eidoteca

Home » Economia / Politica / Società » LA TV SUPERCANNIBALE, OVVERO LA TV CANNIBALE UN ANNO DOPO

LA TV SUPERCANNIBALE, OVVERO LA TV CANNIBALE UN ANNO DOPO

TV: RIPARTONO I TALK, E' SUBITO SFIDA GIANNINI-FLORIS

Di Davide Banis

Una buona notizia per i sadomasochisti italiani: in televisione sono ricominciati i talk show. Nemmeno io me n’ero accorto ma l’altra sera ho acceso su La7 e mi sono ritrovato il faccione di Maurizio Sacconi con una benda sull’occhio mentre parlava dell’articolo 18. Non c’erano più dubbi. Il circo (mediatico) era tornato in città.

l43-antonio-razzi-corea-130725121808_big

Quasi un anno fa scrivevo di come la televisione, e segnatamente La 7, si stesse mutando in un cannibale che mangia se stesso, i suoi simili e le sue risorse poiché non è capace di rinnovarsi e non sa più cercare il suo cibo (leggi: i suoi soldi, il suo pubblico) al di fuori di sé e della sua tribù. Per usare un’altra immagine, la mia sensazione era che le reti generaliste avessero alla fine optato per l’eutanasia decidendo di ammazzarsi con una forzata iniezione da overdose di talk show. La televisione, rimasta a corto di quattrini, aveva deciso di minimizzare le spese e di investire il politico di un ruolo da factotum mediatico. Antonio Razzi, ad esempio, poteva essere utilizzato a gratis come comico. Oltreché a pagamento come politico. E la sua recente spedizione asiatica (già quasi un film: Fantozzi in Corea del Nord) non fa che confermare questa ipotesi.

La7 - Giovanni Floris presenta diMartedì e Diciannovequaranta

Un anno dopo, la situazione è per certi versi peggiorata. Il palinsesto di La7 è ormai da discount televisivo. Non c’è un singolo momento della giornata in cui la rete di Urbano Cairo non abbia un qualche talk. Insomma, La7 è diventato un canale all-talk-shows e la differenza che passa con un canale all-news è abissale. Laddove l’all-news vuole informare, l’all-talk-shows vuole principalmente ridurre i costi. Ovviamente questo non significa che le professionalità messe in campo non siano meritevoli, anzi. Lo stesso Giovanni Floris, distante dai miei gusti televisivi, è un grande professionista. Ma questo non attenua la sensazione che l’ei fu “diciannovEquaranta” e “DiMartedì” (li ho di sicuro scritti sbagliati: c’erano delle maiuscole che mi confondevano) siano due prodotti da sottomarca. A cominciare dai titoli. E’ come quando vai al supermercato e non prendi i “Ringo” ma i “BiscottiBicolore”. Nello stesso spirito da risparmiatore, dovresti seguire “DiMartedì” e non “Ballarò”. Con la differenza che non risparmi nemmeno quei cinquanta centesimi.

Ballar-Benigni

La sparizione di Lilli Gruber ha concesso a Floris di far sparire dai palinsesti i numeri microscopici di diciannovEquaranta per potersi concedere un rodatissimo Otto e Mezzo: ha spostato la lancetta in avanti di cinquanta minuti e lo share di parecchi punti in più. Contemporaneamente, sulla rivale Rai 3 il timone di Ballarò è passato nelle sobrie mani di Giannini. La sua conduzione di Ballarò è stata inaugurata all’insegna della serenità e di un certo understatement. Sicuramente deve migliorare nella gestione del ritmo e dei tempi televisivi ma d’altra parte la sua così inattuale appartenenza al mondo della carta stampata lo avvicina ancora di più al target con cui mi sembra stia cercando di comunicare: i radical chic over cinquantenni, il pubblico colto ed intellettuale. Giannini vuole insomma partire dall’alto per poi inglobare nel suo programma anche gli altri target. Certo, non gli potrà sempre andare bene come nella prima puntata in cui ha potuto calare l’asso assoluto di Roberto Benigni che si è ancora una volta confermato come il Papa laico o meglio ancora, come il presidente spirituale della Repubblica Italiana. E’ una strada che Benigni ha deciso ormai da anni di intraprendere e dubitiamo fortemente che a questo punto possa o voglia tornare indietro, e del resto il suo prossimo show per Rai 1 sarà dedicato ai Dieci Comandamenti. In questa prospettiva, Benigni rinuncia al suo ruolo di buffone irriverente e si limita a benedire gli italiani con le sue esortazioni poetiche.

maxresdefault

Per evidenti motivi di spazio e (soprattutto) di sopportazione psicologica non possiamo prendere in considerazione l’infinito elenco di tutti gli altri talk show che riempiono allo sfinimento i palinsesti televisivi. Possiamo solo sottolineare come per ora il miglior programma, quantomeno di La7, si sia rivelato l’insospettabile Coffee Break condotto dalla brava Tiziana Panella che, anche attraverso l’idea della “parola del giorno”, prova a ridare un senso al dibattito politico televisivo. Il programma va in onda verso le 10 del mattino e in replica intorno alle 2 di notte. Perfetto per chiunque abbia il bioritmo di Batman. Il varo dell’ammiraglia Santoro è stato invece abbastanza deludente. Il matador salernitano, padrone indiscusso della scena televisiva degli ultimi vent’anni, sembra stia cominciando a finire le cartucce e a ripetersi.


7a9b82bc1f

Chi non sbaglia un colpo invece è il grandissimo Carlo Freccero che ha condotto nelle scorse settimane il Roma Fiction Fest al motto di “Nulla è più vero della fiction”, come a dire: guardate un episodio di House of Cards che vi insegna di più sui meccanismi del potere di mille puntate di un qualunque talk show. L’attualità, l’immaginario collettivo – in definitiva la mitologia contemporanea-  passano per lo storytelling della fiction, delle serie tv, lasciando al grande cinema un compito attrattivo-mostrativo fatto di effetti speciali e magnificenza della rappresentazione (in questo senso anche un film come The Wolf of Wall Street mi sembra rientrare in questa categoria)Freccero ha capito che la borghesia culturale, che un tempo leggeva i romanzi, adesso si sottopone al bingewatching di serie tv ad alto tasso di raffinatezza narrativaQuesto è un pezzo importante del futuro di un nuovo consumo televisivo distribuito tramite piattaforme come Netflix che non a caso stanno già prendendo piede nei paesi d’Europa più civilizzati.

maxresdefault (1)

Dalle nostre parti, invece, sta per arrivare la televisione immigrata. Alessio Vinci (già Cnn e Mediaset) dovrebbe infatti sbarcare sulle nostre coste con Agon Channel, una rete per il pubblico italiano delocalizzata in Albania dove viene prodotto tutto il palinsesto. “Saremo la Ryanair della televisione italiana” ha annunciato trionfalmente il conduttore. Non si capisce neanche in questo caso in che modo il consumatore possa essere interessato da questa tendenza al low budget del piccolo schermo. Prendo Ryanair perché mi fa risparmiare un bel po’ di soldi. Agon Channel farà risparmiare i soldi soltanto alla produzione. L’idea sadomasochista finale, per amanti del bondage più estremo, resta quindi quella di inscatolarsi dentro i sedili miniaturizzati in plastica rigida di Ryanair con un ciccione tutto sudato al fianco e guardare un talk show di Agon Channel condotto da Alessio Vinci, in diretta da Tirana

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: