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LA METROPOLI E LA VITA DELLO SPIRITO DI GEORG SIMMEL (Parte I)

 

Simmel

Di Piergiorgio Scilironi

La metropoli e la vita dello spirito risale al 1903 ed è immediatamente connesso alla seconda parte del testo Filosofia del Denaro (1900), dedicata all’immagine del denaro e al concetto di stile di vita. Insieme al successivo saggio sulla Moda (1905) costituisce il maggior momento di riflessione che Simmel dedica alla metropoli e ai suoi effetti. I due testi sono estremamente significativi per intendere gli sviluppi del pensiero simmeliano dal 1900 fino al 1911, anno di pubblicazione dei Saggi di cultura filosofica. La metropoli è infatti l’immagine storica a cui vanno costantemente riferite le riflessioni che Simmel dedica all’Estetica e alla Sociologia.

Nietzsche 2

Allo stesso modo, le monografie consacrate a Nietzche e Schopenauer, a Kant e Goethe, andrebbero intese come figure esemplari della contemporaneità, dell’esperienza e del vissuto metropolitano. Simmel costruisce una descrizione esaustiva del tipo metropolitano attraverso una serie di immagini. La prima di queste è “l’intensificazione della vita nervosa” a cui corrisponde una distinzione tra metropoli e comune. Su questa stessa distinzione si strutturano tutte le immagini successive del blasè, della distrazione e del piacere, della parzialità, della libertà e della solitudine.

Rispetto alla città di provincia, la metropoli accresce, accelera e intensifica gli stimoli dai quali sono attratti gli individui che la abitano. Il loro io viene spinto in un nuovo mondo tecnico-sensoriale nel quale due varianti apparentemente insignificanti come la quantità e la velocità determinano un

salto qualitativo dell’esperienza, mettendo in crisi i precedenti equilibri mentali, che risultano indeboliti e superati. Per adattarsi, per disporre degli stimoli metropolitani, l’io potenzia un organo che gli consente di sintonizzarsi ai nuovi ritmi di vita. La reazione ai fenomeni si sposta in una zona psichica molle e dinamica, che Simmel chiamerà “intelletto”. Esso è capace di catturare e neutralizzare quanti più stimoli possibili. Rispetto all’intelletto, la sentimentalità, intesa come modalità di percezione ed esperienza delle sollecitazioni esterne, appare obsoleta, diviene una modalità del passato, perfettamente integrata nella vita di provincia, ma del tutto inadeguata alla vita metropolitana. Se la città di provincia è un medium – potremmo dire usando la terminologia di McLuhan – che richiede determinate pratiche e organizzazioni, la metropoli, a sua volta, è un medium che sollecita nuovi dispositivi organizzativi. Lo iato tecnologico che separa la città di provincia dalla metropoli si riflette nello scarto esistente tra un’intenzione morale e un’intenzione allegorica, intese qui come due diverse modalità di adattamento alle abitudini. La differenza tra la metropoli e la città di provincia consiste, infatti, nella velocità con la quale si susseguono le abitudini: mentre la città di provincia ha la peculiarità di conservare e di ripetere le proprie abitudini, la metropoli tende, invece, a costruirle e disfarle velocemente. A questo rapido susseguirsi corrisponde una trasformazione di ordine psichico: alla precedente intenzione morale – fondata sulla conservazione e ripetizionedelle abitudini – il tipo metropolitano sostituisce una nuova intenzione allegorica – fondata invece sulla veloce e incessante costruzione e distruzione di abitudini. A queste due intenzioni corrispondono, poi, due diverse percezioni: mentre la sentimentalità, o morale, percepisce le forme come esperienze durature e vitali, l’intenzione allegorica le percepisce come esperienze passeggere, come semplici prolungamenti del proprio vissuto quotidiano. Dopo aver messo a fuoco la differenza tra intenzione morale e allegorica, tra intelletto e sentimentalità, il testo lavora esclusivamente sulla concettualizzazione del tipo metropolitano, sull’articolarsi della sua esperienza. La prima domanda che Simmel si pone è: che tipo di soggettività produce la metropoli, intesa proprio come spazio che ha la peculiarità di aumentare, costruire e distruggere velocemente le abitudini?

La risposta a questa domanda è il tipo blasé, quello che Simmel definisce il fenomeno tipico della metropoli, lo spirito metropolitano.Il tipo blasè è il tipico prodotto della metropoli proprio perché in esso si condensa e si riflette la molteplicità degli stimoli che essa attiva. Nell’individuo, l’euforia dovuta alla moltiplicazione degli stimoli esterni si rovescia nel suo opposto: nella sensazione che tutto sia stato vissuto, che tutto sia effimero, vano e illusorio. Potremmo quasi dire che la doppia temporalità della moda sia divenuta la temporalità stessa dell’io. Questa doppia temporalità indica che l’individuo vive le proprie esperienze quotidiane non attraverso il dovere e la morale ma attraverso il desiderio. Il desiderio non è, come la fame o la sete, uno stato dell’essere, ma una qualità dell’esperienza. Non appartiene solo ai sensi come è il caso del bisogno, ma si auto-alimenta attraverso una continua stimolazione dell’emozione.

Lo si potrebbe definire un processo mentale sempre potenziale, un processo coincidente con la freschezza e la rovina, con la vitalità e l’insignificanza: si vive un’esperienza, e nel momento stesso in cui la si vive, si avverte una fortissima emozione dell’istante; una volta vissuta e consumata, quella stessa esperienza apparirà come spenta, vuota, come una semplice abitudine, come una rovina da riusare nelle esperienze successive.

Simmel 3

La qualità della vita si misura ora non tanto nel raggiungimento di un dato obiettivo o nella conservazione e ripetizione di dati valori quanto nella capacità di continuare ancora a desiderare. L’individuo della metropoli vive bene fino a quando riesce a stimolare la sua immaginazione verso cose, esperienze, persone; la vita dell’individuo si realizza nel riuscire a tenere sempre vivo e aperto uno stato psichico potenziale, pieno di illusioni e fantasticherie. Le illusioni e le fantasticherie “spingono avanti” nella sensazione o convinzione che un giorno potranno realizzarsi. Ma non è tanto il raggiungimento e la realizzazione dell’illusione che conta veramente, quanto l’idea di poterla realizzare. È proprio da questo stato potenziale che si trae piacere. Si dia il caso, infatti, che un individuo realizzi la sua illusione; una volta realizzata si sentirà “arrivato”, “privo di motivazioni”, “senza scopo”, e cercherà immediatamente una nuova illusione per sentirsi di nuovo “vivo”.

 

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