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IL CAPOLAVORO DEL CAVALIERE: LA DECADENZA (DELL’ITALIA).

Berlusconi

Di Antonio Dostuni

Il voto del Senato che ha inflitto l’ostracismo a Berlusconi certifica definitivamente il declino politico di un uomo che è destinato a lasciare un segno indelebile nella vita pubblica del nostro paese. Il ventennio del Cavaliere, infatti, ha profondamente modificato non solo il lessico ma anche la grammatica della politica italiana che, con l’avvento di Berlusconi, ha derubricato i partiti a inutili anticaglie. Al Cavaliere va riconosciuta l’abilità di avere approfittato del clima venutosi a creare dopo Tangentopoli che, in modo inaspettato e clamoroso, aveva decapitato la vecchia “partitocrazia”. Non è un caso che, con l’arrivo di Berlusconi, nessuno abbia più utilizzato quel termine, a riprova della svolta che si stava silenziosamente consumando nella politica italiana. Piaccia o no, occorre ammettere che, con il Cavaliere, si aprì una nuova stagione politica.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: Wikipedia)

Il ventennio berlusconiano è stato, infatti, caratterizzato dalla centralità del “leader carismatico” da cui ebbe inizio il lento declino dei partiti nonché, anche a causa delle inchieste giudiziarie, il discredito della politica e finanche delle istituzioni. Cavalcando astutamente l’ostilità della società civile verso i partiti, Berlusconi ha soffiato per anni su una delle tare storiche della società italiana, vale a dire lo scarso senso dello Stato che accomuna storicamente gran parte degli italiani. Grazie ad un uso sapiente e spregiudicato delle televisioni, per anni abbiamo assistito ad una costante delegittimazione di tutti gli organi dello Stato, nessuno escluso. La battaglia contro il CSM e la magistratura, che resta quella più virulenta e clamorosa, si inscrive in un preciso disegno strategico che aveva come finalità quella di porre il Cavaliere al centro del sistema politico. Tuttavia, la disputa con le procure non deve far passare in secondo piano gli attacchi (certamente più sporadici ma, non per questo, meno gravi) contro Governo e Parlamento a cui Berlusconi ha più volte imputato il fallimento di quella Rivoluzione Liberale pomposamente celebrata agli esordi. Nè vanno dimenticati i conflitti, recenti e passati, con la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale ai quali viene imputato di non aver fatto nulla per trarlo in salvo dall’infamia della decadenza. Per anni abbiamo assistito ad uno stillicidio di attacchi e invettive contro le più alte cariche dello Stato condotto con il preciso intento di destabilizzare la politica italiana attribuendo ai partiti e agli alleati meno fedeli ogni responsabilità per la mancata realizzazione delle riforme più volte promesse.

President Luiz Inácio Lula da Silva met Presid...

President Luiz Inácio Lula da Silva met President of the Council of Ministers Silvio Berlusconi at the Windsor Hotel Tōya Resort and Spa in Tōyako Town, Abuta District, Hokkaidō on July 9, 2008. (Photo credit: Wikipedia)

Per anni il Cavaliere è stato il bieco incendiario che, dopo aver messo fuoco alle istituzioni, si proponeva come provvidenziale pompiere. Berlusconi è stato uomo di lotta e di governo a seconda delle circostanze: sempre docile e suadente da premier per poi diventare torvo e sprezzante da leader dell’opposizione. Esautorata la democrazia dei partiti, per anni la politica italiana è stata dominata dai leader, veri o presunti: Bossi, D’Alema, Di Pietro, Bertinotti, Fini, Casini, tutti leader di partiti ormai deprivati di ogni funzione vitale all’interno dei quali ancora oggi continuano a vivacchiare mediocri figuranti senza arte nè parte.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi (Photo credit: rogimmi)

La glorificazione del leader ha sostituito la militanza e la fiducia nei partiti e, in questo processo di personalizzazione della competizione politica, il linguaggio ha subito un cambiamento del tutto inaspettato. Oggi, perfino Aldo Moro, Berlinguer, Almirante o Craxi apparirebbero “noiosi” e sarebbero fatalmente destinati ad essere travolti dai clichè della televisione che ha implacabilmente imposto i suoi canoni. Il tramonto dei partiti ha ridotto, pertanto, la politica italiana ad un vacuo confronto tra leader la cui sola preoccupazione è quella di cavalcare l’opinione pubblica attraverso i sondaggi. La berlusconizzazione della politica italiana, sia nel linguaggio che negli stilemi, alla lunga ha finito per contagiare anche la sinistra. L’avvento di Renzi dimostra in modo inequivocabile l’approdo populista della sinistra italiana e la sua definitiva assimilazione ai dettami di quella post-politica di chiara matrice berlusconiana. Questo è l’unico, vero capolavoro del Cavaliere, quello, cioè, di avere marchiato della sua immagine anche il suo più acerrimo avversario che, abbacinato dal desiderio ossessivo della vittoria, si è rassegnato ad una fatale omologazione. Finito Berlusconi, ci toccherà fare i conti per lungo tempo con il berlusconismo che, bisogna ammetterlo, rispecchia fedelmente l’identità collettiva di un popolo immaturo che non ha mai amato lo Stato e che, per questo, è sempre stato refrattario alle regole.

Italiano: Il Presidente Giorgio Napolitano con...

Italiano: Il Presidente Giorgio Napolitano con Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio ed i Presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini in occasione della commemorazione dell’11 settembre 2001 (Photo credit: Wikipedia)

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