il mio commento ne quello di altri.

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