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IL MAR RUSSO

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Di Marco Corno

L’avanzata di Putin non conosce limiti: dopo gli attacchi e le conquiste nelle città di Donetsk, Luhansk e Charviv, i filorussi si sono spinti fino alla città portuale di Mariupol, considerata particolarmente importante perché permetterebbe al Cremlino di unire la Crimea alla Russia e di ottenere il completo controllo sul Mar D’Azov. Con queste azioni offensive Putin ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro all’Occidente e agli USA facendo comprendere che il progetto di Unione Euroasiatico è appena cominciato e che segnerà il riscatto della Russia dopo le umiliazioni subite successivamente alla caduta dell’URSS

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Putin brama da tempo questa svolta nella storia geopolitica della sua nazione, dopo che è stata messa da parte dal governo Bush, nei primi anni del suo mandato, quando egli si era mostrato favorevole ad aprire una politica di riconciliazione e di collaborazione con gli USA. Certo l’attesa è stata lunga ma adesso (con la grande crisi economica che ha colpito l’Europa e gli USA) Putin ha la possibilità di ribaltare “le carte in tavola”. Il progetto Euroasiatico consiste nel riunificare sotto il controllo della Russia tutti quegli stati filorussi-satelliti che una volta appartenevano di fatto all’ex URSS prima della sua caduta. Ma prima di fare questo lo “zar di Russia” deve raggiungere un’altra importante unione : l’unione di tutto il Mar Nero. Un progetto sicuramente difficile ma che Putin, piano piano, sta raggiungendo attraverso una politica internazionale molto strategica. Infatti il prossimo obiettivo del Cremlino, dopo aver preso definitivamente il controllo sul Mar d’Azov, potrebbe essere l’espansione militare sulla costa sud dell’Ucraina per raggiungere un duplice ma importantissimo scopo: il primo è ottenere il pieno controllo su tutta la parte Nord del Mar Nero grazie ad azioni militari di terra e azioni militari navali dalla Crimea e il secondo è unire la Transnistria ( un piccolo stato de jure all’interno della Moldavia, costituito per la maggior parte da popoli di lingua russa) che da tempo ha dimostrato interesse a passare sotto il controllo del Cremlino. Quindi le intenzioni dello “scacchista russo” non sono di scendere a patti con la Germania e di dividere l’Ucraina in due parti ma quello di conquistarne i territori più importanti per arrivare alla Romania e poi ai Balcani, dove il ministro degli esteri russo Lavrov ha già compiuto grandi passi.

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La Grecia è uno dei prossimi e primi paesi balcanici che potrebbero essere” fagocitati” da Putin dopo la Transnistra, ma Putin è consapevole che le sue intenzioni potrebbero provocare un forte conflitto di interesse con l’Europa e si sta preparando a questa evenienza anticipando le mosse per dare “scacco matto all’Europa” sfruttando le intenzioni del governo di sinistra Tsipras, appena eletto, di uscire dall’ Europa per avvicinarsi alla Russia. Dal canto suo Putin ha dimostrato sempre una particolare attenzione per questo Paese essendo molto importante dal punto di vista geografico, dato che si affaccia sia sul Mar Mediterraneo sia sullo stretto del Bosforo che unisce il Mar Nero al Mar Mediterraneo. Se Putin riuscisse a ottenere un simile risultato non solo dimostrerebbe la sua netta supremazia nei confronti dell’Europa ma ,cosa più importante, otterrebbe il controllo dei traffici commerciali marittimi in quella parte del mediterraneo e potrebbe istituire delle basi russe al suo interno; a quel punto resterebbe solo la Turchia. Nonostante tutto, per il raggiungimento di un simile risultato è necessario tenere sotto “scacco” l’Europa e lo zar è consapevole che l’arma migliore è minacciare la chiusura delle forniture di gas al vecchio continente e di aprirne nuove con altri paesi. Da grande stratega Putin ha già pensato di stringere un patto energetico con la Cina che dai calcoli fatti permetterebbe alla Russia di avere nuove entrate al pari di quelle europee se non addirittura superiori. Con questa mossa Putin si è voluto aggiudicare un mercato energetico alternativo nel momento in cui dovrà sferrare il colpo di grazia contro l’Europa nella questione Greca. La Grecia dal suo punto di vista ha profondi interessi ad allearsi con la Russia dato che all’interno del sistema bancario delle banche greche sono stati effettuati tantissimi investimenti russi.

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E un altro passo decisivo sarebbe riuscire a scendere a patti con la Turchia, un paese che permetterebbe al Cremlino di avere un controllo anche nella parte meridionale del Mar Nero, e di conseguenza ottenere il completo controllo su di esso. I progetti di Putin sulla Turchia andrebbero ben oltre: un altro suo obiettivo che sicuramente non è di importanza secondaria è di estendere la propria influenza anche in Medio Oriente per essere più vicino sia geograficamente che politicamente al suo alleato Bashar Assad (dittatore siriano) che si trova a gestire una minaccia molta seria come quella dell’ISIS. Attraverso questo piano lo stratega permetterebbe alla Russia di acquistare un ruolo di supremazia non solo nel commercio del Mar Nero ma anche nelle questioni di sicurezza internazionale rispetto a tutti gli altri Stati sviluppati e di potersi imporre su di essi.

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1 commento

  1. FrancescoMentasti ha detto:

    Salve Sig. Corno,

    Non vi è alcun dubbio sul fatto che la politica espansionistica di Putin possa destare qualche preoccupazione per l’Europa. Il controllo dell’area del Mar Nero è infatti di fondamentale importanza, soprattutto per la partita che si giocherà nel prossimo futuro sull’energia e non solo. La Russia fornisce già ora circa il 32% del fabbisogno energetico europeo ed assorbe oltre il 7% delle esportazioni dell’Unione.
    Occorre però sottolineare come i paesi occidentali, ed in modo particolare l’Unione Europea e gli Usa, non si siano limitate ad assistere impotenti alla politica espansionistica russa, ma abbiano posto in essere strumenti per contrastare attivamente questa avanzata. Le sanzioni poste in essere contro Mosca hanno prodotto un rallentamento, per quanto modesto, delle performances economiche della Russia, anche a causa di una riduzione degli investimenti stranieri in questo paese. Certo, va pure detto che questo pacchetto di sanzioni è destinato a produrre nel breve e nel lungo periodo effetti negativi di riflesso sull’economia Europea, soprattutto nei confronti dei paesi che vantano un export rilevante oltre cortina.
    Tuttavia, se quello degli effetti negativi di riflesso è il prezzo che bisogna pagare, è anche vero che questo è l’unico prezzo che, al momento, possiamo pagare per contrastare le spinte espansionistiche di Putin. La nostra vocazione pacifista europea, ben lontana culturalmente dall’interventismo degli Stati Uniti, restringe significativamente le possibilità di un intervento militare anche solo in funzione deterrente. In mancanza di una politica di difesa comune che coinvolga maggiormente gli stati dell’Unione, non resta altra via che affrontare il conflitto sul piano economico, possibilmente senza lamentarci troppo dei costi di riflesso: nessuna guerra, economica o militare che sia, si è mai combattuta senza dover pagare un prezzo.
    A sostegno dell’efficacia della continuazione, se non dell’inasprimento, delle sanzioni economiche va anche rilevato come gli effetti di queste possano essere amplificate da una contrazione dell’economia russa, che appare già evidente ormai da almeno due anni, anche a prescindere da fattori esogeni quali le sanzioni occidentali. Tale contrazione, frutto di problemi interni legati alla corruzione ed all’inefficienza del sistema bancario e all’incapacità di quest’ultimo provvedere al finanziamento dei necessari investimenti, unito ad un trend ribassista del mercato energetico, riducono la resilienza del sistema economico russo agli shock economici, potenziando di contro gli effetti deterrenti delle politiche sanzionatorie dell’Unione Europea e degli Usa, che al momento, a mio parere, appaiono lo strumento più efficace per evitare il neo colonialismo di Mosca.

    Saluti

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