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LA TV CANNIBALE

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Di Davide Banis

In un anno, ogni anno, cambiano sempre molte cose. E anche il 2013, che politicamente si era aperto nella speranza del cambiamento in vista del duplice appuntamento delle elezioni, politiche e del presidente della Repubblica, si sta alla fine concludendo nel minestrone annacquato delle larghe intese in cui a galleggiare meglio sono poi le verdure più marce. A noi non resta che trangugiare.Questa involuzione delle aspettative si è inevitabilmente ripercossa anche sulla scena mediatica. 

Stefano-RodotaPerlomeno fino a maggio, infatti, il dibattito pubblico, in particolar modo quello televisivo, si era fatto un poco più appassionato. Da un lato, le elezioni politiche avevano flebilmente consegnato a Bersani e a Grillo la rivoluzionaria occasione di un governo progressista, dall’altro, con l’elezione del presidente della Repubblica, si era intravista la timida possibilità di una mobilitazione collettiva per la candidatura di Stefano Rodotà, grazie anche alla spinta propulsiva del Movimento 5 Stelle e di alcune parti dell’elite culturale democratica.

phpThumb_generated_thumbnailjpgNulla di che, sia ben chiaro, ma per un attimo ci era sembrato di poterci lasciare alle spalle la cleptocrazia e il governo tecnico, ci era sembrato, in altre parole, di poter essere un po’ meno mucillaggine e un po’ più stato sovrano.
La televisione era stata inondata di dirette fiume, talk show, dibattiti, interviste, approfondimenti che, numeri alla mano, sottintendevano in ogni momento la frase: “Il piccolo schermo non è morto, il dibattito pubblico passa ancora per di qua”. Matador dell’arena televisiva come Michele Santoro hanno prodotto in quei giorni puntate dei propri programmi molto spettacolari, controverse ma di grande successo.

ITALIAN PRIME MINISTER ENRICO LETTA ANNOUNCES HIS NEW GOVERNMENTPoi, però, c’è stato il riciclaggio di Giorgio Napolitano (22 aprile) e la formazione del governo Letta (28 aprile) e tutto si è, ancora una volta, fossilizzato.
La televisione ha incominciato ad allungare vistosamente il brodo (i talk show trattavano tutti degli stessi due o tre argomenti) ma ha comunque tenuto duro fino a giugno quando i palinsesti sono andati in ferie scongelando i programmi estivi che sono bruttissimi ma tanto non li guarda nessuno.
L’autunno 2013 ci ha consegnato così una televisione che aveva un profondo bisogno di essere rinnovata, ripensata, riqualificata. E’ successo esattamente il contrario.
Attualmente, l’informazione politica televisiva e segnatamente il suo genere più caratteristico, il talk show, versano in uno stato di grave declino.
antonio-razzi-ansa-672Non ci sono mai stati così tanti programmi politici ma non sono mai stati nemmeno così vacui e ininfluenti, e soprattutto, non sono mai stati così poco seguiti. I talk show vengono infatti tenuti artificiosamente in vita soltanto poiché costano meno di qualunque altro prodotto televisivo, eccezion fatta forse solo per le repliche dell’Ispettore Barnaby
.
In un periodo di crisi pubblicitaria, non costa niente (o comunque costa molto poco) prendere un paio di sedie, un giornalista, qualche parlamentare e dar vita ad un teatrino che ha come canovaccio le mirabolanti avventure del governo Letta.
I giornalisti e i politici sono i nuovi protagonisti dello star system televisivo. Certo, rimangono ancora vari divi ma sono sempre di meno e sempre di più sotto il fuoco di fila delle polemiche sui compensi: basti pensare ai casi di Crozza o di Fazio.
Al giorno d’oggi il piccolo schermo non può più permettersi di fare ridere con uno show di Checco Zalone, che nel frattempo al cinema fa i soldi “a catinelle”, ma deve accontentarsi della buffoneria involontaria del senatore Antonio Razzi mentre risponde ad una qualche intervista. I politici non fanno più solo opinionismo ma anche intrattenimento.

La7_logo-trasparenteQuesta idea pessimista di televisione, bassi risultati ma a costi che si vogliono ancora più bassi, è emblematicamente individuabile nella La7 di Urbano Cairo.
Fino allo scorso anno questo canale raccoglieva un pubblico più colto della media, tendenzialmente progressista, di spiccati interessi politici. Un pubblico a cui non dispiaceva l’idea un po’ masochista di andare in overdose con una diretta fiume di Enrico Mentana sulle elezioni regionali.
Urbano Cairo ha mantenuto la connotazione giornalistica e politica della rete ma sta provando a mixarla con un palinsesto che vuole avere come target il pubblico femminile meno colto, le cosiddette casalinghe di Voghera, per usare uno stereotipo molto conosciuto.
Un’operazione interessante ma che rischia di dare alla luce un esperimento da laboratorio, un ibrido mutante e informe senza più quella precisa identità di rete che era il cavallo di battaglia di La7.
Quasi ogni prima serata del canale è stata così riempita con un talk show politico in una programmazione che è satura di format tra loro troppo simili e che quindi si danneggiano a vicenda.
Sembra che si tratti in qualche modo di una televisione cannibale che mangia se stessa e le sue poche ultime risorse
. Ed è un peccato poiché si tratta di talk show giornalisticamente quasi sempre ben curati ma che alla fine ammuffiscono nella loro ripetitività.
In tutto questo, abbastanza prevedibilmente, gli ascolti crollano a picco.
L’emorragia di pubblico fa precipitare le reti generaliste in una crisi da cui è sempre più difficile tornare indietro, poiché si ricorre sempre allo stesso antidoto: il taglio del budget, che inevitabilmente cannibalizza il prodotto poiché costringe gli autori a ripetere le solite vecchie, e non più funzionanti, idee.
La desertificazione degli ascolti rimanda poi sempre di più ad una concezione narcisista della televisione, secondo cui lo schermo non è nient’altro che lo specchio del politico, rimasto da solo a rimirarsi davanti alla telecamera
.
cruciani-parenzo-radio-belvaParadossalmente, allora, ben vengano monumenti al trash come “Radio Belva”, il talk show condotto da Cruciani e Parenzo, andato in onda per una sola, mitologica, puntata su Rete 4.
Il programma consisteva in un caravanserraglio di personaggi che si alternavano tra loro senza alcun filo logico scagliandosi in invettive sugli argomenti più disparati ma aveva la sua forza nel radiografare spietatamente i meccanismi che animano la discussione televisiva: quell’uso sconsiderato delle parole, quel soliloquio compiaciuto, quello sguardo del politico che, mentre guarda in camera, sembra pensare: “E’ proprio vero, la televisione è come la
merda. E’ meglio farla che mangiarla”.

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1 commento

  1. […] un anno fa scrivevo di come la televisione, e segnatamente La 7, si stesse mutando in un cannibale che mangia se stesso, i suoi simili e le sue risorse poiché non è capace di rinnovarsi e non sa […]

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