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DIZIONARIO IRRAGIONEVOLE DELL’AMORE E DI ALTRO 14. LA VALLE E’ STRETTA (SOLSTIZIO D’INVERNO)

Di Monica Galanti

La valle è stretta, la chiudono da entrambi i versanti denti smangiati di rocce ispide acute frammentate spigolose strapiombanti minacciose; all’alpe Serle puoi ascoltare i canti degli uccelli, digiti il numero sul pannello che i Forestali hanno collocato sulla parete esterna di un casotto bene edificato e crei il tuo concerto personale, è la prima volta che accetto l’idea di un intervento dell’uomo nel rigore naturale della montagna.

Il faggio è una creatura arboricola che dimostra che la perfezione esiste, individualista, socievole ma a distanza, nelle faggete si respira un’aria ordinata, il classicismo delle forme, l’armonia di una razionalità botanica a calcolata misura di rispetto della propria autonomia vitale. i faggi crescono in altezza e larghezza con le cortecce nette e lisce, nel sottobosco della faggeta regna un ordine da giardino privato, gli strati di foglie cadute sembrano rastrellate formano un manto uniforme, nelle faggete vive solo il faggio che non tollera la presenza di altre specie. Edward Bach osservandolo –beech– aggiunse un’ulteriore intuizione ai suoi rimedi floreali a servizio di una cura per i disequilibri emotivi.

Raggiungiamo il Passo Stretto e finalmente risento in corpo un desiderio sopito troppo a lungo: la viandanza, percorrere i valichi montani andando di valle in valle seguendo la voglia dei miei piedi di una transumanza solo mia. per un gusto della conoscenza e della visione, per il gusto della libertà, per il gusto dell’anarchia. sulla cartina leggo affamata i nomi dei luoghi, mi prende una fame di visione, di scoperta Punt di Strolech, Seghebbia, San Lucio, San Nazaro, Cavargna mando a memoria toponimi come fossero mantra.

Dormiremo all’alpe Pessina è la notte del solstizio d’inverno. la baita è di recente costruzione e in buono stato. hanno addobbato per natale con un ramo di abete i festoni d’argento e rosso, dal soppalco dove il giaciglio è per due al massimo tre persone volendo si aziona la pila che accende le lucine sul ramo. i topi ci sono, allora ricordo con fastidio quella notte in Valle Maggia con i topi che correvano veloci avanti e indietro poco sopra le nostre teste. l’entrata alla tana è minuscola proprio sul soppalco a 30 centimetri dal materasso dove si dorme, i chicchi delle deiezioni sono dappertutto e tantissimi come un’infinità di coriandoli; sono topi piccoli di montagna, i nocciolini. camino e stufa accesa con la legna che abbiamo fatto. io e il mio compagno di avventura siamo entrambi poco propensi alla conversazione e il silenzio non ci imbarazza, stiamo a guardare il fuoco senza dire niente.

Per il tramonto siamo tornati sul sentiero percorso prima e saliti a un punto panoramico, il paese 800 metri sotto fuma lontano e placido da qualche camino, le poche case strette tra loro a gregge e il nastro dell’unica strada non larga che sale dal lago e qui si ferma. È una valle di confine, fu feudo degli arcivescovi di Milano ma già dal 1200 si diede statuto indipendente poi vennero gli Austriaci, qualcosa di solenne nel borgo sparuto è rimasto a notificare lo spirito d’oltralpe.

La notte del solstizio non reca i soliti pensieri di mancanza e di amarezza. Sono dove non sono stata più per molti anni, sono in un luogo che amo, sono tra le montagne, nell’isolamento che per anni ho coltivato prendendo a salire nelle valli sostando nei bivacchi lontani dai paesi, dalla civiltà come si usa dire. Eppure qualcosa è cambiato.

Mi manca lo stupore.

Un tempo macinavo trasognata stupori. Cosa mi è successo.

È successo che te se diventada vegia, senza gnaca vèss granda.

Il giorno dopo raggiungiamo in poco meno di venti minuti la bocchetta di Pessina e scendiamo verso l’alpe Cima. che non c’è più. rimangono pochi metri dei muri perimetrali e i due archi di volta. il noce secolare perché con le noci fai l’olio dei lumm e poi le noci sono ricchezza cicciabubù, pan e nuus l’è un mangià da spuus, nuus e pan l’è un mangià da can. e una fontana in pietra senza più acqua. il pascolo era vasto ci dovevano caricare molte vacche. perché lasciamo che questi edifici vadano in rovina. non può essere buona un’antropologia attuale che non coltiva la propria memoria. i volti, le mani, le voci di quelli e di quelle che un tempo qui all’alpe Cima mungevano, ranzavano ul fen, facevano ul formaj, i bambini nati e i morti all’alpe, gli inverni con la neve che è una stria che ammazza i vitelli li addormenta nel freddo, le estati profumate dei fiori prataioli.

Questa è anche la mia memoria.

Mio padre andandosene mi ha impedito una lingua, la lingua di mia nonna e della bisnonna Mimì Marguerettaz due volte soltanto nella mia vita ho potuto ascoltare il loro patois, mio padre mi ha resa orfana e muta.

In queste valli parlano una lingua che comprendo, perché di matrice comune con la lingua dei miei nonni materni, ma ogni valle è un mondo e qui l’atlante con il Mondo Grande fa ridere i polli che qui non interessa mica sapere la rava e la fava dei signori geografi qui devi saperci fare con le mani e regolarti con il sole e la luna per l’orto e gli animali. mia madre non voleva che parlassi il dialetto con i nonni.

Eee ma alura? Mio padre in un modo mia madre in un altro forse è per questo che a un certo punto ho preso ad andare.

Dove vai? In montagna.

A cosa fare? A stare

C’è freddo?

C’è la neve?

A quanti metri?

A quante ore di cammino?

Dopo tanti anni sono tornata dove un tempo stavo sempre.

Cos’è cambiato?

È cambiato che perso lo stupore.

Nella notte del solstizio d’inverno non ho espresso nessun desiderio.

Prima di lasciare la baita ho preparato un mucchietto di pane secco qualche uvetta, l’amico ha messo due gherigli di noce. sulla pietra del pavimento in prossimità di un buco nel muro. per il natale dei due nocciolini. mi sono immaginata che sono una coppia. Sono topi puliti quelli di montagna.A stare in montagna ti si pulisce l’anima e si schiarisce lo sguardo.

Sono tornata alla macchina senza rimpianti, senza desideri, senza nostalgie, senza anticipazioni.

Che poi è il modo in cui si dovrebbe vivere.

Tra due giorni è natale.

Valsolda, solstizio d’inverno 2014.

FOTO (copyright Federico Raiser 2014)

Alba alba

Cresta cresta

Foglie foglie

Lugano lugano

Monica monica

Notturna notturna

Notturna2 notturna2

Notturna3 notturna3

Pessina Pessina

Ricordo1 ricordo01

Ricordo2 ricordo02

Tramonto tramonto

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