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DECADENZA BERLUSCONI. UNA PROFONDA ANALISI

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Di Gianfranco Giudice

Berlusconi non è più senatore dal 27 Novembre 2013, che senso politico ha questo fatto? Cosa ci dice del presente e del futuro? Anche per la politica vale quello che il grande storico francese Fernand Braudel diceva a proposito della storia, esiste un livello profondo nella dinamica storica che riguarda la lunga durata ed un livello superficiale che concerne invece gli eventi. In profondità i cambiamenti sono lentissimi, attraversano i secoli, mentre gli eventi di superficie si succedono velocissimi e ci fanno credere in un mutamento rivoluzionario continuo.

 

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La politica complessivamente si colloca ad un livello di superficie nella dinamica storica, la dimensione strutturale collocata in profondità per lo più non viene toccata dall’agitarsi continuo degli attori politici che assomigliano tanto ai moti browniani nella fisica dei liquidi. Quando una decisione politica sembra cambiare i destini della storia, in realtà si tratta soltanto della certificazione ex post di qualcosa che è già mutato ad un livello assai più profondo del piano politico. La parabola politica berlusconiana, tutt’altro che conclusa, si colloca dunque al livello della superficie delle dinamiche in corso nell’Italia del dopo guerra fredda. Berlusconi ha avuto la capacità vent’anni fa di raccogliere in un contenitore politico creato dal nulla come Forza Italia, facilitato in questo dall’avvento del sistema elettorale maggioritario, l’area moderata e conservatrice del paese, ma anche quella liberale / liberista e modernizzatrice, rimaste orfane dopo l’eclissi della cosiddetta prima Repubblica e la fine dei suoi soggetti politici, la Democrazia cristiana e il Partito socialista.

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La fine della prima Repubblica è arrivata non grazie a Tangentopoli, come racconta una certa vulgata, bensì come conseguenza del combinato disposto della fine della divisione dell’Europa determinata dalla guerra fredda ed il conseguente salto di qualità nel processo di unificazione politica ed economica europea con il Trattato sull’Unione europea firmato a Maastricht nel 1992. Il Partito comunista, principale soggetto politico della sinistra italiana, ha concluso la propria storia nel tornante storico – politico vissuto dall’Italia all’inizio degli anni ’90 in cui sono venuti meno tutti i riferimenti fondamentali della sua storia iniziata dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917. In realtà con il progressivo affermarsi della dimensione politica sovranazionale europea, a cui ha corrisposto il progressivo venir meno della centralità politica dello Stato nazione, destra e sinistra hanno perso i loro tradizionali ancoraggi, il loro capitale politico spendibile nel mercato elettorale al fine di acquisire consenso. Il Italia in particolare tutti gli attori politici hanno fondato il loro consenso sulla possibilità di usare e regolare la spesa pubblica nell’ambito delle politiche nazionali legate allo Stato sociale. Le politiche restrittive di bilancio necessarie per rispettare il vincolo di convergenza europeo su debito e deficit pubblico, hanno prosciugato nel tempo questa possibilità, da qui la situazione in cui si sono trovati i nuovi partiti della cosiddetta seconda Repubblica di dover costruire il loro consenso su un elemento leaderistico, si è trattato di un surrogato esaltato dalla logica elettorale maggioritaria, sempre più sganciato tuttavia da qualunque possibilità concreta di incidere nelle effettive scelte politiche dipendenti in maniera crescente da Bruxelles.

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Berlusconi in tutto questo è stato maestro per vent’anni, pur avendo vinto ripetutamente più elezioni politiche ottenendo maggioranze parlamentari amplissime, nonostante abbia governato per lunghi anni, ha lasciato poco o nulla sul piano degli effettivi risultati di governo, infatti pur a fronte di un consenso politico – pubblicitario straordinario conquistato negli anni il Cavaliere di Arcore non lascerà segni visibili in Italia sul piano della efficacia politica, certo ne lascerà enormi sul piano del costume e dell’antropologia della politica politicante, quella che sta sulla superficie e senza dubbio condiziona assai la chiacchiera e i comportamenti contingenti, ma poco ha a che fare con la sostanza delle decisioni vere che incidono sulla vita materiale delle persone.

 

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La fine della cosiddetta prima Repubblica è stata vent’anni fa l’inizio della fine della politica come capacità di dirigere ed indirizzare l’organizzazione economica e sociale, l’agonia di questa lunga morte si conclude oggi con l’avvento della tecnocrazia, di cui i governi di salvezza nazionale Monti e Letta ( appoggiati entrambi inizialmente da Berlusconi) degli ultimi anni sono l’emblema, governi che di fatto sono il commissariamento di Roma ad opera di Bruxelles e in cui è l’economico ad indirizzare e guidare una politica ridotta ad un puro ruolo ancillare. Berlusconi paradossalmente ha rappresentato l’ultimo tentativo di esercitare un ruolo politico, una sorta di autonomia della politica nel tempo della morte della politica, una autonomia giocata tutta sull’uso del marketing elettorale il cui unico obiettivo è la costruzione del consenso, a fronte di promesse illusorie la cui realizzazione non ha la benché minima importanza, chi se le ricorda più tutte le promesse elettorali di Berlusconi degli ultimi vent’anni, a partire dal mitico milione di posti di lavoro! L’Italia è un paese moderato e conservatore, tuttavia Berlusconi pur capitalizzando questo dato storico, non ha saputo e potuto andare oltre il piano dell’illusionismo elettorale, non è stato infatti in grado neppure di realizzare una seria politica liberale moderata e conservatrice secondo il modello europeo, nonostante le promesse.

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La sinistra da par suo ha per vent’anni inseguito lo schema berlusconiano, e con l’antiberlusconismo ha contrapposto illusionismo ad illusionismo, facendo innanzitutto credere ai propri elettori che il problema italiano si riassumesse nella persona di Silvio Berlusconi, fatto fuori il quale ogni altro problema sarebbe stato risolto. Da qui il cortocircuito tra politica e magistratura che ha inquinato la vita pubblica in Italia negli ultimi due decenni, e di cui la sinistra è stata vittima. Politicamente la sinistra in Italia non è stata in grado di contrastare e battere Berlusconi, fatto salvo la breve parentesi dell’Ulivo e di Prodi che è affondata non a caso nelle contraddizioni della stessa sinistra. Oggi giustamente viene applicata la legge in Italia, e questa essendo uguale per tutti ha determinato la decadenza di Berlusconi da senatore, ma tutto ciò non è una vittoria politica per qualcuno, del resto politicamente Berlusconi ha governato dopo le ultime elezioni con coloro che oggi applaudono forte alla sua decadenza, e solo oggi la neonata Forza Italia è passata all’opposizione del governo Letta. Pertanto il cortocircuito continua e l’illusionismo pure. La realtà drammatica è un’altra, ovvero la politica nazionale in Italia si è consumata, e la droga berlusconiana forse potrà alimentare ancora per qualche tempo il mercato delle illusioni da destra a sinistra, con un’unica vittima, ovvero gli italiani più deboli che da anni vedono peggiorare le loro condizioni materiali di vita e che ancor di più le vedranno peggiorare nei prossimi anni, anche se certo potranno rincuorarsi per il fatto che Silvio Berlusconi è decaduto da senatore!   

Silvio

 

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