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NIHON WO TORIMODOSU (RIPRENDITI GIAPPONE)

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Di Marco Corno

E’ proprio con la politica del Nihon wo Torimodosu (“riprenditi Giappone”) che il primo ministro giapponese Shinzo Abe, da qualche anno, dopo la vittoria elettorale del 2012 del partito liberal-democratico (LDP), cerca di far risorgere il proprio paese dalla crisi economica determinata in parte dai forti vincoli economici che gli USA impongono su di esso. 

140515-shinzo-abe-1036_e6e3d99f1f298509e2fae5b63cb33bafSicuramente la politica di Abe può sembrare utopia ma con la situazione geopolitica creatasi in questi ultimi 20 anni, il Giappone ha la possibilità di riscrivere la propria storia e riaffermare la propria supremazia in campo economico-commerciale in Indonesia e Indocina, partendo con il ristabilire nuovi rapporti con gli USA. Abe è consapevole che il momento propizio è arrivato, dopo il “disgelo” con Cuba il “samurai” ha recepito la debolezza di Obama, disposto a scendere a compromessi pur di non perdere un alleato cosi importante come il Giappone a livello geopolitico, garante del controllo indiretto dell’America su queste zone del mondo. Abe, sfruttando la situazione, vuole negoziare i trattati internazionali con lo scopo di riconoscere alla terra del sol levante un proprio esercito a tutti gli effetti necessario, in un periodo di forte contrasto con paesi come la Cina. Inotre, vorrebbe eliminare le sanzioni economiche del secondo Dopoguerra per rilanciare l’economia giapponese rendendola una delle più forti e potenti del mondo, al pari di quella americana. Ma ancora più importante è la revisione della costituzione del 1947 (in particolare degli art.9 sugli armamenti bellici e l’art.39 riguardante la semplificazione delle procedure di revisione costituzionali) , mai modificata e considerata dallo stesso popolo giapponese troppo vecchia ed arretrata per le situazioni che si sono venutesi a creare al giorno d’oggi, dato che di fatto è una costituzione americana e non giapponese.

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Ma la politica ambiziosa del “samurai nazionalista” si spinge oltre gli USA. Infatti negli ultimi mesi il partito liberaldemocratico ha deciso di troncare ogni accordo con la Cina, considerata una delle principali avversarie della terra del sol levante sia in campo economico sia in campo commerciale. Abe vuole assolutamente vincere nelle questioni sorte tra questi due paesi rispetto al problema del controllo dei mercati africani centro-orientali (come la Repubblica popolare del Congo, la Tanzania,il Sud Africa e la Somalia). Un tempo il Giappone era il principale detentore di questi mercati, ma con la crescita esponenziale della Cina si è assistito ad una progressiva espansione del suo commercio a scapito di quello giapponese (basti pensare che negli ultimi anni il volume d’affari cinese è passato da 11 miliardi a 200 miliardi mentre il Giappone ha riscontrato una forte contrazione). E’ essenziale per Abe riuscire a riottenere il controllo sui territori dell’Africa centro-orientale, un controllo che gli permetterebbe non solo di avere nuove entrate nelle casse dello Stato ma anche – cosa ancor più importante – di ottenere un aumento del prestigio a livello del commercio internazionale, per riproporre il Giappone tra le principali potenze commerciali mondiali. Un altro motivo di tensione da parte di Tokyo nei confronti di Pechino è la questione territoriale delle Isole Senkaku (chiamate con queste nome in Giapponese, ma denominate Diayou in Cinese e Tiayoutai in Taiwanese), questione sorta dopo l’occupazione americana dal 1945 al 1972, con lo scoppio di un conflitto d’interesse su chi dovesse detenerne la sovranità tra Cina, Giappone e Taiwan, e con la conseguente alleanza del Giappone e del Taiwan (paesi filo-americani) contro la Cina. Il possesso di queste isole apparentemente irrilevanti è importantissimo per le innumerevoli riserve di gas e di olio naturale situate al suo interno. E il controllo di queste isole, oltre a decretare il diritto esclusivo dei detentori a sfruttarne le risorse, porterebbe al paese detentore il controllo delle rotte marittime passanti dal Mar Cinese meridionale al Mar Cinese orientale.

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Sul fronte cinese Abe deve affrontare questo problema ma contemporaneamente deve anche fronteggiare una specie di “Guerra Fredda” contro la Corea del Nord ,che rischia di diventare un conflitto armato. La politica nazionalista del “samurai” ha anche una natura difensiva, è cosciente che Pyngoyang è un” cane che abbaia ma non morde” ma il timore che il cane decida di mordere e di smettere di abbaiare è molto alto. Se il dittatore coreano dovesse attaccare scatenerebbe una guerra di proporzioni considerevoli che coinvolgerebbe molti paesi dell’Oceano Indiano e del Pacifico con il rischio di una degenerazione in un conflitto nucleare, le ferite alla terra del sol levante farebbero retrocedere il paese ai livelli della seconda guerra mondiale e Abe non lo potrebbe accettare. Di conseguenza è chiaro che “il samurai” vuole disporre della “katana” da sguainare al momento giusto per difendersi.

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I piani del primo ministro procedono gradualmente tra tante difficoltà. Abe è consapevole dell’importanza del suo Paese per bloccare l’espansione cinese e fermare “l’abbattimento” dei muri geopolitici occidentali costituitisi durante la guerra in Vietnam (con il coinvolgimento di paesi come la Birmania, il Laos e la Thailandia) ma che adesso, a causa della debolezza degli USA, stanno crollando. La presenza del Giappone è fondamentale per poter di nuovo riaccerchiare il sistema comunista cinese, che altrimenti si espanderebbe ancora di più comportando l’estinguersi definitivo dell’influenza occidentale in Asia.

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