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PAROLARIO 2013: INTERVISTA AL FILOSOFO SALVATORE VECA

Veca intervista Parolario

Intervista a cura di Andrea Pollastri

Gentile Professor Salvatore Veca, vorrei iniziare questa intervista facendole leggere l’ intervento di un giovane filosofo, Diego Fusaro, alla domanda da parte di un giornalista circa l’utilità di una laurea in filosofia, dello studio e della pratica della filosofia.

Dice Diego Fusaro: «Quando mi chiedono “a cosa serve” una laurea in filosofia, rispondo: “a non fare domande come queste”. E se dico che faccio il filosofo – che è quello che faccio, filosofo e storico della filosofia – per molti è come se dicessi che faccio l’astronauta: la reazione è tra l’incredulità e la supponenza. Perché questo luogo comune che sia una materia inutile, oltre che sbagliato, è duro a morire. E non per caso: oggi chi mette in discussione il sistema è una figura scomoda». Cosa ne pensa?

La risposta di Diego Fusaro alla leggendaria domanda a proposito dell’utilità della filosofia è appassionata ma insoddisfacente. Perché ha senso solo nella prospettiva di chi si impegna nella ricerca filosofica per mettere in discussione il sistema. Ed è convinto di essere una figura scomoda. Ho ricevuto molte volte nella mia lunga vita accademica la leggendaria domanda. Ho cercato di cavarmela in vari modi. A cosa serve Mozart? La filosofia è una sorta di adolescenza dell’intelletto e contribuisce alla maturità riflessiva delle persone. Un mondo senza filosofia sarebbe più povero. Alla fine, la mia riposta standard è divenuta, a sua volta, una domanda: quanto siete disposti a pagarmi perché vi dica la verità sulla faccenda misteriosa?

 Fusaro Parolario

Di fronte alla Crisi economica epocale che stiamo vivendo agli occhi di molti la filosofia può apparire come un’inutile perdita di tempo o un esercizio intellettuale sterile, in particolare le filosofie più speculative, più legate ai dibattiti ontologici e metafisici della tradizione continentale. I filosofi – quando non si trasformano in sociologi o in politologi o in economisti – possono apparire sempre di più come figure bizzarre e anacronistiche, buone nel migliore dei casi per eleganti dibattiti ristretti e autoreferenziali interni a un’ élite accademica slegata dalle urgenze del presente. Cosa può dare la filosofia all’uomo d’oggi? E come cambia la filosofia di fronte alla Crisi?

Durante la grande crisi del ’29 nel secolo scorso le ricerche filosofiche hanno conseguito esiti straordinari nell’ambito dell’epistemologia, dell’analisi del linguaggio, della fenomenologia e dell’esistenzialismo. Vi sono filosofi che si sono misurati con le urgenze del loro presente e hanno cercato di pensare la crisi, e filosofi che hanno esplorato strutture concettuali astratte in modi audaci e innovativi. La filosofia, dopo tutto, è una disciplina umanistica, come ci ha insegnato il grande filosofo inglese Bernard Williams. Basta pensare, in proposito, all’avventura intellettuale e umana di Ludwig Wittgenstein in cui si intrecciano in modo esemplare il senso della crisi di un’epoca e la passione per la chiarezza e la serietà del pensiero.

L’immaginazione è la pazza di casa”. Questa è una citazione tratta da La ricerca della verità di Nicolas de Malebranche. Come introduzione al suo intervento all’edizione 2013 di Parolario lei afferma: “il filosofo può essere un lucido esploratore di connessioni o un sensibile coltivatore di memoria… pratiche intellettuali distanti, ma non incompatibili, tenute insieme dall’immaginazione, la facoltà forse più propria della ricerca filosofica”. Quanto è importante l’immaginazione nella speculazione critica e razionale? Caratteristiche che, come ci hanno da sempre insegnato, delineano e rappresentano quella che è considerata la filosofia e il filosofare?

Rigore concettuale, disciplina metodica, atteggiamento critico e coerenza argomentativa sono pezzi essenziali nella scatola degli attrezzi di chi fa filosofia. Chi non ha padronanza nel maneggiarli può fare al massimo esercizi di sofia, ma non di filosofia, come amava dire il vecchio Willard Van Orman Quine. Ma senza che si metta in moto l’immaginazione filosofica, non c’è storia. Uno può certo divenire un feticista del metodo, che padroneggia in modo impeccabile. Ma il punto centrale è che il metodo è comunque uno strumento indispensabile per risolvere o gettar luce su ciò che fa problema. E perché qualcosa assuma la natura di un problema o di una questione o di una domanda specificamente filosofica, bisogna che sia immerso in uno spazio di possibilità alternative. L’immaginazione, la pazza di casa di Malebranche, abita esattamente nella casa delle possibilità. Una casa che ha il tocco architettonico leibniziano.

Liebniz

Cartesio, all’inizio del Discorso sul metodo, parla del buon senso o ragione come quella cosa meglio distribuita al mondo, la capacità di discernere il vero dal falso, di giudicare rettamente. Ma il filosofo francese, padre della razionalità, avverte che non basta avere un buon ingegno, l’essenziale è applicarlo bene. Questa è una cosa che non è giudicata impossibile. E’ una cosa che si può imparare. Imparare a riconoscere “Il metodo” adatto per raggiungere la verità, evitando falsità. Può, la filosofia, aiutare nella ricerca del metodo corretto? Aiutare nello sviluppo di quella virtù che Aristotele definì Phronesis, saggezza, la capacità umana del dirigere bene la propria vita, del deliberare correttamente intorno a ciò che è bene o a ciò che è male per l’uomo?

Cartesio era convinto che si dovesse adottare un insieme di regole ad directionem ingenii o un metodo per rintracciare la verità. Penso che abbia ragione, ma non sono disposto ad accettare che vi sia a disposizione un singolo metodo. Penso piuttosto a una varietà di metodi per il rintraccio di verità e validità in differenti ambiti. La questione della phronesis è differente. Ha a che vedere con i modi in cui condurre riflessivamente una vita buona. Ma anche in questo caso, favorisco una prospettiva pluralista sulle ragioni di eleggibilità di una vita buona. Dopo tutto, Aristotele aveva un singolo modello di eudaimonia che sicuramente incentiva il narcisismo dei filosofi ma non rende giustizia alla varietà dei modi in cui le persone cercano di realizzare se stesse.

 Cartesio Descartes

Quali sono i filosofi viventi e in attività che rimarranno nella storia della filosofia (se ce ne sono)? Quali sono i filosofi attuali più sottovalutati e quali i più sopravvalutati? E quali sono i nodi filosofici fondamentali che saranno ricordati nella manualistica futura come i caratteri essenziali del dibattito filosofico di fine XX e inizio XXI secolo?

Penso che filosofi e filosofe viventi che lasceranno impronte siano, fra gli altri, Thomas Nagel, Juergen Habermas, Derek Parfit, Martha Nussbaum, Amartya Sen, Saul Kripke, Hilary Putnam. Lasciando stare i sotto o sopravvalutati, sono convinto che i manuali futuri dedicheranno alcuni capitoli alle questioni della mente, della coscienza e del cervello, dell’intelligenza artificiale, della bioetica e della giustizia globale.            

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2 commenti

  1. ricardinho2905 ha detto:

    Tutti i temi che troveremo o dovremmo trovare nei manuali futuri ( questioni della mente, della coscienza e del cervello, dell’intelligenza artificiale, della bioetica e della giustizia globale…) sono già disponibili leggendo un breve ma intenso ed esaustivo librino verde: Riduzionismo e Oltre del non citato Filosofo Luigi Lombardi Vallauri.

  2. thesmanpost ha detto:

    L’ha ribloggato su The Sman Poste ha commentato:
    molto interessante questo articolo sulla filosofia…

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