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La costellazione del Leone (dalla Rubrica DE SIDERIBUS. Astronomia e scienza secondo l’uomo)

leoDi Giorgio Mentasti

Fra le tredici costellazioni dello zodiaco, la costellazione del Leone è stata un importantissimo riferimento astronomico per le prime popolazioni della Mezzaluna Fertile, tanto che esse l’hanno identificata con una figura presente frequentemente nei loro miti.

106_Battle_of_Wolf359_Borg_Invasion_free_StarTrek_computer_desktopwallpaper_lVisibile già nei primi mesi invernali, ma alto a Sud nella prima primavera, il Leone è identificabile attraverso l’asterismo cosiddetto della “falce”.Un asterismo è un gruppo di stelle che, all’interno di una costellazione, assumono una particolare forma. Nonostante gli Accadi avessero interpretato il gruppo stellare proprio come una falce, tutti gli altri popoli hanno preferito vedervi la criniera di un leone. All’interno della costellazione si trova una stella, diventata famosa attraverso il film “Star Trek”, Wolf 359, scelta da parte degli autori del film perché essa è la quarta stella più vicina alla terra, superata solo dal Sole, da Proxima Centauri e dalla Stella di Barnard, distante dal nostro pianeta 7 anni luce, corrispondente a circa 66,5 mila miliardi di chilometri, più di 51 miliardi di volte la lunghezza della penisola italiana, distanza che sfugge ad una visualizzazione intuitiva.

leonidi-2001All’interno di questa costellazione, inoltre, si possono vedere le “stelle cadenti” del secondo sciame meteorico più importante dell’anno, le cosiddette Leonidi, visibili circa dal 14 al 27 novembre. Nonostante quella di San Lorenzo sia diventata tradizionalmente la notte dei desideri, il più discreto sciame delle Leonidi presenta ogni 33 anni un incremento incredibile del numero di stelle cadenti per ora: nell’anno 1966 è stata registrata una frequenza di 144 mila meteore ogni ora, con picchi di oltre 40 meteore al secondo.

DenebolaAlle stelle fisse della costellazione, principale oggetto di studio degli astronomi dell’antichità, sono stati attribuiti i nomi dagli Arabi secondo la loro posizione nella figura del leone da loro immaginato: Denebola, ad esempio, significa “la coda del leone”, ed è immaginata come la stella che si trova lungo la coda della figura. Eccezione fa Algeiba, che significa “la fronte”, ed appare invece collocata lungo il collo della figura: gli Arabi avevano delineato una costellazione molto più grande di quella descritta dalle cartografie greche, segno di una notevole importanza data a questa figura nella loro mitologia. L’unica stella il cui nome ha origine romana è Regolo, la più luminosa della costellazione, chiamato da Copernico “Regulus”, che significa “piccolo re”. Il nome tuttavia ha origine dalla denominazione babilonese “Shurru”, “il re” e poi da quella greca data da Tolomeo “Βασιλίσκος “, di analogo significato. Alla stella, che è la più luminosa del Leone, venne attribuito un epiteto regale perché il leone veniva visto fin dalla tradizione popolare babilonese come il re degli animali, concetto evidente anche nelle opere artistiche, spesso raffiguranti il combattimento fra un leone ed un toro, rappresentazione allegorica della vittoria della luce sulle forze delle tenebre. A causa della precessione degli equinozi, infatti, 5 mila anni fa il sole marcava il solstizio estivo nella costellazione del Leone e l’equinozio di primavera in quella del Toro. L’arrivo dell’estate e della stagione delle piogge era quindi segnato dalla presenza a mezzogiorno della costellazione del Leone alta sull’orizzonte, mentre quella del Toro stava calando a Occidente sotto l’orizzonte. Da questo periodo si suppone poi che abbia origine il termine “Solleone”, per il suo legame stretto con la stagione estiva; inoltre numerose fontane e strutture idrauliche sono state decorate, dagli Egizi ai giorni nostri, con l’effigie del leone.

Ercole uccide leoneLa costellazione rappresenta nella mitologia greca il leone di Nemea, figura fortemente connessa col mito delle “fatiche di Eracle”, narrato per primo da Pisandro da Camiro nell’”Eraclea”, opera andata perduta, ma citata da Igino e dagli altri autori che hanno tramandato il mito. Nell’idillio XXV di Teocrito, veniva descritto come un mostro di incredibile forza, figlio del cane Otro, mandato da Zeus come punizione per gli abitanti della città. Eracle come prima fatica ebbe l’incarico di uccidere la fiera, che compiva stragi in tutta la regione; l’impresa tuttavia non fu semplice per l’eroe, il quale, dopo averle scagliato contro tre frecce ed averla colpita con la sua clava senza ferirla, dovette ucciderla per soffocamento in una dura lotta corpo a corpo, durante la quale perse un dito. Scrive inoltre Teocrito che, svuotato il cadavere del leone delle sue viscere, Eracle avesse tenuto la pelle come protezione per le sue future fatiche: per questo motivo è spesso rappresentato con una pelle di leone che gli cinge le spalle. Dopo la sua morte Zeus decise di collocare nel cielo il leone che lo aveva servito fino alla morte.

la-sfinge-cairoA Roma Ovidio identifica le stelle col nome di “Bacchi sidus”; infatti Bacco, la divinità del vino e del piacere, era solitamente raffigurato come Eracle, cinto da una pelle di leone. Numerosissime culture sono rimaste affascinate dalle stelle della costellazione del Leone: i cinesi hanno chiamato Regolo “Niau”, che era uno dei “quattro uccelli del cielo”, perché, come per i Babilonesi, cinque millenni fa essa marcava il solstizio d’estate. In modo analogo anche la tradizione persiana lo ha identificato come uno delle “quattro stelle regali del cielo”, e le diede il nome “Venant”, ovvero la stella del Sud. Più affascinante è l’ipotesi secondo la quale la costellazione sarebbe stata presa come punto di riferimento astronomico per la costruzione della celeberrima Sfinge in Egitto. Secondo quest’ipotesi la gigantesca scultura sarebbe stata edificata intorno al 10500 a.C., periodo durante il quale la costellazione del Leone si trovava perfettamente di fronte alla Sfinge nel solstizio estivo, e in cui la posizione delle piramidi richiama quella delle stelle della costellazione di Orione. Se è vero che, quando alziamo gli occhi al cielo, stiamo facendo un viaggio nel tempo, in quanto la luce delle stelle che vediamo è quella che esse hanno irradiato anche milioni di anni fa, dobbiamo pensare che, quando guardiamo le stelle della costellazione del Leone, stiamo facendo quello che hanno fatto tutti i popoli della terra, che nel corso dei millenni non hanno mai perso la capacità di sapersi meravigliare.

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1 commento

  1. Azzurra Lobaido ha detto:

    Ho letto su Focus di questo mese un articolo davvero interessante che parla della luna e della sua formazione. Pensavamo di sapere tutto sulla luna e invece nuove ricerche e spedizioni scientifiche hanno rivelato che potrebbe essere sorta in un secolo con i detriti delle collisioni tra corpi celesti. Immaginavate che la nostra luna fosse “relativamente” così giovane?

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