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FENOMENOLOGIA DEI RINGRAZIAMENTI LETTERARI NELLA NARRATIVA ITALIANA

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Di Luigi Torriani

Che senso hanno i ringraziamenti al termine di un libro? Perché uno scrittore sente il bisogno di ringraziare pubblicamente famigliari, amici, conoscenti, editor, scrittori, perfino cani e gatti? Per generosità, per senso di giustizia? O piuttosto per trovare un’ulteriore occasione di sfoggio della propria incontenibile vanità? Lui sa perché. Fenomenologia dei ringraziamenti letterari” di Carolina Cutolo e Sergio Garufi (Isbn Edizioni, pagg. 208, euro 14) è un libro prezioso, un libro da comprare e da leggere. Un libro che coglie un punto fondamentale: i ringraziamenti dello scrittore – con rare eccezioni – hanno qualcosa di grottesco, un tratto involontariamente comico, qualcosa di tristemente ridicolo perché hanno un sottotesto narcisistico che vede al centro non il ringraziato ma lo scrittore stesso.

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La fenomenologia dei ringraziamenti letterari di Cutolo e Garufi prende in considerazione la narrativa italiana degli ultimi vent’anni. Anche nei saggi e nei testi universitari ci sono i ringraziamenti ma sono spesso una faccenda puramente tecnica, professionale e professorale (il professore che ringrazia altri professori per la collaborazione; al massimo il professore che ringrazia la moglie per la “pazienza” e per averlo “sopportato”, come vedremo più avanti). Analogamente: nei narratori di lingua anglosassone i ringraziamenti ci sono, ma anche in questo caso la dimensione è prevalentemente tecnica o pratica (per esempio “se il romanzo è ambientato nell’epoca vittoriana si ringrazia il professore di storia che ha contribuito a rendere più credibile l’ambientazione; se il protagonista è un chimico si ringrazia l’esperto di chimica che ha corretto gli sfondoni, e così via”). Semmai i ringraziamenti degli scrittori italiani assomigliano all’ “acceptance speech”, che è il discorso di ringraziamento pronunciato in occasioni solenni come la cerimonia degli Oscar o i Grammy Awards (e in questa analogia davvero si riassume icasticamente la megalomania e la mancanza di senso delle proporzioni e anche direi di senso del ridicolo di molti scrittori italiani, specialmente se hanno appena pubblicato il loro primo libro per una casa editrice semisconosciuta…): Leggendo e analizzando i ringraziamenti nei romanzi italiani degli Anni Novanta e degli anni Duemila che cosa scopriamo? Quali tendenze individuiamo?

scrittoreCutolo e Gafuri individuano sedici categorie di ringraziamenti nella narrativa italiana. Hanno tutte un tratto in comune: il ringraziamento serve all’autore non per ringraziare ma per pavoneggiarsi. Il ringraziamento è una scusa, un pretesto, e al centro non c’è la persona che viene ringraziata ma l’insopprimibile teatralità narcisistica dell’autore. Il ringraziamento ha un sottotesto, e il sottotesto, il messaggio nascosto, è questo: “guardate e ammirate: sono figo”.

LE SEDICI CATEGORIE DEI RINGRAZIAMENTI NELLA NARRATIVA ITALIANA

1) TOLEMAICI

Il centro del ringraziamento non è – come dovrebbe essere – il ringraziato (Sole, universo copernicano) ma colui che ringrazia (Terra, universo tolemaico). In questa tipologia il tratto comune alle diverse tipologie è particolarmente evidente: nei ringraziamenti tolemaici si ringraziano coloro che hanno saputo riconoscere il talento dell’autore e il valore dell’opera. SOTTOTESTO: Sono uno scrittore di grande talento, e il mio libro è un capolavoro. FORMULA: Grazie a X (in genere un editor, un agente letterario, uno scrittore, ma anche un amico o un parente) che per primo ha capito che sono destinato a fare lo scrittore, che per primo ha capito che questo libro è bellissimo e doveva essere pubblicato, ecc.. VARIANTE CON FALSA UMILTA’ (spregio inarrivabile del ridicolo): Grazie a X, che ha insistito perché pubblicassi questo libro, io non avrei mai pensato / non avrei mai voluto.

2) MANI AVANTI

Lo scrittore dice di essere consapevole in linea generale della vacuità e oziosa vanità dei ringraziamenti, ma di voler fare un’eccezione per il presente libro. SOTTOTESTO: So bene che quella dei ringraziamenti è un’usanza abusata e stucchevole, ma questo libro che ho scritto e che state leggendo è talmente importante che si può fare (si deve fare) un’eccezione. FORMULA: Ho sempre pensato alla pagina dei ringraziamenti come a qualcosa di inutile o di fastidioso. Ma in questo caso permettetemi di ringraziare…

3) V PER VENDETTA

Lo scrittore sfoga il risentimento accumulato in anni di rifiuti editoriali e di sorrisetti ironici di amici e famigliari e si vendica con coloro che gli hanno “messo i bastoni tra le ruote”, cioè – in buona sostanza – con gli editor e gli agenti letterari che hanno respinto il suo manoscritto o addirittura con i parenti, amici e conoscenti che quando stava scrivendo non l’hanno incoraggiato o l’hanno invitato a piantarla con la scrittura e con il sogno di diventare scrittore (“vai a lavorare!”, “Trovati un lavoro vero!”, ecc.). In genere (con eccezioni particolarmente folli) non si fanno nomi, si parla semplicemente di generici individui che “non mi sono stati vicini”, che “non mi hanno aiutato”, che “non hanno riconosciuto il mio talento”. SOTTOTESTO: Guardate, ora sono uno Scrittore (con la maiuscola), pentitevi di come mi avete trattato, venite a Canossa in ginocchio, cospargetevi il capo di cenere, e forse vi perdonerò. FORMULA: Ringrazio anche chi non ha creduto in me, peggio per lui / in fondo mi è servito anche questo. Nota: categoria di ringraziamento particolarmente grottesca nel caso di libro d’esordio pubblicato in mille copie con editore semisconosciuto

4) LO SPIEGONE

In questo caso lo scrittore si dilunga in maniera insopportabilmente prolissa tracciando una sorta di eziologia o genealogia del libro, ringraziando le persone che hanno avuto un qualche ruolo nelle origini del grande “capolavoro”. SOTTOTESTO: Non ho scritto un libro qualunque, ho scritto un Romanzo (con la maiuscola) che ha richiesto anni e anni di lavoro e che resterà nella storia della Letteratura italiana, per cui comincio a fornire alcuni aneddoti o curiosità ai futuri critici letterari che studieranno la mia opera. FORMULA: L’idea di questo libro l’ho avuta al bar X, in un giorno d’inverno dell’anno Y. Quel giorno mi trovavo con il tal amico e con il tal’altro, e una ragazza che passava per strada in quel momento pronunciò una frase… [avanti così per altre migliaia di battute]”

5) AMICO VIP

Lo scrittore ringrazia un personaggio famoso di cui è amico (o anche semplice conoscente, ma non lo diciamo…) e che ha letto e apprezzato (così pare…) il manoscritto del romanzo, o anche – molto più spesso – un vip con cui ha parlato per cinque minuti una volta a un festival letterario o ha avuto un breve scambio di mail. SOTTOTESTO: Sono diventato uno Scrittore, uno che conta, un pezzo grosso, non sono uno qualunque, sono amico di Umberto Eco, di Fiorello, di Dolce e Gabbana, di Sepulveda, di Del Piero, ecc. (non necessariamente il Vip deve esere uno scrittore, e non necessariamente il riferimento al Vip deve avere qualcosa a che vedere con il romanzo in questione). FORMULA: Ringrazio il mio amico Umberto Eco per quella volta che mi incoraggiò a crederci e a continuare a scrivere / Ringrazio Alex Del Piero per la nostra grande amicizia, ….

6) LUCE RIFLESSA

Lo scrittore ringrazia un personaggio importante, un grande genio o ingegno della storia della letteratura, della musica, dell’arte e del cinema, un personaggio che non conosce direttamente, e che può anche essere morto da duecento anni (e che spesso, probabilmente, si rivolta nella tomba). SOTTOTESTO: Sono un uomo di cultura e di grande Gusto, un grande Scrittore il cui lavoro è in qualche modo da associare a quello di alcuni grandi Geni della storia delle arti. Da loro ho scoperto il Bello, e le loro Opere illuminano la mia Opera. FORMULA: Ringrazio Jane Austen per averci regalato i suoi capolavori / Ringrazio Miles Davis per Kind of Blue / Ringrazio Sergio Leone per C’era una volta in America….

7) FEBBRE DA CAVALLO

Fare l’editore oggi è un rischio, è un azzardo. Può andare anche molto male, specie se parliamo di un romanzo difficile, non “commerciale”. Lo scrittore ringrazia agenti letterari, editor e editori che hanno scommesso su di lui e sul suo libro, pubblicandolo. SOTTOTESTO: Chi ha scommesso coraggiosamente su di me e sul mio Libro (che è un Romanzo complesso di alta Letteratura, con un suo pubblico ma non per tutti) ha vinto la sua scommessa, cioè io sono un “cavallo” vincente, puntate su di me. [Nota:quando i ringraziamenti in questione vengono scritti dall’autore non per una seconda edizione del libro o per una ristampa, ma per la prima edizione e la prima stampa, dunque quando il libro non è mai stato stampato, sfioriamo l’assurdo; il punto è che lo scrittore vede il successo già nel fatto stesso di essere stato pubblicato, ma naturalmente questo “successo” non ha nulla a che vedere con il successo di critica e di vendite; certamente in questi casi lo scrittore non è scaramantico…]. FORMULA: Ringrazio l’editor X dell’editore Y che ha scommesso su di me, quando erano in pochi a crederci…

8) BAU

Lo scrittore ringrazia i suoi animali domestici (cani, gatti, perfino pesci rossi). SOTTOTESTO: Sono una persona di grandissima sensibilità, amo gli animali, adoro il mio cane, sono un grande Scrittore ma sono anche un tenerone, sono una bella persona, sono un animalista come voi. FORMULA: Ringrazio il mio cane X per tutto l’affetto / Ringrazio la mia gatta Y che stava accoccolata al mio fianco mentre scrivevo questo Capolavoro…

9) NOSTALGIA CANAGLIA

L’autore rievoca nei ringraziamenti episodi lontani e figure della sua infanzia, ringraziando – per esempio – la maestra delle elementari o un compagno delle medie. SOTTOTESTO: Sono un grande Scrittore, un Personaggio, al punto che acquisiscono enorme rilevanza e sono di interesse pubblico anche persone ed episodi del passato remoto della mia vita. Il lettore deve pensare a quanto sarà emozionata la maestra delle elementari, vedendo il suo nome nell’Opera del Genio che da bambino fu suo alunno. [Nota: anche in questo caso il ridicolo c’è soprattutto quando parliamo di un libro d’esordio, uscito in poche centinaia di copie per un editore che non conosce nessuno] FORMULA: Ringrazio la maestra X, che mi ha insegnato a leggere e a scrivere / Ringrazio Y, compagno delle medie. Non ci vediamo da vent’anni ma ha avuto un ruolo fondamentale, con i ricordi che mi ha lasciato, nella stesura di questo libro.

10) LO FAMO STRANO

Ringraziamenti che cercano a tutti i costi di essere originali, bizzarri, stravaganti, esotici, strani, spiazzanti. SOTTOTESTO: Non sono uno scrittore qualunque, non sono uno tra i tanti, sono uno Scrittore, un Personaggio, mai grigio e banale. Assistete ai miei colpi di teatro e inchinatevi. FORMULA (in questo caso cito un esempio dal libro di Cutolo e Garufi, perché in questa categoria – per definizione – non c’è una formula standard individuabile): “Ringrazio Dio che non mi scrive mai. […] Ringrazio me stessa, per amarmi e odiarmi finché morte non mi separi”

11) PRAGMATICI

Lo scrittore fa riferimento a piccoli fatterelli, a piccoli aiuti puramente pratici, ad azioni e ad episodi minuti e minuscoli e a figure decisamente secondarie rispetto alla stesura dell’opera. SOTTOTESTO: Qualunque persona e qualunque fatto abbia avuto in qualche modo a che fare con l’Opera del Genio (la mia opera), diventa automaticamente importante e degno di pubblica menzione scritta a imperitura memoria. FORMULA: Ringrazio X, per quella volta che mi ha prestato dei fogli quando li avevo finiti / Ringrazio il cameriere del bar Y perché sono passato in quel bar a bere il caffè la mattina in cui ho firmato il contratto con l’editore…

12) INSOPPORTABILI

Lo scrittore ringrazia famigliari, parenti, amici, agenti letterari ed editor per la “pazienza” con cui l’hanno “sopportato” mentre stava scrivendo. Questo vizio e vezzo – come abbiamo già detto – è piuttosto diffuso anche nei testi universitari, con il professore che ringrazia la moglie per averlo “sopportato” o la professoressa ringrazia il marito. SOTTOTESTO: Sono un Genio, e come tutti i grandi Geni sono Genio e Sregolatezza; sono un grande Scrittore, completamente assorto nell’estasi creativa dell’Ispirazione e poi della Creazione; mia moglie, mio marito, i miei figli, sopportano le mie bizze, le mie negligenze e le mie assenze perché sanno che sono un Genio. FORMULA: Ringrazio mio marito X per avermi sopportato quando mi chiudevo per giorni e notti nel mio studio a scrivere / Ringrazio mia moglie Y per la pazienza con cui mi ha sopportato durante la mia fase creativa…

13) E MI SOVVIEN L’ETERNO

Ringraziamenti “poetici”, in stile aulico, con grandi profusioni di “Stile”, perifrasi, circonlocuzioni, figure retoriche. SOTTOTESTO: Il Genio (cioè io) non si abbassa mai, non è mai terra-terra, non è mai pane al pane, nemmeno nei ringraziamenti, nemmeno se sta scrivendo la lista della spesa. Mai. FORMULA (in questo caso cito un paio di esempi dal libro di Cutolo e Garufi, perché in questa categoria non c’è una formula standard individuabile): “Grazie a Marcella e Massimo per aver approvato la rotta e avvistato una secca; a Maria Carla per aver pettinato le pagine, le righe, le parole, le lettere” / “Coloro – tanti, tutti nel mio cuore – che hanno collaborato alacremente alla creazione di questo mio nuovo figlio di carta”

14) COME SE FOSSE ANTANI

Ringraziamenti con formule criptiche e praticamente incomprensibili che sortiscono nel lettore un effetto paragonabile a quello delle supercazzole del conte Mascetti (Tognazzi) in “Amici miei” di Monicelli. L’effetto voluto dallo scrittore qual è? Non è propriamente un divertissement e una presa in giro pura come nel caso del conte Mascetti. Qual è il sottotesto? SOTTOTESTO (in pratica un mix tra la categoria “Lo famo strano” e la categoria “E mi sovvien l’eterno”): La mia è Arte con la maiuscola, non mi abbasso certo a scrivere cose ordinarie o banali. Peggio per te, povero lettore, se non capisci. Assisti con ammirazione alla mia esibizione teatrale. FORMULA (cito un paio di esempi dal libro di Cutolo e Garufi, perché in questa categoria – per definizione – non c’è una formula standard individuabile): “E grazie alla volpe, che ha camminato sul ghiaccio” / “Un grazie poi a chi sa come mettere zucchero tra reuzzi e principesse”

15) LUI SA PERCHE’

L’autore ringrazia una persona ma senza specificare il motivo del ringraziamento e aggiungendo l’espressione “lui (lei) sa perché”. SOTTOTESTO: Sono su un altro piano rispetto a te, lettore; intorno alle cose grandi deve sempre esserci un po’ di mistero. Poi aborro chi mette in piazza i fatti suoi, che ineleganza! Però sappi – o lettore – che dietro i miei ringraziamenti ci sono storie che tu nemmeno ti sogni, vicende incredibili che nemmeno puoi immaginare, cose di ben altro livello rispetto a quello a cui sei abituato. FORMULA: “Ringrazio X, lui (lei) sa il perché” [meglio ancora se la persona ringraziata è un personaggio famoso]

16) APOSTROFE

Lo scrittore, nei ringraziamenti, si rivolge direttamente al lettore. Ringrazia il lettore, o al plurale “i lettori”, perché quello che conta è il lettore, perché hanno scelto di leggere il libro, perché senza i lettori “io non sarei uno scrittore”, non potrebbe esserci il suo libro, e simili. SOTTOTESTO: Sono un grande Scrittore, ma sono rimasto umile. Sono vicino a voi lettori, non me la tiro come lo scrittore X e come lo scrittore Y. Sono il top: scrivo capolavori, ma rimango un tipo alla mano. Compra i miei libri!  FORMULA: Grazie a te cara lettrice / caro lettore per aver scelto di leggere questo libro  / Il mio ringraziamento va a tutti voi, lettrici e lettori, vi ringrazio per questo viaggio che abbiamo fatto insieme / vi ringrazio perché senza di voi non potrei essere quello che sono, senza di voi i miei libri non ci sarebbero…

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In tutte queste sedici tipologie di ringraziamenti letterari vediamo all’opera – in versione più culturale – quella vanità e quel narcisismo che sono la cifra della comunicazione tra le persone sui social network. Lo scrittore che scrive i ringraziamenti non è poi così tanto distante dal nostro vicino di casa o dalla nostra vicina che sono a caccia spasmodica di mi piace su facebook postando selfie costati ore di “studio”. Certamente restiamo nell’ambito dei peccatucci veniali. Ciò che conta, di uno scrittore, è soltanto l’opera. Ma proprio per questo è strano che anche autori di un certo livello, che anche scrittori di esperienza lontani dalla foga neoadolescenziale degli esordi si lascino andare così scopertamente e in modo così inelegante a certi ridicoli narcisismi a conclusione dell’opera.

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Quello che si chiede non è certo una moratoria dei ringraziamenti, o una loro cancellazione dall’ambito editoriale. Il punto è: i ringraziamenti devono essere sempre e soltanto un sincero omaggio e un giusto riconoscimento a chi viene ringraziato, non un veicolo per pomparsi e per pavoneggiarsi. Il grande filosofo americano Michael Walzer, nel suo capolavoro “Sfere di giustizia” [ne approfitto per consigliare anche un altro suo capolavoro: “Guerre giuste e ingiuste“] ha scritto i ringraziamenti più belli che io abbia mai letto in un libro. Incominciano così:

I ringraziamenti e le citazioni sono una questione di giustizia distributiva, sono la valuta in cui paghiamo i nostri debiti intellettuali. È importante pagare; il Talmud dice che quando uno studioso riconosce tutte le sue fonti, rende un po’ più vicino il giorno della redenzione. Ma non è facile ringraziare veramente tutti: probabilmente siamo inconsapevoli dei nostri debiti più profondi, o non sappiamo riconoscerli, e così, il grande giorno è ancora lontano. La giustizia è imperfetta e incompiuta anche in questo campo“.

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