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IL NUOVO ASSE SCIITA-ASIATICO

soldati (1)

Di Marco Corno

Le guerre di questi ultimi mesi hanno mostrato che i confini geopolitici creatisi alla fine della Seconda guerra mondiale si sono rotti, e la prova di questo la si può trovare nella sanguinosa guerra tribale degli houti nello Yemen.

Sembra che in questo paese si siano venute a creare delle condizioni geopolitiche molto “insidiose”. Mentre l’ISIS potrebbe essere finanziato da paesi sunniti come il Kuwait, gli houthi dello Yemen sembrano finanziati dagli sciiti dell’Iran, che hanno forti interessi a rovesciare il governo sunnita di Hadi, scappato in Arabia Saudita sotto la protezione di Riyad. Teheran è consapevole che il controllo di questa striscia di terra è essenziale per i traffici commerciali dato che lo Yemen è bagnato a sud dall’Oceano indiano e a Ovest dal Mar Rosso, punto essenziale per le rotte commerciali. Tuttavia gli scopi per cui Teheran vuole strumentalizzare Sana’a vanno oltre: il suo intento è (probabilmente in accordo con tutti gli altri governi sciiti come l’Iraq e la Siria) quello di creare una grande coalizione sciita per circondare l’Arabia Saudita e diminuire la rispettiva area di influenza, ed è forse il motivo principale  per cui l’esito della guerra in Siria e Iraq sarà fondamentale per il destino di questa parte del mondo.

Gli USA erano e sono consapevoli che è di primaria importanza stabilire un’intesa con Teheran, motivo per cui non si trovavano delle soluzioni accettabili per entrambe  le fazioni sulla questione nucleare, che è la soluzione alle questioni politiche per i prossimi 10 anni. 

Con l’accordo firmato con il gruppo 5+1 (USA, Germania, Francia, Russia, Cina, Gran Bretagna) in questi giorni sembra che il problema Iran sia risolto e che si possa cominciare a sfruttarne le potenzialità iniziando ad abolire le sanzioni economiche che hanno portato la nazione ad un forte isolamento economico-commerciale.

Tuttavia i rischi delle politiche dei paesi cooperanti con la Repubblica Islamica sono altissimi. L’equilibrio resta delicato specialmente con la Russia, la quale ha affermato il rafforzamento dei rapporti tra Mosca e Teheran dopo l’accordo. Oltre alle questioni energetiche, il paese è fondamentale dal punto di vista geopolitico. Può essere considerato il “filo conduttore” che collega il Medio Oriente al mondo asiatico, dato che confina con paesi a est come il Pakistan e l’Afghanistan, ma anche con il Mar Caspio (ricco di risorse energetiche come il metano) a nord, e il Golfo del Persico e dell’Oman a sud, dove (guarda caso) oltremare si trova l’Arabia Saudita. Teheran, riassumendo, è la chiave per il controllo della maggior parte della penisola arabica.  

Nel gioco delle trattative ha svolto un ruolo diretto anche la Cina. Già da tempo Pechino ha istituito l’Organizzazione di Shangai per la cooperazione, di cui fanno parte anche Kazakistan, Kirgikistan, Uzbekistan e Tagikistan, e ha avviato un programma di adesione di nuovi stati il cui prossimo sarebbe proprio l’Iran, considerato un pezzo fondamentale per la creazione di Unione Araba alleata dell’Unione Euroasiatica voluta da Mosca e Pechino. 

Si constata la nascita di un vero e proprio asse che potremmo chiamare Asse Sciita-Asiatico: si intende costituire un Medio Oriente completamente arabo-sciita composto da paesi come la Siria, l’Iraq, lo Yemen e l’Iran in stretta collaborazione con Mosca e Pechino contro l’eventuale coalizione sunnita guidata dall’Arabia Saudita

Ma i pericoli e le minacce però non mancano, e non bisogna assolutamente dimenticare che l’Iran e l’Arabia Saudita non sono gli unici signori del Medio Oriente; ci sono anche la Turchia e Israele per diverse ragioni. La Turchia, in primis, cerca ormai da tempo di creare una coalizione araba contro l’Iran formata da diversi paesi sunniti in modo da bloccare una possibile avanzata iraniana. Nel gergo geopolitico potremmo parlare di “stati cuscinetto” ,ovvero stati il cui scopo è il contenimento di possibili pressioni di potenze nemiche. Non a caso Erdogan cerca di avvicinare paesi come l’Arabia Saudita, fondamentale per combattere un “mostro sacro” del calibro di Teheran. Il riavvicinamento di Riyadh porta l’alleanza di piccoli stati sunniti fondamentali che farebbero la differenza, come il Quatar, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti (E.A.U) e il Bahrein affacciati sull’intera costa sud-est del Golfo Persico. 

E in tutto questo giocherebbe un ruolo assoluto Israele. Il possibile schieramento con Istanbul non è utopia, non solo per le ostilità che legano Israele all’Iran (riaccese per la questione dello Yemen) ma anche per la possibile minaccia dell’IS in Siraq che si avvicina sempre di più. Un intervento militare ebraico contro il Califfato  risulterebbe molto proficuo per l’asse turco, che godendo dell’appoggio di Israele annienterebbe lo Stato Islamico e poi effettuerebbe un attacco diretto contro l’altro suo nemico, ovvero Bashar Al-Assad.

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1 commento

  1. Celestino Colombo ha detto:

    La storia di quei popoli è assai complessa, se ci fosse qualche politico in più a conoscerla forse non sarebbe utopico pensare a soluzioni definitive, sicuramente potremmo assistere a meno interventi armati ingiustificati, tra l’altro supportati da proclami disarmanti e anche l’interesse di tipo campanilistico potrebbe convogliarsi verso il bene dell’umanità.

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