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NEGLI IMMEDIATI DINTORNI. GUIDA LETTERARIA TRA LOMBARDIA E CANTON TICINO

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Di Andrea Pollastri

[articolo già pubblicato sul quotidiano La Provincia di Como in data 03/06/2015, con il titolo “Scrittore e lettore. Compagni di viaggio sullo stesso vagone”]

Dalla valle esce un treno che porta più storie che vagoni…”. Inizia in questo modo il racconto di Erminio Ferrari, uno dei ventitré scrittori che compongono “Negli immediati dintorni. Guida letteraria tra Lombardia e Canton Ticino”. (Casagrande, pag. 182, euro 15,00). Ventitré scrittori e, di conseguenza, ventitré storie. Ricordi personali, descrizioni di luoghi più o meno conosciuti, o racconti che ricorrono alla pura e semplice tradizione letteraria della “regione” disegnata dal percorso della rete ferroviaria TILO, che collega il Canton Ticino e la Lombardia.

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Quante volte, durante un viaggio in treno, ci siamo ritrovati a guardare fuori dal finestrino del vagone in cui eravamo seduti, immersi totalmente nei nostri più profondi pensieri con lo sguardo fisso, mentre il paesaggio di fronte a noi scorreva a gran velocità? Chissà quante cose ci siamo perduti. Quante storie, quanti luoghi passati velocemente sotto i nostri occhi avremmo potuto ri-conoscere, osservare e magari amare. La forza di questo testo sta tutta qui, nel ricordarci che intorno a noi c’è un mondo intero, inesplorato, ci sono migliaia di volti, storie diverse e che, probabilmente, abbiamo perso un po’ di curiosità, di attenzione, per tutto quello che non riguarda il nostro semplice ed adorato IO.

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Penso al racconto di Gianni Biondillo, intitolato “Looking for Terragni”, proprio incentrato a Como, al suo viaggio razionalista e alla capacità dell’architetto comasco di stupire ancora oggi dopo molti anni dalla sua morte. Dall’asilo Sant’Elia di via Alciato, al suo capolavoro “La casa del Fascio”, passando per la sua prima opera da neo-laureato, appena ventiduenne, il rifacimento della facciata dell’hotel Metropole Suisse. Una passeggiata nella memoria urbana che chissà quante volte, inconsapevolmente e sicuramente di fretta, abbiamo fatto e facciamo tutti i giorni. Oppure il racconto della visita alla basilica di San Galliano a Cantù di Luigi Grazioli o la ruvida, amara descrizione dell’odierna Ponte Chiasso raccontata da Andrea Giardina.

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Raccontare un luogo non è mai facile,  specialmente se quel luogo rappresenta la nostra storia. Forse risulta più facile descrivere, in modo distaccato, qualche cosa che non si è vissuto personalmente. Forse ha ragione Vanni Bianconi, quando parla della scissione del luogo dall’anima per poter scrivere di un luogo amato. Eppure in questo testo denso di racconti, si ha l’impressione che l’anima degli scrittori ci accompagni, pagina dopo pagina, nel loro stesso viaggio, tra monumenti, luoghi, sensazioni, interessi e ricordi. Si ha l’impressione di essere nello stesso luogo, in loro compagnia, ad ammirare, riflettere o semplicemente a guardare, le stesse identiche cose.
Ecco la grande potenza della lettura.

Corrado Augias, nel breve ma intenso saggio Leggere, ricorda che già Denis Diderot, nel suo Jacques il fatalista, fa pronunciare al personaggio principale le parole:”Ma chi sarà il padrone? Lo scrittore o il lettore?”. Cioè, lo scrittore che è libero di mettere su carta ciò che vuole o il lettore che ha la libertà di interpretare come meglio crede ciò che legge? Ecco, in questo testo si ha l’impressione che non esistano padroni, ma solo compagni di viaggio. Lo scrittore ed il lettore. Seduti entrambi all’interno dello stesso vagone, visitatori della stessa località o amici che vivono lo stesso momento, di difficoltà o di felicità. Forse proprio perché qui non si parla di luoghi lontani o fantasiosi, ma della nostra città, dei luoghi che abbiamo intorno, delle periferie inesplorate che attendono solo noi, la nostra curiosità.

A leggere questi racconti qualcuno forse vi si riconoscerà. Non solo nei racconti ma anche nei disegni che accompagnano il volume. Disegni di Giovanna Durì, realizzati in presa diretta nei treni TILO. Un uomo al computer, una donna che sonnecchia, un ragazzo che ascolta musica dal suo iPod, due escursionisti che si preparano per una gita. Le persone, insomma, che vivono nei luoghi raccontati, descritti, interrogati.
Aveva proprio ragione il poeta Stéphane Mallarmé quando, in Prose diverse, annotava che “in fondo il mondo è fatto per finire in un bel libro”.

Alcuni di questi contributi sono stati pubblicati sulla rivista on-line doppiozero.com, accompagnati dalle fotografie di Giovanna Silva.

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