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LA FIDANZATA (dalla Rubrica Sciocchezzaio)

La fidanzata

 

Di Andrea Giardina

Nonostante le contraffazioni – signore atticciate, bambine, nonnette birichine – la vera fidanzata ha sempre dai venti ai ventinove anni ed ha in curriculum almeno tre “ex”. Si tratta di una “signorina” che ha smesso i panni trascurati e omologanti dell’età scolastica e, come per magia, è diventata magra e attraente, indossando abitini neri e scarpe traslucide. Ben pettinata, sobriamente truccata, frusciante, frizzante, con alito profumato e unghie perfette, la fidanzata scivola attraverso una settimana brillante, divisa tra il lavoro che le dà tono anche quando lo detesta, il fitness in pausa pranzo o nel tardo pomeriggio, l’happy hour con i colleghi piacioni, il modernissimo weekend col partner dalla mascella volitiva, ruotante attorno alla triade shopping (anche ore per l’acquisto di una canottiera), cenetta (deludente, ipocalorica, con piluccamenti) e trionfale copula di classe.

Di scarse e superficiali letture, fedelissima del pop commerciale e della Rete, borghese per indole, la fidanzata, più che un essere umano, è un’espressione della mente, ovvero rappresenta costantemente se stessa, non rivelando mai cedimenti, nemmeno nelle ore dell’accidia post prandiale, o nei momenti, ahimè frequentissimi, degli scoranti dubbi esistenziali da soap opera, di cui causa e destinatario è inevitabilmente il fidanzato (“Mi ami davvero?” è il refrain statisticamente più probabile dopo una sua partita di calcetto durata cinque minuti più del previsto); fidanzato che nella sua considerazione, peraltro, si posiziona tra il complemento d’arredo e il cane da borsetta cresciuto.

Incarnazione della giovinezza e, contemporaneamente, di una spensieratezza adulta e transeunte, la fidanzata esercita una continua azione seduttiva su qualunque maschio vivo. Per realizzarla – negando contestualmente ogni sua responsabilità – esprime il massimo della sua arte. Se da studentessa rideva sguaiatamente, ora una smorfia inespressiva le congela il viso, spesso oscurato da inespressivi occhiali da sole. Se mangiava sganasciandosi, ora socchiude appena la boccuccia. Se produceva afrori, ora è assolutamente inodore. Se calzava scarpe da ginnastica, ora predilige il tacco alto con cui sgambetta ovunque, soprattutto sul sedime di vuoti palazzi con garage sotterraneo dove, immancabilmente dietro la colonna, la attende il maniaco impotente che la sgozza. Ma il cuore di ogni sua strategia è la minigonna inguinale che sa gestire con stile (mai che all’occhio indagatore si offra il benché minimo spiraglio) e con risentimento (che fa sprofondare nel senso di colpa chiunque sia colto in flagranza di sguardo).

Appartenendo alla folta schiera di quanti stanno dalla parte giusta, la fidanzata si ritiene vagamente immortale e, a dispetto di qualche smorfiosa titubanza, pensa di poter continuare ad essere per sempre quella che è. La traccia di questa condizione è la disinvoltura: quella con cui si impossessa dello smartphone dalla borsetta appena è possibile, quella con cui dice “cazzo” con le amiche, quella con cui elenca i nomi (plasmati sull’effetto meraviglia) dei locali dove trascorre sbevazzando chupiti il venerdì o il sabato sera, quella che esibisce, con finto understatement, sul suo profilo facebook.

Unico difetto della fidanzata è l’imperturbabile imprecisione al volante. Il momento di massima allerta è il primo pomeriggio del sabato, quando, complice la pienezza dell’essere e una digestione imperfetta, è solita mandare la sua city car nera ben oltre lo stop degli incroci, con esiziale noncuranza delle conseguenze.

 

 

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1 commento

  1. Urania ha detto:

    Esercizi di misoginia.. deve essere proprio la fidanzata di un bischero :P.. malgrado le mie disavventure non sono ancora affetta da misandria..

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