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GRETA E VANESSA “COSTANO” TROPPO? CI VUOLE DEL FEGATO AD AVERE OGGI VENT’ANNI

VANESSA-E-GRETA-SIRIA

Di Alessandro Vanossi

Ci vuole del fegato ad avere oggi vent’anni e ad andare ad infilarsi nel mezzo di una guerra civile. Non solo perché oggi in quel nido di vipere che è il Siraq (Siria- Iraq), come viene chiamato il non-stato nato dal delirio del califfato islamico, la sopravvivenza di un occidentale è solo, se va bene, quella di qualche ora, prima che una banda di delinquenti, con la scusa della guerra santa, ti prelevi interessata ad un favoloso riscatto, alla faccia di Allah.

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Ma specialmente perché, se non ti tagliano la testa subito, in diretta, devi poi tornare. E quando scendi dall’aereo spaurita, con gli occhi di qualcuno che ha visto l’orrore e dietro a te, a passi incerti scende la tua amica, una fotocopia delle tue paure, tu hai a che fare, subito dopo gli abbracci di chi ti vuole bene, subito dopo gli interrogatori di rito per chi è stato sequestrato, con affermazioni idiote come quelle che campeggiano, ed è vergognoso, su qualche prima pagina di quotidiani nazionali o da parte di barbuti personaggi che, pur non appartenendo alla lotta jihadista, sembrano condividerne l’ottusità ideologica: “Se abbiamo pagato dodici milioni per il riscatto delle due italiane è uno schifo”.

 

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Eh sì: oggi è meglio avere vent’anni ed essere della razza di quelle e di quelli che schizzano dell’acido in faccia al mancato amante o dei figli di papà che si procurano l’omertà degli amichetti dopo che hanno massacrato di botte un poveraccio che faceva complimenti al proprio cane. I ventenni zombies che occupano i nostri incubi, lugubri eredi di una rinnovata arancia meccanica, hanno senz’altro più successo e probabilmente vengono trattati meglio da una certa becera politica e da buona parte dell’opinione pubblica, in particolare da mamme ansiose che vogliono il meglio per i loro figli ed esclusivamente, sia chiaro, per loro anziché per chi rischia la sua vita, e gratis, per aiutare gli altri. Dovremmo piuttosto che rimproverare Greta e Vanessa, preoccuparci di che cosa d’altro abbiamo in seno, di che cosa abbiamo generato con la nostra ideologia del denaro, altrettanto intransigente di qualsiasi altra ideologia, altrettanto fondamentalista, altrettanto globalizzata e per questo in rotta di collisione con un’ altra ideologia globalizzata come l’islam fai-da-te di sedicenti guerrieri, ma nella sostanza sanguinari psicopatici che hanno più bisogno di sfogare le loro pulsioni omicide e autodistruttive contro questo stesso sistema vuoto che confondono con delirio mistico. Ma non ci rendiamo conto che nell’ansia di uccidere e di distruggere sono tremendamente simili la Martina bocconiana e il Rocco “bella-vita” con il rapper sadico che taglia la testa al povero Foley o con i due disgraziati che a Parigi hanno giustiziato un uomo morente? Tutti figli di una globalizzazione avvelenata che ha posto come valori fondativi potere, apparenza e denaro, tanto denaro. Con l’unica differenza che i primi sono fans entusiasti di questa cultura del nulla, i secondi reattivi e disperati contro quello stesso spaventoso vuoto che li divora.

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Eppure, invece, sembra essere peggio per molti essere Greta e Vanessa, due ragazze che sembrano uscite da un’altra epoca, dagli ideali che hanno animato i momenti migliori della nostra storia, la Resistenza, anche quella mite, quella che si opponeva alla morte e alla barbarie, quella che cerca sempre di alleviare la sofferenza quando è nell’altro, dovunque l’altro sia, quella dei giusti. Ma durante il Risorgimento in Europa i migliori intellettuali, pensiamo a Byron, non erano andati in Grecia per difendere la libertà? Erano solo imprudenti e sprovveduti? E i Mille di cui si fregia il Risorgimento italiano? Erano solo avventurieri che volevano farsi dei selfie in zone di guerra?

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Ma piantiamola con le vergognose idiozie, troppe, che sono circolate in rete e su qualche media!

Certo forse la vita di Vanessa e di Greta vale veramente tanto e per qualcuno, che il Risorgimento non l’avrebbe mai fatto perché sarebbe “costato troppo”e la Resistenza meno che meno “per i rischi che si correvano” la loro vita era veramente troppo preziosa per essere riscattata.

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5 commenti

  1. FrancescoMentasti ha detto:

    Caro Alessandro,
    sono pienamente d’accordo con te che ci vuole fegato oggi ad avere vent’anni. E che ci vuole fegato a vent’anni anche solo per credere in un futuro in questa nostra disastrata patria, senza necessariamente andare in missione all’estero.
    Come è pure evidente, alla quasi totalità di persone sane di mente, che Greta e Vanessa sono meglio di quella minoranza di giovani che schizzano acidi o massacrano di botte il prossimo e che mi rifiuto di credere rappresentino un modello, se non per una minoranza di deviati mentali (che ci sono e ci saranno, purtroppo, sempre).
    Possiamo pure indignarci di fronte a rozze affermazioni che monetizzano la vita di due ragazze; affermazione che non mi sorprendo sentire provenire da chi fa politica, come la Lega, unicamente avendo a riguardo al (proprio) portafoglio.
    Tuttavia lo sviluppo della vicenda delle due cooperanti impone una seria riflessione sulla responsabilità, non solo di chi decide di pagare, ma anche di chi organizza missioni in scenari di altissima pericolosità in zone calde del mondo.
    Ammettiamo pure che l’opinione pubblica sia divisa sull’opportunità o meno di pagare un riscatto per il rilascio di ostaggi, ma sta di fatto che un conto è, per la politica, prendere una posizione prima che i fatti avvengano e un conto è prendere una posizione (una giustificazione o una smentita) dopo che questi si sono avverati, e la differenza in questione è, lo ripeto, solo una questione di responsabilità.
    Ci sono paesi, come la Gran Bretagna, che hanno deciso ex ante di non essere disposti a pagare alcun riscatto per il rilascio di ostaggi, chiunque essi siano.
    Condivisibile o meno nel merito, questa scelta è comunque una prova di responsabilità politica, che stronca sul nascere odiose speculazioni ex post, come invece stiamo assistendo in Italia in questi giorni.
    Alla base di questa presa di posizione non è difficile scorgere l’intenzione (o la giustificazione) di una nazione di evitare di diventare uno strumento involontario di finanziamento di organizzazioni criminali, anche a costo di sacrificare vite umane. E’ una scelta di governanti, che rispondono delle loro scelte ad una intera nazione che democraticamente rappresentano.
    Purtroppo l’Italia non ha preso ufficialmente una posizione coerente su come agire nell’ emergenza. E’ facile intuire, anche sulla base di vicende diverse da quella delle due cooperanti, come la scelta di pagare un riscatto sia una costate espressa tacitamente dai nostri governanti, di qualunque area politica. Tuttavia, in quanto scelta tacita e non espressa, questa si espone alla più bieca, sterile ed opportunistica dietrologia, che fa sì vendere i giornali, ma che non contribuisce obiettivamente al dibattito serio sul come regolare i comportamenti per il futuro.
    La soluzione, a mio parere, passa innanzitutto attraverso una questione di metodo: dichiarare espressamente, da subito, come comportarsi di fronte ad una richiesta di riscatto, senza attendere che rapiscano qualcuno.
    Se i nostri governanti stanno cercando un’occasione per assumersi una responsabilità, qualunque essa sia, ebbene l’hanno a portata di mano.
    Una tale scelta definirebbe poi più chiaramente i contorni della responsabilità di chi decide di organizzare o di vivere un’esperienza per prestare aiuto a chi ne ha veramente bisogno in un nido di vipere.
    Non sono in grado di dire quanto siano state o meno sprovvedute le due ragazze (o l’organizzazione che le ha accolte in Siria), ma so di per certo che sapere di poter o meno contare sulla possibilità che qualcuno possa pagare un riscatto, in caso di rapimento, potrebbe essere determinante nella scelta di intraprendere una missione che, per quanto nobile, mette a repentaglio la propria vita (o quella di altri). Ma non per questo non partirebbe più nessuno.
    Comunque la si guardi, si tratta di questione di duplice responsabilità: politica da parte dei governanti (e quindi anche nostra che li eleggiamo) e personale di chi parte.

    Ciao, a presto.

    Franz

  2. Nulla da dire. Condivido in pieno. E se posso aggiungere una cosa: vogliamo fare proprio i materialisti e quelli attaccati ai soldi? Benissimo!
    12 milioni di euro diviso 60 milioni di italiani circa, uguale venti centesimi di euro a testa! Che spreconi! Che disdetta per le finanze di ogni italiano! Dai, non prendiamoci in giro! Sarà mica colpa di due ragazzi che vanno a dare una mano dove serve!
    Allora, per citare i Monty Python, manca solo l’inquisizione spagnola!

  3. agostinoclerici ha detto:

    Paragonare due imprudenze e dire qual è la migliore è un esercizio pericoloso. D’accordo che è meglio perdere la vita in un impeto di coraggio che nella melma del luogo comune. Ma è bene perderla nel coraggio e nella prudenza, magari nella rinuncia e non nell’avventura, senza mettere inutilmente a repentaglio la vita propria e i soldi altrui…

  4. Alberto ha detto:

    Se lo stato è giunto al punto di pagare non è colpa della due ragazze (almeno in parte), ma dello stato stesso: come può permettere ai propri cittadini l’uscita dall’Italia verso un “paese” ove civiltà e guerra sono il medesimo concetto??? Se io stato pago sempre i riscatti (decisione politica poco economica ma, allo stesso tempo, molto umana e degna dello stato quale è l’Italia) e lascio che i miei cittadini concorrano all’estero come candidati “prigionieri”, l’ISIS seppur disumano ma non stupido, non aspetterà neanche un secondo per assumerli…
    e di conseguenza sarò obbligato a pagare..(tradotto: se lascio un civile in territorio ove giustizia e pace non risiedono, non posso pretendere che essi tornino come sono andati e, nel caso di un rapimento, per una mia colpa antecedente i fatti dovrò sganciare grana). Quindi, appellandomi a quel poco di buono che rimane nella politica ormai “menefreghista” di questo meraviglioso paese, chiederei di vietare ad ogni italiano l’ingresso in paesi a “rischio ISIS” o più semplicemente a rischio rapimenti (ovviamente con mezzi e modalità idonei), sfruttando magari le operazioni militari all’estero per dare una mano ai civili bisognosi.
    Ma è solo dello stato la colpa??? in questo caso specifico direi di no, si può essere buoni, generosi e altruisti ma
    ricordiamoci che l’uomo ed il gatto, anche se anatomicamente posso assomigliarsi, non hanno in comune sette vite!! le due ragazze seppur in buona fede dovevano calcolare meglio i rischi: se vengono rapiti anche i migliori tra i soldati del mondo, come quelli degli USA, come si può pretendere che due GIOVANI RAGAZZE civili passino inosservate??

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