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I “FRA MARTINO” DEL TERZO MILLENNIO: Giovani impegnati a salvare l’arte campanaria manuale

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Di Maria Orsola Castelnuovo

La Diocesi di Milano vanta un’associazione che da oltre cinque anni si preoccupa di ripristinare il suono manuale delle campane che ancora trovano posto sulle torri delle chiese, oppure di continuare a conservarlo là dove non si è ancora sostituito completamente con quello elettrificato e pertanto vigono le corde e le tastiere, a testimoniare un’epoca che andrebbe del tutto concludendosi se non ci fosse appunto l’intervento di questi sostenitori della tradizione.

Quando si parla di tradizione, subito viene allo spirito la massa folcloristica dei vecchietti che, alle sagre di paese in costume più o meno autentico, espletano attività artigianali ormai fuori uso; oppure gruppi di giovani, ugualmente in costume, che ballano e cantano per revocare qualcosa che però resta molte volte legato allo spettacolo ed è quindi privo di sostanza.

Nel caso dei campanari ambrosiani, le circostanze sono diverse. Da rilevare è un dato di fatto importante e per qualcuno forse inatteso: i componenti dell’associazione, vale a dire i Fra Martino del terzo millennio, sono giovani che cercano di carpire più possibile l’esperienza, la maestria, l’abilità dei campanari storici ancora reperibili.

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Sono loro stessi a spiegare che la Federazione Campanari Ambrosiani è un’associazione culturale, senza fini di lucro, voluta da campanari attivi in diverse realtà sparse per la Diocesi di Milano dove la loro presenza costante, unita alla sana passione e alla sensibilità locale, ha miracolosamente salvato alcuni campanili dall’eliminazione di corde e tastiere. La costituzione ufficiale è avvenuta il 7 febbraio 2009 a Nerviano (Mi) anche se l’idea portante ha preso forma concretamente in occasione del servizio campanario prestato il 7 dicembre 2008 presso la Basilica di Sant’Ambrogio, chiesa madre della diocesi. Ad incoraggiare la loro attività, oltre a numerosi parroci, è il cardinale Dionigi Tettamanzi, che li accompagna quando possibile nelle loro manifestazioni.

La fotografia qui di seguito ritrae appunto il gruppo con il cardinale a Verego Zoccorino.

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Scorriamo insieme l’elenco degli scopi di questo sodalizio:

  1. Valorizzare e tutelare gli interessi religiosi, sociali, etno-culturali e morali dell’Arte Campanaria, in special modo quella Ambrosiana con una particolare attenzione verso i gruppi di campanari esistenti che perpetuano attivamente la tradizione di suono manuale;

  2. Collaborare con tutti gli Enti religiosi e civili, associazioni e privati interessati al recupero e alla tutela dell’arte campanaria;

  3. Promuovere corsi di formazione, convegni, scambi culturali, manifestazioni, concerti e pubblicazioni per il rilancio del suono manuale delle campane e la tutela dei concerti storici;

  4. Censire il patrimonio campanario del territorio locale e delle altre realtà limitrofe affinché sia considerato come patrimonio storico-culturale e conservato nel migliore dei modi per la fruibilità dei posteri;

  5. Collaborare con il clero e le parrocchie per il recupero del suono manuale sui concerti elettrificati di maggior valore e pregio artistico, promuovendo l’istallazione del “doppio sistema”, cioè rimettendo corde e tastiera accanto ai motori già esistenti per promuovere la fruibilità al fine di consentire la rinascita dell’arte campanaria in loco;

  6. Sviluppare ricerche sulle multiformi tradizioni locali del suono ambrosiano, affinché questo patrimonio etno-antropologico non vada disperso;

  7. Fornire consulenza disinteressata su problemi che riguardano le campane.

Si sono riuniti in Federazione, per avere maggiore forza e per mettere a disposizione la competenza anche a chi si è avvicinato da poco a quest’arte, com’è il caso di Gianni Roda, quattordicenne, campanaro ufficiale della chiesa parrocchiale di San Giorgio a Corneno di Eupilio, che ha contattato il gruppo di sua propria iniziativa e già da due anni ne fa parte.

La collaborazione consente di superare le difficoltà oggettive che il singolo si troverebbe ad affrontare e inoltre tutela l’operato di ciascuno, grazie alla veste ufficiale. I componenti basano infatti la propria attività su un regolare statuto, che li vincola, ma anche conferisce loro una certa autonomia d’azione all’interno delle parrocchie, relativamente alla manutenzione delle torri campanarie con i loro strumenti, e all’organizzazione delle manifestazioni concertistiche, a cui partecipano in gruppo.

Hanno per esempio ripristinato in più località il concerto tradizionale della festa del patrono conferendogli il valore di un vero e proprio evento musicale, pubblicizzato attraverso tutti i mezzi d’informazione, cartacei, audiovisivi e in rete, oltre che con manifesti e locandine.

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Quando si è introdotto il suono a congegno elettrico, ecco che in molti campanili tutti gli accessori che servivano al suono manuale, considerati ormai superflui, sono stati asportati dalle ditte appaltatrici, che hanno così tutelato gli interventi di manutenzione e scoraggiato nel contempo i tentativi di ritorno alla tradizione originale.

Ora, per la reintroduzione dei concerti a mano si è provveduto in qualche caso a rifare la tastiera ad opera degli stessi campanari aiutati da volontari..

Ricordiamo che il suono prodotto a mano è morbido, seguito da leggera eco, in contrasto a quello secco e metallico del sistema elettrificato.

Il funzionamento è questo: la tastiera ha cinque tasti, larghi abbastanza da potervi pestare sopra con la mano aperta o chiusa a pugno. Ogni tasto è collegato al batacchio di una campana per mezzo di un filo metallico, che lo trattiene alla distanza di circa dieci centimetri; esso va a colpire la campana da quella distanza, quando si percuote il tasto a cui è collegato. In questo modo si può ottenere un ritmo veloce, adatto ad un concerto. Suonando a corda, la campana dovrebbe fare l’intero giro e le note si succederebbero lentamente o verrebbero sovrapposte, come infatti accade nel normale scampanio. Naturalmente è necessario suonare in cuffia, per evitare di danneggiare l’orecchio.

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L’introduzione di congegni elettrici per suonare le campane prese il via negli anni ’50 del secolo scorso, ma la storia della campana come strumento di segnalazione e richiamo data di duemila anni prima di Cristo e parte dall’Oriente: Cina, India e in seguito Egitto.

Fino a pochi decenni orsono, oltre a richiamare i fedeli alle celebrazioni liturgiche con suoni diversi secondo l’occasione, la campana della parrocchia aveva altresì un ruolo sociale significativo: c’era un’apposita campana, di solito la Quarta, a scandire la giornata contadina, con l’Ave Maria del risveglio alle 4.30, l’Angelus Domini a mezzogiorno e l’Ave Maria della chiusura di giornata, al tramonto. Chiamava a soccorso in caso d’incendio o altra calamità; scongiurava la grandine appena ne appariva la minaccia, rompendo i magnetismi atmosferici. Al suono, ogni donna di casa poneva nel mezzo del cortile gli attrezzi del focolare, möja e bernacc, a forma di croce, sovrastati dal ramo d’ulivo ricevuto la domenica prima di Pasqua, e sapeva che ogni altra donna, in ogni altro cortile, stava compiendo il medesimo rito, sentendosi in questo modo parte di una comunità che aveva fede ed avrebbe dato efficacia al gesto Inoltre, Il rintocco della campana era sentito come benvenuto, dal viandante quando entrava al paese; e come saluto da chi vi si allontanava. Suonava regolarmente con cadenza mensile ad annunciare l’arrivo dell’esattore comunale e l’avviso era subito riconosciuto: di casa in casa si passava la voce ”Gh’è l’esattuur”. Ancora, chiamava a raccolta gli offerenti quando c’erano aste al ribasso per gare d’appalti pubblici. Leggiamo in alcuni documenti: “Dopo il suono della campana, i rappresentanti delle ditte concorrenti all’asta si sono radunati al Municipio e hanno dato il via alle offerte”.

Alcuni di questi ruoli vengono ancora compiuti, come quello del risveglio (che si è spostato negli anni ad ora sempre più tarda) e del mezzogiorno: esistono famiglie che interrompono qualunque incombenza per recitare l’Angelus Domini, che tanti artisti ha ispirato, e il mezzogiorno continua così ad essere un momento in cui ci si sente parte di un’assemblea, di un’ecclesia.

Il venerdì pomeriggio, la campana ricorda il Sacrificio e tale rito fu introdotto da Sant’Antonio Maria Zaccaria, fondatore dei Padri Barnabiti. Infine, ci avverte quando un nostro fratello lascia la vita terrena, per risorgere a quella nuova e definitiva.

I campanari si rendono conto di non avere soltanto un ruolo ricreativo e festoso e tengono altresì a precisare che le campane “non sono solo uno strumento di richiamo dei fedeli alla Santa Messa, ma su ciascuna è scritto un pezzo di storia: storia di Fede e sacrifici della popolazione, gare campanilistiche tra le comunità, storie centenarie che ogni campana racconta con le sue iscrizioni, con la sua voce.”

Vorremmo ricordare ad esempio che nel 1942, si decretò che le campane fossero requisite, insieme alle cancellate metalliche presenti su tutto il territorio nazionale, per essere fuse e farne cannoni. Molte furono salvate con stratagemmi ideati dai parroci, come la sepoltura nei campi adiacenti la chiesa, altre furono ricuperate alla fine della guerra e non erano state fuse. Nelle fotografie seguenti abbiamo la dimostrazione di quale patrimonio sarebbe andato perso se tutte avessero seguito la sorte loro destinata e purtroppo però gran parte di questo patrimonio se n’è andata così, per un obiettivo che non doveva essere comunque raggiunto.

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E’ da precisare che prima della collocazione di nuove campane sulla torre – operazione che avveniva attraverso un sistema di paranchi, in clima di grande festa per tutti i parrocchiani – ciascuna era benedetta e battezzata col nome di un santo; aveva perciò una madrina di battesimo che era citata in un documento ufficiale insieme alla descrizione dell’iconografia e delle iscrizioni sul bronzo. Leggiamo come esempio ciò che si scrive relativamente ad una delle cinque campane del concerto della chiesa di San Giorgio a Corneno di Eupilio, già menzionata:

Terza campana. Nota nominale: Fa 3. Iconografia: Calvario, S. Giuseppe, Sacro Cuore di Gesù, S. Sebastiano, S. Luigi Gonzaga, S. Lorenzo. Iscrizione: VOCE TUA FIDEM IN CORDIBUS CORROBORA / NIMBOS FUGA / AGRICOLARUM LABORES LEVA. (Con la tua voce, rendi viva la fede nei cuori, scaccia i nembi, allevia le fatiche dei contadini). Madrina: Angela De Paoli Ratti. Nome imposto: Franciscus, Francesco.

Tutto questo lavoro decorativo era fatto per abbellire ed impreziosire strumenti che poche persone avrebbero poi avuto l’opportunità di vedere da vicino, così come Proust dice a proposito di decorazioni sulle sommità di cattedrali, che lo sguardo umano non riuscirà mai a raggiungere. Importante è dunque il lavoro di censimento che i campanari ambrosiani stanno facendo: fotografano l’insieme e poi ogni singolo elemento decorativo, perché, tengono a precisare,

Questo immenso patrimonio giace nascosto sui campanili dei nostri paesi e delle nostre città, spesso ignorato dagli stessi parrocchiani ed udito solo distrattamente. La Federazione Campanari Ambrosiani vuole promuovere, attraverso questo censimento sistematico di tutte le torri campanarie, la riscoperta dei sacri bronzi storici per una loro valorizzazione e conservazione.”

Ecco che grazie a loro tutti possono partecipare di queste bellezze almeno vedendole attraverso illustrazioni, se non toccandole con mano. In effetti i campanari possono essere considerati dei privilegiati; oltretutto, mentre operano, si godono vedute che dal basso si possono solo, forse, immaginare.

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Fotografie di Federazione Campanari Ambrosiani e Maria Orsola Castelnuovo 

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