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DISCUTERE SULLE NUOVE TECNOLOGIE. IL DIBATTITO IMPOSSIBILE

 NUOVE-TECNOLOGIE

Di Luigi Torriani

È diventato letteralmente impossibile discutere criticamente delle nuove tecnologie, dai social network all’ebook alla fecondazione eterologa. Chiunque osi avanzare delle perplessità (argomentate) viene immediatamente accusato di essere un passatista, un reazionario che parla così perché ha paura delle novità, come se questi rilievi ad personam, lanciati all’interlocutore con subitaneità pavloviana, fossero sufficienti a chiudere il dibattito o avessero il benché minimo significato dal punto di vista filosofico e scientifico.

downloadIl pur bravo (e simpatico) Severgnini ha scritto sul Corriere della Sera che non se ne può più di quelle persone (non di una specifica persona, ma in generale di quelle persone) che criticano i social network, assimilate senz’altro a coloro che un tempo tuonavano contro l’avvento dell’automobile, della televisione, perfino dell’anestesia. A Severgnini non interessa analizzare nel dettaglio uno o più rilievi critici circostanziati mossi ai social network. Non importa come avviene la critica, non importa il contenuto della critica: semplicemente quello dei social media è il nuovo “paradigma” e chi lo discute rappresenta soltanto l’uomo del passato che non accetta il presente e ha paura del futuro. Con questo para argomento, negli anni ’30 avremmo potuto liquidare gli antifascisti dicendo che i fascismi erano ormai in Europa (lo erano, di fatto) il paradigma politico dominante (reductio ad Hitlerum? Forse, ma pertinente). Analogamente sul Venerdì di Repubblica uno dei più grandi scrittori contemporanei, Jonathan Franzen, è stato liquidato in tre righe come un poveraccio incapace di stare al passo con i tempi perché si è permesso di criticare Twitter e di avanzare una serie di perplessità sul giornalismo in versione digitale.

download (1)È diventato impossibile anche soltanto mostrare i punti di forza del libro cartaceo rispetto all’ebook, come è stato fatto peraltro da autorevoli studiosi (si vedano per esempio: il libro Contro il colonialismo digitale di Roberto Casati e l’ampio dossier sul numero di gennaio 2014 de Le Scienze sulle molte ricerche universitarie, per buona parte statunitensi, che da anni e con risultati sostanzialmente concordi dimostrano la superiorità del libro di carta sul libro digitale dal punto di vista cognitivo e dell’apprendimento). D’altronde non interessa in alcun modo come e con quali passaggi argomentativi i libri digitali vengono criticati. Molto semplicemente: chi fa qualunque riflessione critica di questo genere è già a priori squalificato come un relitto romanticheggiante di un passato che sta per tramontare.

Fecondazione-assistita_h_sondLo stesso avviene di fronte a qualsiasi altra novità tecnologica, dalla digitalizzazione di musica e film alle questioni bioetiche. La fecondazione eterologa, per esempio, o l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, sono già senz’altro assunti come dati di fatto che soltanto in Paesi retrogradi come l’Italia tardano ad arrivare. Inutile provare a discutere nel merito delle implicazioni etiche e psicologiche di queste pratiche: chi lo fa non è degno di essere ascoltato, può essere al massimo compatito perché non si è ancora liberato dalla sua “paura del nuovo”.

Discorsi di questo genere poggiano su due errori:

1) la sovrapposizione / confusione tra dati empirici e prognosi da una parte e riflessione filosofica dall’altra;

2) l’inquietante (e inaccettabile) psicologizzazione o psicanalizzazione di tutti coloro che criticano, in qualunque campo, le novità tecnologiche (“paura del nuovo”).

1) Quando si dice che una certa tecnologia o una certa pratica si è imposta nell’uso corrente o si imporrà in un futuro prossimo nell’uso corrente si fa una descrizione (empiricamente verificabile o falsificabile) o si fa una prognosi (che potrà essere empiricamente verificata o falsificata). Quando si avanzano critiche a una data tecnologia o a una data pratica si porta avanti un discorso “filosofico” (in senso ampio), che può essere cogente o convincente anche se la tecnologia e la pratica in questione si sono di fatto diffuse in maniera dominante tra la popolazione. È piena la storia ed è pieno il mondo di tecnologie e di pratiche che sono empricamente di successo (in quanto ampiamente diffuse e radicate) ma che hanno implicazioni deleterie dal punto di vista filosofico, psicologico, medico, pedagogico, sociologico, e via dicendo.

2) Possono ben esserci, e di fatto certamente ci sono, delle persone che criticano delle novità tecnologiche per una “paura del nuovo”, o anche per una “paura di quello specifico nuovo”. Ma questo è un problema che può essere individuato e trattato, per ogni persona, in un percorso psicanalitico individuale. È arbitrario, assurdo, inconsistente e insensato dire che in generale chi critica il nuovo ha paura del nuovo o squalificare le argomentazioni di un interlocutore, al di fuori di una seduta di analisi, in quanto l’interlocutore avrebbe paura del nuovo. Peraltro ogni argomentazione critica andrebbe anche valutata di per se stessa, a prescindere dalla (presunta) situazione psicologica di chi la produce. Può ben darsi che una persona elabori un’argomentazione spinta dalla paura del nuovo, ma che poi questa argomentazione sia convincente.

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