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COSI’ E’ SE VI (AP)PARE. AMORE E AFFETTI 2.0

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Di Noemi Martarello

Amore 2.0. Gli affetti ai tempi di Facebook. È ciò a cui stavo pensando mentre guardavo l’ultima foto sorridente di una coppia di amici prontamente postata sui social. 

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Perché la verità è che i social network hanno invaso a tal punto le nostre vite da farci dimenticare che un tempo l’amore era una questione privata. Che i sentimenti sono riservati. Che non vanno sbandierati attraverso fotografie che invadono la home page dei propri “followers” e “amici”. Che un sentimento non è meno reale solo perché non compare su Instagram o sulla foto profilo di Whatsapp. Che non si vuol meno bene ai propri genitori se pure non si scrive “Buon compleanno mamma/papà, ti amo tanto!”, o non si è meno fieri dei propri figli se anche non si postano foto con didascalie inneggianti alla loro bellezza, all’orgoglio dei riconoscimenti sportivi e scolastici, a quanto li si ama. Forse sarebbe meglio dirlo a loro, abbracciandoli, guardandoli dritti negli occhi, anziché comunicarlo al mondo, che in fondo guarda indifferente.

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A volte, l’invasione di post e foto col proprio partner può anche essere letta come un mezzo di difesa: si spera di proteggerlo da tentazioni (sempre maggiori, sempre più facili, al tempo delle relazioni liquide, e della possibilità di incontrare chiunque in una grande piazza virtuale), proclamando a gran voce “lui/lei è mio/a”. Salvo, poi, rendersi conto che sono solo espedienti davvero fragili, che lasciano il tempo che trovano. Che se una relazione è solida fuori da Facebook, non è necessario preoccuparsi tanto per proclamarlo sul social. E, per altro verso, se anche non si pubblicano centinaia di foto insieme, sorridenti, felici, in giro per il mondo, non significa che non si sia sorridenti, felici, in giro per il mondo, ma offline. Fuori da quella realtà virtuale che invade la realtà reale, quella che fa venire l’ansia da selfie prima di partire per un viaggio con il proprio amore – così tutti sapranno dove stiamo andando, e invidieranno la nostra bella coppia! –.

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Già, la nostra bella coppia fragile. Che ha bisogno di essere vista da occhi di sconosciuti per riconoscersi davvero. Una realtà deformata, che non è più quella che è ma è quella che deve essere presentata agli occhi del mondo – e allora diamoci sotto con varie prove di foto prima di trovare quella giusta da postare!…chi se li ricorda più quegli autoscatti fatti a mano, un po’ mossi, che catturano eterni secondi di un bacio rubato? -.

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Ma se davvero sei così felice, che bisogno hai di proclamarlo al mondo intero? Non siete già voi due, insieme, tutto il mondo e l’unico che abbia bisogno di sapere della vostra felicità? Perché poi succede spesso così…lo si sbandiera sui social, e ci si dimentica di dirselo, invece, vis-à-vis, quanto si stia bene assieme…e di come ci si senta fortunati ad avere quella persona accanto.

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Se persino i sentimenti di amore, di amicizia, le emozioni e gli affetti devono essere sbattuti sulla home page di un social network, se persino quanto dovrebbe essere gelosamente protetto e mostrato, quando proprio non se ne può fare a meno, con il pudore riservato alle cose speciali, ciò mi porta a pensare a quanto la mentalità sia diventata autistica. Chiusa in una ir-realtà che a pensarci un momento fa paura: la necessità e il bisogno di essere riconosciuti dagli “altri”, da un gruppo indistinto di persone spesso anche poco conosciute, fa scivolare in secondo piano l’importanza di essere riconosciuti dagli unici occhi da cui dovremmo invece cercare riconoscimento, quelli delle persone amate.

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E allora, recitando dentro di me, io per prima, un mea culpa, per le foto pubblicate con quella persona o per le volte che ho scritto dei miei sentimenti e di noi, e che in realtà è fatto nostro e nostro soltanto, al di là degli sguardi che ci vengono rivolti da un pubblico di cui in realtà non ci importa nulla e a cui non importa nulla di noi, faccio un gesto liberatorio: tolgo quelle foto dalla “copertina” del mio “diario” online, quei riferimenti a un mondo che non va vissuto sull’agorà dei social ma dentro di sé e fra di sé, nel non-luogo personale della propria relazione. E prendo un impegno con me stessa, di non ricadere più in questo sbaglio: compiendo un piccolo atto di ribellione privata alla schiavizzazione del sistema-social che mira a rendere vero solo il visibile, volendo far dimenticare che ciò che c’è di più vero, invece, è proprio ciò che non viene “reclamizzato”. È ciò che passa attraverso un gioco di sguardi, nel non detto, sottopelle.

L’amore offline. Che non si pubblica, si fa.

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1 commento

  1. erreci ha detto:

    … il “social” è solo un altro “point of view”di ciò che chiamiamo realtà ma che non conosciamo a fondo…

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