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L’ACQUA C’E’ MA IL CAVALLO NON BEVE

cavallo

Di Antonio Dostuni

Secondo le statistiche ufficiali, il patrimonio privato delle famiglie italiane sarebbe cinque volte superiore al debito pubblico. Si tratta di un dato significativo che consente di fare alcune riflessioni da cui è possibile arguire i motivi del fallimento di tutte le manovre economiche approntate negli ultimi anni che, malgrado i sacrifici imposti al cittadino, non hanno sortito i risultati auspicati. I nostri governi ma, ancora di più, l’Unione europea, stentano tuttora a capire che senza il rilancio della domanda globale risulta velleitario uscire da questa interminabile recessione. Le misure adottate finora vanno, purtroppo in una direzione esattamente opposta, come dimostra la folle tassazione che ha colpito la casa che, fino a qualche anno fa, gli italiani consideravano un prezioso bene-rifugio.

mattone

Oggi il mattone è diventato quasi un incubo. Lo è per chiunque abbia contratto un mutuo che la crisi ha reso insostenibile, lo è per chi non riesca a sopportarne i costi fiscali, lo è per tutti gli operatori del settore, costretti a misurarsi quotidianamente con un mercato asfittico e con la spada di Damocle di un sistema bancario che non lascia scampo. L’edilizia sintetizza efficacemente le modalità con cui la classe politica tenta, invano, di uscire da questo drammatico “impasse” che il cittadino non è più in grado di reggere. Siamo davanti ad una sorta di scenario post-bellico nel quale non è possibile ipotizzare un rilancio “spontaneo” del sistema economico: piaccia o no, la “crescita” di cui tanto si favoleggia, postula la necessità indifferibile che i governi facciano da volano.

casa euro

Occorre prendere atto che l’intera impalcatura europea risulta viziata da un approccio ideologico che, in modo abnorme, ha finito per generare ricchezza per pochi e miseria per tanti. Una celebre battuta di lord John Maynard Keynes dovrebbe fare da epitaffio a questa cultura mercatista che ha partorito una oligarchia che finge di ignorare la rabbia sociale che sta montando in tutti i popoli dell’Unione: “l’acqua c’è ma il cavallo non beve”. Come dire, non serve a nulla un costo del denaro favorevole se poi la domanda langue: ergo, non c’è imprenditore al mondo disposto ad investire senza il consumo delle famiglie. Le improvvide misure economiche dei nostri governi rispecchiano questa impostazione che, fondandosi sul dogma dello “spread” e delle virtù salvifiche del mercato, è destinata ad alimentare, e non a sconfiggere, la recessione. Stiamo attraversando una fase storica delicata in cui, alla rabbia dei poveri, si aggiunge la paura crescente dei ricchi.

euro

La novità del capitalismo è che dalla vecchia contrapposizione tra capitale e lavoro sono sorte nuove fratture e nuove dicotomie (quella tra generazioni, quella tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, quella tra lavoratori del settore pubblico e del settore privato). Vedremo se, davanti a queste nuove fratture sociali, i governi riusciranno a capire che, senza l’intervento dello Stato, la tanto agognata crescita resta solo una chimera. 

Dall’editoriale del quotidiano La Provincia di Como

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