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IL MIO THOREAU: COSA RESTA OGGI DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE

Thoreau

Di Leonardo Caffo

La faccio breve. Ho diciassette anni e sono deciso: studierò legge a Catania, la mia città. Poi, mio padre, mi regala uno dei suoi libri – convinto che la mia decisione non fosse poi così ponderata. Era Walden: o della vita nei boschi di Thoreau. Un anno dopo sono a Milano per studiare filosofia e quel libro, nella prima edizione tascabili della BUR, ha continuato a viaggiare con me fino al dottorato qui a Torino. In un libro che è un diario su un biennio passato sulle rive di un lago Thoreau, con un piede nel trascendentalismo e l’altro nel pensiero anarchico, è in grado di esprimere il senso ultimo della filosofia invertendo, de facto, il motto: primum vivere deinde philosophari. Senza scissioni tra vita e filosofia, in un unico movimento del pensiero, il filosofo americano affronta alcune grandi questioni: dalla disobbedienza civile all’ecologia, dall’animalismo al problema della creazione divina, dalla bontà della natura alla necessità del rafforzamento delle società ai danni dello stato.

Durante i primi anni di università ho studiato logica, parecchia filosofia del linguaggio e filosofia della scienza. Mai sentito pronunciare il nome di Thoreau ma mi sembrava che tutta questa palestra intellettuale mi sarebbe servita, un giorno, per affrontare quel libro, ormai distrutto dalle centinaia di letture, per esplorarlo attraverso una mia personale lettura. Non mi sento ancora del tutto pronto – anche se sono passato a occuparmi di etica e filosofia teoretica: linguaggi con cui Thoreau, critico nei confronti della filosofia fine a se stessa, sarebbe stato di sicuro più simpatizzante. Ma grazie a una comunità di amici romani, che hanno deciso di invitarmi a Roma – Città dell’altra economia il 26 di questo ottobre – è arrivato il momento di provare a ridare a Thoreau quello che lui, inconsapevolmente e tramite mio padre, ha dato me: il senso di libertà. Ringrazio Andrea Pollastri per avermi chiesto di presentare in questa sede, brevemente, di cosa discuterò. Il titolo dell’incontro è “Il mio Thoreau: cosa resta oggi della disobbedienza civile” e gli organizzatori sono gli splendidi attivisti del “Coordinamento antispecista”.

Thoreau 2

Come sappiamo, nel 1849 e nel 1854 H. D. Thoreau pubblica, rispettivamente, Disobbedienza Civile e Walden,  due opere in cui vengono isolati diversi argomenti in favore dell’ecologia, dell’antispecismo, dell’anarchia e della disobbedienza civile. E proprio la disobbedienza civile, come atto di dissenso nei confronti dello status quo, sembra essere il filo conduttore di ogni pagina del filosofo americano. Ciò che cercherò di fare, io, con l’umiltà di chi si confronta con un proprio punto di riferimento è porre, innanzitutto, delle domande: come possiamo interpretare oggi questa pratica e cosa ha a che fare con l’animalismo, l’anarchia e la politica contemporanea? Possiamo fare del nostro corpo uno strumento di lotta? E può l’individuo, da solo, fare delle proprie scelte uno strumento rivoluzionario? Attraverso una rilettura contemporanea di Thoreau, e dei suoi argomenti, credo sia possibile comprendere cosa resti oggi della disobbedienza civile e che ruolo questo particolare tipo di azione potrà avere per i movimenti politici e le comunità del futuro. Personalmente, spero, sia solo la prima volta in cui ridò a Thoreau ciò che si merita: se un giorno sarò in grado lo ringrazierò di quel libro stropicciato con un altro in suo onore.

Casa bosco thoureau

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5 commenti

  1. […] Continua la lettura su Eidoteca.  […]

  2. Giovanni Savoini Manizzi ha detto:

    anche io sono rimasto folgorato … sulla via dei boschi. <thoreau è un autore che mi ha suggestionato fin dalla prima lettura. spero proprio di rileggerlo presto e di poter leggere l'intervento di leonardo, prima o poi

  3. nousmc ha detto:

    mi segno la data 😉

  4. simona ha detto:

    che bello riceverlo in dono dal proprio padre. io l’ho regalato qualche volta, a delle persone che pensavo potessero capire. non sempre è stato accolto come io speravo. ma continuerò a regalarlo! occorre seminare buoni semi, sempre.

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