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FABIO VOLO, CHECCO ZALONE, MAX PEZZALI E LA CATTIVERIA DEI LETTORI (ASCOLTATORI, SPETTATORI) DELL’ANTIMARCHIO

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Di Luigi Torriani

Quando ho raccontato a amici e amiche di essere andato due sere di fila al cinema a vedere il nuovo film di Checco Zalone (e per giunta – somma bestemmia! – ogni tanto ascolto in macchina un cd di Max Pezzali, pensate come sono ridotto…) sono stato, dai più, deriso. Quando Fabio Volo ha annunciato su Twitter di aver consegnato il suo “primo articolo per la pagina della cultura de il corriere della sera”, la gran parte dei lettori forti si è indignata e ha sommerso Volo e il Corriere della Sera di critiche, spesso di insulti.fabio-voloCredo che Fabio Volo abbia risposto ottimamente a questa atmosfera, a questo clima che chiamerei di cattiveria dei lettori dell’antimarchio, nell’articolo che è finalmente uscito questa mattina su La Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera. Volo ha parlato – e sottoscrivo ogni parola – di “eterno mistero per cui un libro debba essere valutato con lo stesso metro con cui si giudica Dostoevskij: l’eterno mistero per cui si è obbligati a scegliere tra Checco Zalone o La vita di Adele come se non si potesse vederli entrambi senza esserne per forza contaminati“. E ha aggiunto: “nel nostro Paese c’è una strana gara all’insuccesso: ho scritto un libro che non ha venduto perché il pubblico non mi capisce, non è all’altezza. Un alibi perfetto che riduce il successo a una forma di tradimento, all’aver ceduto alle lusinghe del pubblico, alla gente, ai grandi numeri. Si è venduto, commercializzato, abbassato. Io in realtà questo atteggiamento lo percepisco solamente come l’espressione di un totale disamore per gli altri”.

leggereVorrei provare a spiegare l’espressione cattiveria dei lettori dell’antimarchio, che credo possa riassumere efficacemente l’intera faccenda (e si applica analogamente alla musica e al cinema, sostituendo lettori con ascoltatori e spettatori). Per farlo provo a delineare una breve genealogia o evoluzione ontogenetica del lettore (che disegna uno scenario valido per lo più, ovviamente passibile di eccezioni e imprecisioni): i bambini provano, di fronte ai libri, una meraviglia straordinaria, hanno una capacità di stupirsi e di gioire che non è vincolata e limitata dalle tante sovrastrutture culturali che entreranno in gioco in seguito. I bei libri illustrati, i libri sonori e i pop up fanno felice il bambino in quanto tali, perché sono percepiti come belli e piacevoli in se stessi, non perché sono di un determinato autore, o editore o genere. Quando poi il bambino inizia ad ascoltare la lettura del libro, e poi a leggerlo autonomamente, è colpito dalla storia che viene raccontata e da come viene raccontata, comunque sempre da elementi intrinseci al libro stesso. A un certo punto entrano in gioco, certamente, anche ragioni di moda e di tendenza percepite e vissute dallo stesso bambino, che magari vuole avere la serie completa del “Diario di una schiappa” e i libri di “Geronimo Stilton” perché gli piacciono ma anche perché sono i libri che leggono i compagni di classe e gli amici, sono i libri che vanno di “moda”, che si devono leggere per essere all’altezza della realtà circostante. Lo stesso bambino di otto o nove anni che legge Geronimo Stilton, comunque, apprezzerà certamente e senza troppi steccati anche altri libri, siano essi sugli animali, sulla natura, sulla mitologia, sui grandi record, sulle macchine o sui vecchi mestieri (d’altronde, anche prima, quando il bambino era piccolo, c’erano dei marchi come la Disney e Tony Wolf, o dei personaggi di derivazione televisiva come Peppa Pig, ma in ogni caso il bambino poteva apprezzare indifferentemente i libri con marchio e i libri senza marchio). In seguito, usciti dall’infanzia, i lettori – dopo una fase di transizione di poca lettura o di lettura di fantasy e poi, durante le scuole superiori, di lettura di classici della letteratura – tendono a differenziarsi in due grandi categorie che chiamerei i lettori del marchio e i lettori dell’antimarchio (i lettori forti prevalgono nella categoria dell’antimarchio, e i lettori occasionali nella categoria del marchio, ma non è detto; conosco diversi lettori del marchio che leggono più di un libro al mese, e lettori dell’antimarchio che leggono poco). C’è poi una terza categoria di lettori, alla quale mi sento di appartenere, e di cui dirò tra poco.

Max-Pezzali13I lettori del marchio leggono prevalentemente romanzi gialli o rosa molto pubblicizzati, di forte valenza commerciale, presenti in gigantesche pile nelle librerie, e tendono a diffidare di volumi editi da case editrici poco note e di nicchia o percepiti come culturalmente ambiziosi (dunque, con equazione assai discutibile, pesanti e pedanti). I lettori dell’antimarchio considerano un disvalore la presenza di un libro nella top ten dei più venduti, e devono leggere esclusivamente dei libri che hanno una “patente culturale”, eventualmente tollerando anche libri di classifica ma solo se hanno questa “patente” (è chiaro peraltro che le stesse “patenti culturali” sono marchi, che ci può ben essere un marchio dell’antimarchio, che Adelphi è un marchio non meno di Mondadori, ecc., ma ci siamo capiti). Soprattutto, i lettori dell’antimarchio valutano ogni libro – per citare Volo – “con lo stesso metro con cui si giudica Dostoevskij”. Stentano a capire che non ha senso commensurare “La verità sul caso Harry Quebert” a Milan Kundera, e ti considerano un folle e un dissociato se affermi di apprezzare entrambi; un malato di mente se ascolti, a seconda delle giornate-delle situazioni-dei momenti, Richard Galliano e Max Pezzali, Neyl Young e Laura Pausini, James Taylor e gli Spandau Ballet, Fabrizio De Andrè e Gazebo passando attraverso i Metallica e i Testament; uno schizofrenico se apprezzi sia Checco Zalone sia “L’enfant sauvage” di Truffaut, se “C’era una volta in America” di Sergio Leone è il tuo film preferito ma ti diverti a guardare i cinepanettoni e li guardi. Non concepiscono che ci possa essere qualcosa di pop (libro-canzone-film) che è di pregio in quanto prodotto pop, divertente, leggero, di evasione, senza bisogno ogni volta di stracciarsi le vesti perché non è Godard, non è Calvino, non è Bob Dylan e a maggior ragione non è Mozart. Non si rilassano mai.

LaLettura-04-03-2012E diventano anche cattivi, come nel caso Volo-Corriere della Sera, profondendosi in insulti senza senso contro Volo e contro il Corriere. Al di là del fatto che “La Lettura” è un (ottimo) domenicale generalista sui libri (con qualche escursione in arti, musica e cinema), e si chiama appunto “La Lettura” e non “La Letteratura” con diciotto L maiuscole e neanche “La Cultura” con seicentocinquanta C maiuscole, e al di là del fatto che Volo mi sta molto simpatico ma quello che ho letto di Volo (“Esco a fare due passi”) non mi ha fatto impazzire (ma è comunque molto meglio di tanti altri, compresi alcuni autori celebrati e dotati di “patente culturale”; il peggio del peggio è a mio avviso “Nessuno si salva da solo” di Margaret Mazzantini), al di là di tutto questo la domanda è: qual è il problema? Che cosa caspita volete?

fabio_volo2Anni fa un’anziana signora mi raccontò che aveva scelto il nome di sua figlia ispirandosi a un personaggio di Liala, e la cosa mi aveva molto colpito (in positivo). In un mondo in cui molte persone proprio non leggono, ci sono autori – da Liala a Volo – che avvicinano un pubblico vasto alla lettura, appassionano molti lettori, regalano loro dei momenti piacevoli, segnano in qualche modo le loro vite, e lo fanno senza fare del male a nessuno e senza fare nulla di male. Sottolineo “senza fare del male a nessuno e senza fare nulla di male“, perché è ovvio che il successo commerciale non può essere l’unico corretto criterio di valutazione. Per esempio non scriverei quanto sto scrivendo se Volo nei suoi libri fosse un cattivo maestro o trasmettesse messaggi sbagliati, diseducativi, squallidi, ecc. (qui peraltro si potrebbe aprire una parentesi sui messaggi sbagliati in ambiti dotati di “patente culturale”, come quando negli anni Settanta vendevano nelle Feltrinelli libri che spiegavano come costruire una molotov, ma lasciamo perdere). Non direi lo stesso se Volo fosse come Fabrizio Corona. Ma è una persona normalissima, tra l’altro simpatica e divertente, che ha scritto dei libri pop che funzionano. Punto.

AssociazioneLibriCredo che si possa intuire qual è la terza categoria di lettore di cui parlavo sopra, una categoria a cui non voglio dare nomi e alla quale mi vanto di appartenere: il lettore che può leggere senza complessi di inferiorità culturale anche Fabio Volo, e chiunque altro, e qualunque altro libro, se e quando ne ha voglia. Il lettore che sa distinguere, e sa apprezzare (per ragioni diverse: piacere aristotelico-intellettuale o romantico-estetico da una parte, piacere dello svago, del divertimento e del relax dall’altra) sia Kant sia un buon romanzo pop, sia I Promessi sposi sia Harry Quebert, sia Le confessioni di sant’Agostino sia Silvia Avallone (e lo stesso vale, analogamente, per la musica e per il cinema). Poi magari – e lo auspico – chi comincia a entrare in libreria per comprare i libri di Fabio Volo, tornerà poi per altri libri, e forse con il tempo vincerà la sua diffidenza verso volumi più impegnativi e culturalmente più significativi. Quel che è certo è che davvero non se ne può più di certi inutili, vuoti, fatui, vacui, sterilissimi, stucchevolissimi, pesantissimi e al tempo stesso leggerissimi al limite dell’impalpabilità snobismi.

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1 commento

  1. paolo migliaro ha detto:

    Mi pare che sia molto difficile che si possa tutti indistitamente godere di un gusto letterario così esteso. Chi è abituato ad un linguaggio corrente, diseredato dagli etimi e dalla relazione colta con i valori e i concetti profondi, chi è abituato alla narrazione leggiadra ed evasiva, estemporanea, simpatica, dissacrante, esilarante, decontestualizzante, assolutamente priva di intenti per una recezione di significati, ebbene questo tale non è abile e idoneo per qualche lettura più impegnativa. E’ invece vero che chi è abituato ad affondi impegnati talvolta possa gradire anche quelche cosa di disimpegnato, ma elegante, divertente, intelligente.

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